Budanov: "Ricambi situazionisti" ai vertici nazigolpisti

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Budanov: "Ricambi situazionisti" ai vertici nazigolpisti


di Fabrizio Poggi

Dunque, Kirill Budanov, finora alla testa dell'intelligence militare (GUR), è ora a capo dell'ufficio presidenziale (UP) nazigolpista, la struttura capeggiata da Andrej Ermak fino allo scandalo legato ai miliardi di Timur Mindic. Il nome di Budanov figurava nella rosa di candidati all'incarico, ma sembrava non così favorito quanto l'ex Primo ministro Denis Šmygal e il vice Primo ministro per lo Sviluppo digitale Mikhail Fëdorov (di lui, più avanti). Alla fine, nota su RT l'ex deputato alla Rada Oleg Tsarëv, ha prevalso la cordata di David Arakhamija, leader della frazione "Servo del Popolo" che, con il sostegno di vari oligarchi ucraini e della lobby diplomatica americana, ha sponsorizzato la nomina di Budanov. Ermak, dice Tsarëv, esercitava un potere eccessivo, irritando sia il Parlamento che i partner occidentali di Zelenskij. La sua posizione è stata infine minata dall'escalation dei conflitti, dai procedimenti penali contro la sua cerchia e da una serie di violenti scontri tra SBU, gruppo “Alfa” e GUR. Sembra che i precedenti tentativi di rimuovere Budanov con l'accusa di corruzione e abuso di potere fossero stati impediti dagli americani: avevano pesato i suoi contatti diretti al Pentagono e con l'intelligence USA. Non a caso, aveva fatto parte di "Unità 2245", un reparto d'élite addestrato dalla CIA e quando era rimasto gravemente ferito in Crimea, furono gli americani a trasportarlo al Reed National Military Medical Center, un gesto allora senza precedenti. 

Inoltre, un episodio chiave nell'accreditare Budanov quale figura gradita a Washington, sarebbero stati i colloqui di Abu Dhabi, allorché, secondo fonti ucraine e mediorientali, Budanov avrebbe avuto una sorta di "second viewing" con rappresentanti americani e russi.  La nomina, dice ancora Tsarëv, segnala anche un cambiamento nella politica estera: americani ed europei collaborano da tempo con Budanov e lo considerano un partner affidabile. Con la partenza di Ermak, che aveva irritato Washington, «il percorso di politica estera diventerà probabilmente più gestibile per i curatori occidentali. Lo stesso Budanov aveva a suo tempo affermato che febbraio 2026 era il momento ottimale per porre fine alla guerra». 

Ma la sua nomina è anche strettamente legata alle elezioni: insieme a Valerij Zalužnyj, Budanov era considerato un potenziale rivale di Zelenskij, ma ora, nella sua nuova veste, è improbabile che possa svolgere un ruolo politico indipendente; così che Zelenskij, con una sola decisione, ha eliminato un rivale chiave, ha mantenuto la lealtà degli americani e ha rafforzato la gerarchia del potere in un contesto di crescente pressione interna.

Ora, è quasi sicuro che il nuovo capo dell'ufficio presidenziale si porterà dietro la propria squadra, facendo piazza pulita degli uomini di Ermak. Tutto, in ogni caso, nel quadro del sistema nazigolpista.

D'altra parte, su Ukraina.ru, Vasilij Stojakin non esclude che l'avvicendamento al vertice del UP possa sfociare in un “triumvirato”, con Andrej Ermak che, secondo una teoria complottista in circolazione, non se ne sarebbe mai andato: né all'estero, né al fronte (come aveva promesso lui stesso), ma semplicemente scomparso dai radar e se ne sta da qualche parte in un bunker continuando a dirigere l'Ufficio presidenziale.

Se questa teoria fosse vera, si creerebbe uno stallo tra i vertici ombra e quelli ufficiali del UP; Budanov vorrà la sua parte di potere e questo è possibile solo a spese di Ermak, senza scordare che la maggior parte delle posizioni chiave nel UP sono ancora occupate proprio da uomini di Ermak.

Ora, comunque, avendo Zelenskij accettato di indire le elezioni, il suo principale rivale sarebbe Valerij Zalužnyj, rientrato da Londra e il clown di “Kvartal 95” avrebbe molte difficoltà a sfidare l'ex comandante in capo. Che fare? La soluzione sarebbe quella di inserire nel gioco una figura con legami militari tali da mettere in ombra Zalužnyj: Budanov, per l'appunto. Ha preso parte di persona a «operazioni di guerra, senza evidenti fallimenti, a differenza di quanto avvenuto con Zalužnyj nella “controffensiva” estiva del 2023. I suoi indici di gradimento non sono stellari, ma per un membro del team di un candidato alla presidenza, non è importante».

