Messico-USA, la morte degli agenti CIA che ha scatenato la crisi diplomatica

Washington allarga l'ombra della CIA sul Messico, Città del Messico chiede spiegazioni

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Messico-USA, la morte degli agenti CIA che ha scatenato la crisi diplomatica

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In una strada secondaria del Chihuahua si è consumata una tragedia che va ben oltre la morte di quattro persone. Due funzionari messicani e due agenti statunitensi hanno perso la vita in un incidente stradale che, a distanza di giorni, continua a generare più domande che risposte, come riporta il quotidiano messicano La Jornada. Il veicolo su cui viaggiavano è uscito di strada, precipitando in un burrone e prendendo fuoco. Ma è ciò che è emerso dopo a trasformare un incidente stradale in una crisi diplomatica dai contorni ancora tutti da definire.

La presidente Claudia Sheinbaum non ha usato mezzi termini nel manifestare il proprio "extrañamiento", un termine diplomatico che in spagnolo suona come un elegante schiaffo istituzionale. Tradotto in sostanza politica, significa che il governo federale messicano non sapeva nulla della presenza di quegli agenti sul proprio territorio, né tantomeno delle operazioni che stavano conducendo. Una violazione palese della legge sulla sicurezza nazionale, che riserva al governo centrale ogni forma di collaborazione con agenzie straniere, anche quando queste coinvolgono le amministrazioni locali.

La vicenda si complica ulteriormente quando si osservano le appartenenze politiche dei protagonisti. La governatrice del Chihuahua, Maru Campos, milita nel conservatore Partito d'Azione Nazionale, formazione di opposizione rispetto al Movimento di Rigenerazione Nazionale che ha portato Sheinbaum alla presidenza. Un dettaglio che colora l'intera faccenda di sfumature che vanno ben oltre la semplice disputa giurisdizionale tra poteri statali e federali.

Il racconto offerto dal procuratore del Chihuahua, César Jáuregui, ha subito nel giro di pochi giorni una metamorfosi che alimenta ulteriormente i dubbi sulla vicenda. Domenica scorsa confermava la presenza di "ufficiali istruttori" dell'ambasciata statunitense impegnati in attività di addestramento, precisando che il gruppo stava rientrando da un'operazione di smantellamento di laboratori clandestini. Una versione che, pochi giorni dopo, si è completamente rovesciata: nessuna partecipazione ad alcuna operazione antidroga, quei due stranieri erano semplici istruttori di droni che, trovandosi casualmente nella zona, avevano chiesto un passaggio di ritorno. Il tragico incidente sarebbe avvenuto durante quel tragitto, scollegato da qualsiasi attività operativa.

Peccato che il New York Times e il Washington Post abbiano raccontato una storia ben diversa. Secondo fonti riservate citate dai quotidiani statunitensi, i due agenti appartenevano alla CIA e stavano effettivamente partecipando all'operazione contro il narcotraffico, impiegando tecnologia avanzata e droni per individuare il laboratorio clandestino. Un ruolo operativo attivo, dunque, non certo quello di passivi passeggeri in cerca di un passaggio di cortesia.

La presidente messicana, dal canto suo, ha lasciato intendere con parole misurate ma inequivocabili che le informazioni in suo possesso confermerebbero la collaborazione attiva tra gli agenti statunitensi e le autorità del Chihuahua. Un'ammissione che, se provata, aprirebbe scenari delicatissimi nei rapporti bilaterali, già messi a dura prova dalla crescente pressione dell'amministrazione Trump affinché il Messico intensifichi la lotta ai cartelli della droga.

Non è un segreto che John Ratcliffe, il nuovo direttore della CIA, abbia impresso all'agenzia una svolta più aggressiva nella guerra al narcotraffico nell'emisfero occidentale. Sotto la sua guida, l'intelligence statunitense avrebbe già fornito informazioni decisive per localizzare Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, detto "El Mencho", il capo del potente Cartello Jalisco Nuova Generazione. Ma un conto è condividere informazioni dagli USA, un altro è operare sul terreno messicano senza che il governo federale ne sia neppure informato.

Mentre i corpi dei due agenti venivano identificati e riconsegnati al consolato statunitense di Ciudad Juárez, a Città del Messico cresceva la richiesta di chiarezza. I senatori di Morena hanno preteso la comparizione della governatrice Campos e del procuratore Jáuregui. Sheinbaum ha ribadito che qualsiasi accordo con agenzie straniere deve passare per il governo federale. La governatrice, solo dopo essere stata pubblicamente richiamata, ha chiesto un incontro con la presidente. 

Resta sullo sfondo una domanda che nessuno formula apertamente: se quel veicolo non fosse uscito di strada, se quell'incidente non fosse mai avvenuto, qualcuno avrebbe mai saputo di questa operazione segreta condotta nel cuore del deserto messicano? 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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