Scuola, ogni limite ha una pazienza

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Scuola, ogni limite ha una pazienza

Dopo l'ennesima esternazione, questa volta del Competente per antonomasia, sulla scuola, una parolina è d'obbligo.
 
Con le vostre chiacchiere sui "diritti delle nuove generazioni", sul "primato dell'istruzione", sul "dovere di mettersi dalla parte degli studenti", sulla "priorità sociale dell'educazione" avete francamente frantumato tutto il frantumabile dalla cintola in giù.
 
Siamo un paese che da sempre ha tenuto da conto l'istruzione, ad ogni livello, quanto un mendicante scrofoloso e importuno.
Istruzione, primaria, secondaria e terziaria, e ricerca nel contesto italiano sono da sempre le nipoti sfigate di Cenerentola.
 
Ogni volta che c'erano da tagliare risorse sono state tagliate là.
 
Ogni volta che c'era da infilare una scartina al governo la si è messa là.
 
L'unica ragione per cui c'è stata una pressione popolare contro la DAD è che 'sti figli non sapevate dove metterli mentre le maestranze tornavano al lavoro.
 
Altro che "preoccupazione per la subottimalità dell'esperienza formativa a distanza."
 
Se li avessero tenuti in presenza domandoli con frusta e sedia, come accadeva fino a l'altro ieri in un mucchio di classi pollaio, non vi sareste smossi di un millimetro.
 
I più 'sensibili all'istruzione' nelle 'élite colte', dopo aver mandato i figli nell'istituto privato bilingue, magari all'estero, si preoccupano caldamente del ruolo della scuola pubblica esclusivamente come 'formazione del capitale umano', cioè come produzione di ingranaggi usa e getta, prêt-à-porter da poter inserire nella fabbrichetta senza formazione extra, che quella costa.
 
Avete deciso anni fa che l'unica cosa di cui quei fannulloni dei docenti avevano bisogno era di lavorare di più in regime di Panopticon, e ne avete perciò riempito l'esistenza di incartamenti, test, autovalutazioni, obiettivi, scartoffie putrescenti che dovrebbero garantire la qualità perché sul faldone c'è scritto sopra in grande 'Garanzia della Qualità'.
 
Comunque, va tutto bene.
 
I docenti italiani ad ogni livello, dopo decenni di trattamento del polpo (battilo, battilo finché si ammorbidisce) non si lamentano più. Visto che c'è sempre chi sta peggio di te, cercano solo di sopravvivere a lustri e decenni di precariato per poi approdare gaiamente ad un bel burnout, da passare finalmente a carico del SSN.
 
Dunque non c'è problema, continuate pure a fregarvene.
 
Solo, per cortesia, fatelo con decenza. Tacendo e parlando d'altro. Perché l'unica cosa che proprio non si può sentire, che proprio riuscirebbe a far resuscitare anche un polpo morto, è che l'Istruzione è in cima ai vostri pensieri, è una grande priorità del paese.
 
Perché va bene cornuti, va pure bene mazziati, ma anche presi per il culo proprio no.

Andrea Zhok

Andrea Zhok

Professore di Filosofia Morale all'Università di Milano

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