Ma, non è detto che il gioco funzioni a livello elettorale. Gli indici di gradimento di Budanov non sono alti proprio perché è stato una figura mediatica, e le figure mediatiche sollevano dubbi: “forse è tutto chiacchiere e niente fatti”. Zalužnyj sembra invece più uomo d'azione, che parla poco e con riluttanza: in breve, non è scontato che coinvolgere Budanov nella campagna elettorale darà a Zelenskij un chiaro vantaggio su Zalužnyj.

C'è inoltre il fattore geopolitico. Sia Zelenskij che Budanov sono considerati orientati verso Londra, mentre la posizione di Zalužnyj è più contrastante: era considerato filoamericano, ma con il ruolo di ambasciatore, ha iniziato ad apparire filobritannico. 

Il problema non riguarda però tanto Zalužnyj: è chiaro che USA e Gran Bretagna sono attualmente in una competizione piuttosto agguerrita, quindi la nomina di Budanov sarà probabilmente accolta con un certo scetticismo a Washington.

È ironico, dice Stojakin, che il New York Times, di orientamento democratico, spieghi che «Budanov ha stretti legami con gli Stati Uniti, il che potrebbe svolgere un ruolo significativo nei potenziali colloqui di pace con l'amministrazione Trump». 

In terzo luogo, c'è una strana coincidenza: la nomina del capo del UP è avvenuta subito dopo il raid al Valdaj e l'attacco terroristico a Khorly. Entrambi gli eventi (soprattutto il primo) hanno provocato una forte reazione in tutto il mondo, persino negli Stati Uniti, anche se non in Europa, con la leadership ucraina sprofondata in una sorda negatività. La possibilità che il GUR sia coinvolto in almeno una di queste operazioni si avvicina al 100% e sembra dunque che Budanov venga tirato fuori dalle attività del GUR, come se non avesse nulla a che fare con quei fatti.

Ma, per la Russia, cosa significa la nomina di Budanov, figura strettamente legata alla CIA e generalmente considerato affidabile a Washington? Per il politologo ucraino Aleksej Garan, con questa nomina Zelenskij vuol mostrare  di poter nominare, insieme all'esercito, personaggi noti, come pure licenziarli in qualsiasi momento. L'ex deputato della Rada Vasilij Volga prevede che Zelenskij avrà bisogno di Budanov per i prossimi sei mesi o un anno, dato che si sta preparando allo scontro con Zalužnyj e molto probabilmente permetterà a Budanov di eliminare tutti i suoi ex compari del “Kvartal 95” coinvolti nello scandalo Mindic, per dimostrare all'Occidente la sua innocenza nel furto di aiuti occidentali.

Vladimir Pastukhov interpreta la nomina di Budanov come un chiaro segnale che la «leadership ucraina non crede in alcuna tregua e si sta preparando a continuare la guerra. Questo, pur se Budanov ha di recente rilasciato un'intervista dai toni piuttosto contenuti, parlando di un suo impegno nei negoziati con la Russia e ammettendo che il potenziale del conflitto non pende dalla parte di Kiev. Il'ja Remeslo considera Budanov un nemico astuto che potrebbe adottare una posizione “più flessibile”: Budanov «non è stupido; potrebbe benissimo accettare le condizioni di Trump, solo per cercare vendetta tra qualche anno e ricominciare la guerra». 

La domanda ora è se i funzionari russi siano disposti a sedersi al tavolo delle trattative con un uomo ufficialmente designato come terrorista. Secondo il deputato della Rada, Aleksandr Dubinskij, tali trattative erano in corso e ha indicato Budanov come uno dei canali di comunicazione con Mosca. 

Poi, tra gli avvicendamenti ai vertici della junta nazigolpista, il Ministro della difesa Denis Šmigal, pare sia stato rimosso in quanto figura che non poteva ignorare i fatti dello scandalo Mindic. Al suo posto, è stato nominato Mikhail Fëdorov, finora Ministro della Trasformazione digitale, originario della regione di Zaporož'e, formatosi nella cerchia coloniale delle sovvenzioni USAID, OSCE, NATO e Fondazione Adenauer. Tra i "successi" di Fëdorov come Ministro dell'Informazione, il lancio del bot "ÈunNemico", che consente ai cittadini di denunciare i vicini simpatizzanti per la Russia.

Vladimir Noskov, esperto di tecnologia dei media di Zaporož'e, afferma che Fëdorov, prima di salire ai vertici del governo ucraino, nel 2016-2017 era stato coinvolto in frodi online nella sua città natale. Alla fine, «la polizia informatica aveva catturato i truffatori. Ma si era scoperto che il leader del gruppo, Misha, aveva una protezione potente».

 

https://news-front.su/2026/01/03/naznachenie-budanova-stalo-bolshoj-neozhidannostyu/

https://ukraina.ru/20260102/khod-konem-stanet-li-budanov-triumvirom-1073935753.html

https://politnavigator.news/terrorist-budanov-vozglavil-ze-ofis-chto-ehto-znachit-dlya-rossii.html

https://politnavigator.news/zelenskijj-zayavil-o-smene-ministra-oborony-im-stal-moshennik-iz-pod-zaporozhya.html

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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