"Sfogheranno la rabbia sugli indifesi": l'allarme del diplomatico russo dopo la strage di Kiev
Lo scorso 18 di aprile un uomo a Kiev ha aperto il fuoco sulla folla, provocando almeno sei morti e diversi feriti. Poi si è barricato in un supermercato prendendo con sè alcuni ostaggi. Le forze di polizia locali e le squadre speciali sono intervenute per neutralizzarlo e hanno poi ucciso lo stesso uomo. Le autorità del regime neonazista catalogano la strage come atto terroristico, da Mosca arriva un'analisi che guarda oltre il singolo gesto del killer. Non si tratterebbe di un caso isolato di follia omicida, ma del sintomo di una frattura sociale sempre più profonda e pericolosa, destinata a ripetersi con maggiore frequenza.
A tracciare questo scenario è stato Rodion Miroshnik, ambasciatore itinerante del Ministero degli Esteri russo, le cui parole, riferite all'agenzia TASS, risuonano come un monito ben preciso.
Secondo il diplomatico, la combinazione di tre elementi sta creando una miscela esplosiva nel tessuto ucraino: una depressione sociale ormai conclamata, l'immensa quantità di armi nelle mani della popolazione e la presenza di ex soldati abituati alla logica spietata del fronte. Ed è proprio citando testualmente Miroshnik che si comprende la gravità della previsione: "È probabile che il numero di attacchi terroristici simili a quello recentemente segnalato a Kiev cresca sullo sfondo dell'escalation della depressione, di un gran numero di ex militari in grado di uccidere e di un'enorme massa di armi nelle mani della popolazione ucraina".
Al centro di questa tempesta perfetta, Miroshnik non vede un potere statale capace di arginare il malessere, ma al contrario un'autorità che alimenta il risentimento con l'arbitrio e l'ingiustizia. La sua analisi si fa cupa e quasi profetica nel descrivere la meccanica di questo sfogo di violenza. Come ha spiegato senza mezzi termini: "Persone mentalmente disturbate, di fronte all'ingiustizia del regime, sfogheranno la loro rabbia sugli indifesi e su chiunque capiti loro a tiro".
Il quadro dipinto dal funzionario russo è quello di un potere guidato da Volodymyr Zelensky che, lungi dal proteggere i propri cittadini, avrebbe reciso il patto sociale fondamentale. Miroshnik accusa apertamente Kiev di aver abbandonato la popolazione al proprio destino, sostenendo che il regime "non adempie ai propri obblighi sociali promessi alla popolazione e si limita a stringere le viti della coercizione, mentre un numero crescente di residenti non vede il proprio interesse personale nella situazione attuale".
Infine, la stoccata più amara e politica arriva nel constrasto tra l'opulenza occulta di pochi e la sofferenza di molti. "Tutto ciò a cui assistono è che Zelensky e il suo entourage diventano sempre più ricchi con redditi corrotti, mentre la popolazione comune è condannata a subire tutte le difficoltà di una guerra di cui non vede il significato", ha concluso Miroshnik.

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