Nicaragua, Daniel Ortega: «Il golpe è stato sconfitto»

Nonostante l’estrema violenza e gli ingenti fondi di cui dispongono i gruppi afferenti l’opposizione al sandinismo, il presidente Daniel Ortega ai microfoni teleSUR afferma che «il golpe è stato sconfitto»

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Nicaragua, Daniel Ortega: «Il golpe è stato sconfitto»

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Dallo scorso mese di aprile il Nicaragua è investito da un’ondata di violenza. Per i soliti noti del circuito mainstream in compagnia di alcuni settori progressisti si tratta della risposta spropositata di un governo autoritario a legittime proteste popolari. Fingendo così di non vedere l’azione dei gruppi armati paramilitari, i rapimenti e le torture a danno dei sandinisti. Proprio come accaduto in Venezuela durante le tristemente note ‘guarimbas’. A Caracas ieri, oggi a Managua ma l’obiettivo è sempre lo stesso: rovesciare il governo legittimamente eletto per instaurare un regime prono ai voleri di Washington. 

 

Nonostante l’estrema violenza e gli ingenti fondi di cui dispongono i gruppi afferenti l’opposizione al sandinismo, il presidente Daniel Ortega ai microfoni teleSUR afferma che «il golpe è stato sconfitto».

 

Intervistato a Managua da Patricia Villegas, presidente dell’emittente latinoamericana, il leader del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale ha poi spiegato come ci sia la mano USA dietro le violenze. «Questa è la radice del problema... Gli Stati Uniti dovrebbero rispettare la sovranità del Nicaragua», denuncia Ortega. Che poi racconta dei finanziamenti provenienti da Washington: «Le agenzie degli Stati Uniti, stanno finanziando questi giovani». Secondo il presidente in Nicaragua vi sarebbe anche la presenza di paramilitari venezuelani - sempre pagati dagli USA - ingaggiati per alimentare la spirale di violenza. In totale, ammonterebbe a oltre 30 milioni di dollari la cifra finora stanziata per realizzare il golpe in Nicaragua. 


Leggi anche - Nicaragua: ingenti fondi statunitensi dietro la 'rivolta'
 

Ortega ha inoltre sottolineato come appena due settimane fa un poliziotto è stato torturato e ucciso presumibilmente dalle forze di opposizione con la collaborazione della chiesa locale, e vandali hanno incendiato le aule e bruciato materiale didattico presso l'Università Nazionale Autonoma del Nicaragua (UNAN) dove in seguito le forze di sicurezza hanno ritrovato un vero e proprio arsenale da guerra. 

 

Le interferenze esterne provengono dagli States, da Miami in particolare, come accade in Venezuela e a Cuba. Non a caso una foto recentemente divulgata mostrava alcuni leader della ‘rivolta’ nicaraguense in riunione con il senatore Marco Rubio. Il primo nemico negli Usa dei paesi progressisti e socialisti dell’America Latina. 

 

Un’intesa è possibile? Secondo Ortega sarebbe «ideale» poter sedersi e discutere direttamente con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ma questi viene «manipolato dall'estrema destra che negozia con i funzionari degli Stati Uniti» per colpire a morte il Nicaragua. 

 

L’unico obiettivo della protesta è la violenza, la ormai nota riforma previdenziale, in seguito ritirata dal governo, solo un pretesto. «I gruppi armati hanno iniziato ad attaccare i sandinisti, la polizia e a bruciare edifici municipali... Questo è il lavoro della destra militarizzata», insomma i vecchi nemici del sandinismo che riemergono. Altro che pacifica protesta come qualcuno pretende di narrare i fatti. Risulta fin troppo evidente il tentativo di manipolare gli eventi e far passare l’aggredito (il governo sandinista) per aggressore. In perfetto stile post-verità. A tal fine sono partite le solite campagne social con le stesse parole d’ordine e finanche gli stessi hashtag già visti in Venezuela. 

 

Un ruolo di primo piano nella vicenda è quello giocato dalle gerarchie cattoliche, in prima fila nella promozione della violenza golpista. Per Ortega i vescovi sono i «leader del golpe». In ogni caso il presidente è pronto a negoziare anche con loro, perché «dobbiamo lottare per la pace». 


Leggi anche - Guerra santa in Nicaragua? Il ruolo della gerarchia cattolica nella destabilizzazione del governo sandinista


Infine, la presidente di teleSUR Villegas chiede a Ortega se vi sarà giustizia per chi ha perso la vita. Con il presidente che assicura: «Porterò giustizia». Il presidente ha poi negato qualsiasi sostegno o finanziamento a gruppi paramilitari durante questi mesi di proteste.  


Leggi anche - Errori e manipolazioni nei rapporti sulla repressione e le morti in Nicaragua

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