Marco Travaglio - Rotta di colle

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di Marco Travaglio - Fatto Quotidiano, 19 novembre 2025

Il sismografo del Quirinale registra scosse ondulatorie e sussultorie, più uno “scossone”. Domenica, al Bundestag, il presidente Mattarella ha ricordato le guerre del ’900, ha auspicato che “si cessi di guardare alla guerra come strumento per risolvere le controversie fra gli Stati”, ha aggiunto che “la sovranità di un popolo non si esprime nel diritto di portare guerra al vicino”, perché “la guerra di aggressione è un crimine” e chi colpisce civili “bombardando le aree abitate non può restare impunito”. Parole sante, se non fosse che nel 1999 il governo di cui Mattarella era vicepremier partecipò alla guerra d’aggressione della Nato (contro l’Onu) alla vicina Federazione Jugoslava, bombardando per 78 giorni le aree abitate piene di civili a Belgrado e non solo per risolvere una controversia – la guerra civile serbo-kosovara – su cui si stava trattando a Rambouillet. Poi l’Italia e tutto l’Occidente riconobbero la secessione del Kosovo sebbene la risoluzione Onu 1244 vi avesse ribadito la sovranità jugoslava. E fornì a Putin un bel precedente per fare lo stesso in Crimea. Mattarella deve aver rimosso tutto, sennò non reclamerebbe una Norimberga anche per se stesso.

Lunedì Mattarella ha riunito il Consiglio supremo di difesa, che è entrato a piedi giunti in una decisione che spetta al Parlamento: se, cioè, tenere aperto o chiudere il Bancomat per Kiev, visto che ogni giorno di guerra in più comporta territori e soldati in meno (senza contare i danni all’economia Ue) e molti “aiuti” finiscono letteralmente nel cesso (d’oro). Ovviamente si è deciso di continuare, denunciando “la minaccia ibrida da Russia e altri attori stranieri ostili” che “manipola lo spazio cognitivo con campagne di disinformazione, interferenze nei processi democratici, narrazioni polarizzanti… per indebolire la fiducia nelle istituzioni e minare la coesione sociale”. Quindi, se le istituzioni sono così screditate, non è per le balle che raccontano sulle cause della guerra, sulla vittoria ucraina, sui negoziati sabotati, sulla salute di Putin, sull’economia russa e su quelle europee, sullo spaventoso riarmo che distrugge il Welfare e calpesta la Costituzione. Ma per le bugie russe, così efficaci che l’Italia non ha mai avuto governi così filo-Nato come dal 2021 a oggi e non passa giorno senza che venga cacciato o censurato un artista russo o un intellettuale considerato “filo-russo”.

Ieri la Verità ha beccato in un locale il consigliere per la Difesa del Quirinale, Francesco Saverio Garofani, che discettava di “scossoni provvidenziali” per far vincere il centrosinistra e tener lontana la Meloni dal Colle. Giustamente Mattarella rifiuta di commentare. Ma Garofani ha solo due 

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