Il SAMP-T italiano per coprire le falla della macchina da guerra israelo-statunitense?
L'annuncio di Crosetto rivela le difficoltà dello scudo aereo di Israele e USA: i costi insostenibili e le scorte esaurite nella guerra d'attrito con l'Iran
di Giulio Pizzamei*
"Tutti i Paesi del Golfo ci hanno chiesto aiuto in questo momento. L'Italia sta vedendo come poterli aiutare, sia dal punto di vista degli assetti che possono essere dati, sia vagliando anche con che sistema giuridico farlo.” Queste le parole del ministro della difesa Crosetto, con cui annuncia l'intenzione del governo italiano di inviare attrezzature militari agli stati arabi in difesa dagli attacchi iraniani. Non della generica attrezzatura militare come munizioni d’artiglieria, mezzi di trasporto, accessori da fanteria; un sistema di difesa antiaereo, il SAMP-T, capace di intercettare anche missili balistici. Questa intenzione nata apparentemente dal nulla è uno dei segni delle tante criticità che circondano l'aggressione israelo-statunitense allo stato islamico. In particolare la richiesta al governo italiano di un sistema di difesa missilistico come il SAMP-T, già avvolto da dubbi sulla sua efficienza dopo il dispiegamento sul fronte ucraino, mostra una sorprendente ma non inaspettata incapacità da parte delle forze armate israelo-statunitensi di difendersi dagli attacchi missilistici iraniani in una guerra d’attrito. La questione era già sorta durante la “guerra dei dodici giorni”.
La Cnn ha riportato che durante il breve conflitto di giugno 2025 le forze statunitensi hanno consumato un quarto delle loro scorte di missili intercettori avanzati THAAD e, mentre sulle scorte israeliane vige un rigoroso e imposto silenzio, è perfettamente plausibile supporre che siano state messe a dura prova. I missili intercettori, pilastri portanti dei sistemi di difesa antimissile, richiedono performance molto più tecnologicamente esigenti rispetto alle loro controparti offensive in quanto non solo necessitano di poter raggiungere velocità elevate nel poco tempo disponibile per l’intercettazione, ma devono anche essere abbastanza agili per correggere eventuali cambi di traiettoria del loro bersaglio. Questo li rende complicati da produrre in massa, solitamente con grandi tempi d’attesa fra il piazzamento di un ordine e la consegna effettiva dello stesso. Soprattutto, dati questi stretti requisiti, il costo dei singoli missili e delle piattaforme di lancio è straordinariamente alto, perfino in confronto ai missili offensivi che sono costruiti per neutralizzare. Un missile iraniano di tipo Shahab-3, capace di raggiungere velocità fino a sette volte la velocità del suono, ha un costo stimato di circa tre milioni di dollari statunitensi per unità, che unito ai 10/15 milioni stimati per la piattaforma di lancio diventa un prezzo comparabile con la maggior parte delle sue controparti occidentali. Per il missile Aster 30, la preziosa munizione cuore del sistema franco-italiano SAMP-T, il prezzo varia dai due ai tre milioni di dollari, il che sembrerebbe rendere equo il campo di battaglia, fino a che non si considerano il prezzo della piattaforma di lancio (fino a 500 milioni di dollari) e l’attuale quantità di missili intercettori necessari per neutralizzare una minaccia come un missile balistico. Su carta un missile intercettore come l’Aster 30 dovrebbe avere un’efficienza nel suo compito del 90/95% ma le recenti esperienze nelle varie fasi del conflitto tra Iran e Israele suggeriscono che, anche per sistemi avanzati come il David’s Sling israeliano, questo numero sia più realisticamente vicino all’80%.
Il tasso di successo di questi sistemi dipende molto dalle condizioni in cui vengono utilizzate e dai bersagli che devono neutralizzare.Per un semplice missile a corto-medio raggio solitamente sono sufficienti uno o due missili intercettori mentre, quando il bersaglio da colpire è un avanzato missile ipersonico ad alta manovrabilità come l’iraniano Emad, il numero di intercettori richiesti aumenta esponenzialmente.
Sono già stati pubblicati video di attacchi degli scorsi giorni in cui, per il relativamente basso numero di due o tre missili iraniani, sono stati lanciati più di venti intercettori, un ritmo decisamente non sostenibile a lungo termine. Queste vulnerabilità, unite all’enorme costo e alla difficoltà di rimpiazzare le piattaforme di lancio, rendono i sistemi di difesa missilistici non adatti a guerre d’attrito come quella in cui si sta trasformando il conflitto israelo-iraniano, costringendo le forze armate israeliane e statunitensi a cercare soluzioni temporanee per la difesa dei loro cieli mentre cercano un’alternativa economicamente sensata e attuabile.
L’attuale governo italiano sembra essere una delle soluzioni temporanee, disposto a cedere preziosi sistemi militari nonostante gli scarsi (se non nulli) vantaggi di cui gioverebbe in caso di riuscita applicazione sul campo.
*Studente alla scuola di giornalismo Lelio Basso

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