La Cina ribadisce e aumenta il sostegno al Venezuela di fronte alla minacce USA

Pechino alza il livello dell'impegno, trasformando il sostegno politico in un argine contro l'interventismo USA

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La tensione nel Mar dei Caraibi continua a salire, mentre la Cina rafforza pubblicamente il suo sostegno diplomatico al Venezuela di fronte alle reiterate minacce militari statunitensi. In un messaggio inequivocabile, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha ribadito la ferma opposizione di Pechino a "qualsiasi azione che violi i principi della Carta delle Nazioni Unite" e ad ogni "ingerenza di forze esterne negli affari interni del Venezuela sotto qualsiasi pretesto". Parole che suonano come un diretto monito alle dichiarazioni dell'amministrazione Trump.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha infatti annunciato, nel quadro dell'operazione "Lanza del Sur", che attacchi terrestri contro presunti cartelli della droga all'interno del territorio venezolano potrebbero iniziare "molto presto". Una escalation verbale e operativa che Caracas ha definito una "minaccia senza precedenti" alla stabilità regionale e alla propria sovranità, denunciando un piano volto a provocare un violento cambio di governo.

In questo contesto, la diplomazia cinese si muove su un doppio binario. Da un lato, attraverso i canali ufficiali, invita tutte le parti a evitare un'ulteriore escalation e a difendere lo status dell'America Latina e dei Caraibi come "zona di pace", dichiarato dalla CELAC nel 2014. Dall'altro, consolida l'alleanza strategica con Caracas attraverso contatti diretti ad alto livello. Il ministro degli Esteri venezuelano, Yván Gil, ha riferito di aver ricevuto un messaggio dal suo omologo cinese, Wang Yi, che ha confermato il "supporto incrollabile" della Cina alla lotta del Venezuela per la difesa della sovranità.

La partnership tra Pechino e Caracas, definita da Gil "solida e senza scadenza", rappresenta un pilastro fondamentale per il governo di Nicolás Maduro, offrendo uno scudo diplomatico di primo ordine. L'incontro del ministro venezuelano con l'ambasciatore cinese a Caracas, Lan Hu, conferma l'intenzione di rafforzare ulteriormente questa intesa strategica.

Il sostegno a Caracas, tuttavia, non arriva solo da Pechino. Un fronte diplomatico significativo, che include anche governi della regione come Messico, Colombia e Brasile e la Russia, si è più volte espresso in difesa della sovranità venezuelana e contro interventi esterni, delineando una netta frattura nell'approccio alla crisi. Mosca, alleato storico e militare di Caracas, ha costantemente condannato quelle che definisce "azioni aggressive" da parte degli Stati Uniti, allineando la sua denuncia a quella cinese sui principi di non ingerenza.

La postura di Pechino e degli altri sostenitori di Maduro si inquadra in una più ampia contestazione dell'egemonia statunitense nell'emisfero occidentale e in una difesa rigorosa dei principi di sovranità nazionale. Mentre Trump estende le sue minacce anche ad altri paesi sudamericani, avvertendo che qualsiasi nazione coinvolta nel traffico di droga verso gli USA è "soggetta ad attacchi", la Cina e i suoi partner si ergono a garanti di un ordine multilaterale alternativo. La crisi venezuelana rischia così di trasformarsi sempre più in un nuovo teatro di confronto tra grandi potenze, con i Caraibi al centro di una pericolosa partita che vede schierati, su fronti opposti, Washington e vassalli occidentali da una parte e un asse che include Pechino, Mosca, diversi governi latinoamericani e del Sud del mondo dall'altra.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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