Ilva, la fine delle cazzate neoliberiste

10239
Ilva, la fine delle cazzate neoliberiste

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE



di Dante Barontini - Contropiano
 

Ilva e Alitalia, Fca in fuga, Whirlpool ed Embraco, e poi altri mille “tavoli di crisi” che disegnano il tramonto del sistema industriale italiano. Chi si concentra solo sulle notizie del giorno – “è colpa di chi ha messo in discussione lo ‘scudo legale’”, “non si cambiano le regole in corso d’opera”, “ArcelorMittal voleva solo 5.000 esuberi e ha giocato sporco”, ecc – è destinato a non vedere luce.


O, come si dice ragionando seriamente, a guardare l’albero e non vedere la foresta.


C’è un paese che sta affondando nella de-industrializzazione, senza peraltro avere mai costruito un modello di sviluppo alternativo, senza aver programmato e incentivato qualcosa di diverso.


Le colpe vanno equamente divise tra una classe imprenditoriale di inqualificabile viltà e una classe politica, se si può, anche peggiore. Entrambe, davanti alla costruzione europea che toglieva sovranità alle scelte economiche, hanno reagito fuggendo. Gli imprenditori girando i loro profitti nella finanza speculativa, i politici – tutti, nessuno escluso, e quelli parafascisti per primi (da Berlusconi a Salvini) – accettando I diktat europei, spogliandosi di qualsiasi responsabilità e rifugiandosi nella bolla della “comunicazione”. Ossia nella menzogna professionale.


Da quasi trenta anni, dagli accordi di Maastricht in poi, la “politica industriale” di tutti i governi è consistita in privatizzazioni e soldi a pioggia alle imprese. Ossia in “regali industriali” – da Telecom a Italsider, ad Autostrade – accompagnati da generose “dazioni” liquide (sotto forma di decontribuzione, finanziamenti a fondo perduto, taglio del cuneo fiscale), oltre che da politiche criminali sul lavoro (precarietà contrattuale legalizzata, allungamento dell’età lavorativa, eliminazione delle tutele dei lavoratori, deflazione salariale, complicità di CgilCislUil). Ma accettando sempre la tagliola del “divieto agli aiuti di Stato” imposta dall’Unione Europea.


Di fatto, sono state consegnate alle imprese le chiavi dello sviluppo o della morte del paese.


E le imprese hanno fatto i loro affari ognuna chinata soltanto sul proprio profitto a breve termine – “i mercati” valutano le relazioni trimestrali, mica le prospettive strategiche – e sul calcolo costi/benefici (tra costo del lavoro, incentivi a pioggia, efficienza delle infrastrutture, politiche fiscali nazionali, ecc).


Inevitabile, dunque, che decidessero per la morte, ponendo ogni volta il ricatto con modalità mafiose: “o ci date mano libera o ce ne andiamo da un’altra parte”.


C’erano una volta i lavoratori che si trasferivano là dove c’erano le industrie, con la valigia di cartone legata con lo spago. Oggi sono le imprese multinazionali a viaggiare spostando linee di montaggio e casseforti gonfie di soldi.


Da questa condizione storica non si esce con misure una tantum, con un finanziamento in più e neanche con una “partecipazione pubblica” nei casi più disperati (dopo anni, è arrivato a chiederla – per la sola Ilva – persino il segretario della Cgil!).


Di fronte alla dimensione del disastro, economico e sociale, c’è bisogno di una visione e di una programmazione di lungo periodo. C’è bisogno di decidere che cosa produrre e come farlo. C’è bisogno di investire in barba a qualsiasi “patto di stabilità europeo”, perché un paese di 60 milioni di persone non può accettare di finire nel baratro della Storia solo per rispettare “regole” scritte per favorire altri sistemi industriali, altri paesi e altre multinazionali.


Abbiamo provato già a dirlo: nazionalizzare si deve, ma al punto cui siamo arrivati neanche questo basta più.


Occorre un progetto strategico che solo una diversa visione del mondo e della produzione può assicurare.


Senza cadere negli slogan da “massimi sistemi”, si tratta di prendere atto che il capitalismo neoliberista non funziona più e va superato prima che esploda seminando, come sempre nella Storia, morte e distruzione.


In questo paese, in quest’area del mondo, in tutto il mondo.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

L'esito catastrofico del vertice di Pechino di Giuseppe Masala L'esito catastrofico del vertice di Pechino

L'esito catastrofico del vertice di Pechino

Ecco il piano israeliano per una nuova (imminente) Nakba a Gaza di Michelangelo Severgnini Ecco il piano israeliano per una nuova (imminente) Nakba a Gaza

Ecco il piano israeliano per una nuova (imminente) Nakba a Gaza

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Il paravento perfetto per gli ipocriti dell'UE di Paolo Desogus Il paravento perfetto per gli ipocriti dell'UE

Il paravento perfetto per gli ipocriti dell'UE

Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione di Alessandro Mariani Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione

Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione

La risposta di Lavrov alle minacce di Lituania e NATO di Marinella Mondaini La risposta di Lavrov alle minacce di Lituania e NATO

La risposta di Lavrov alle minacce di Lituania e NATO

La violenza sistemica di Israele di Giuseppe Giannini La violenza sistemica di Israele

La violenza sistemica di Israele

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti