Stati Uniti, il Narco-Stato che accusa gli altri: l'analisi di Pablo Iglesias
La CIA e il crack negli anni '80. I silenzi della DEA. Il cognato di Marco Rubio condannato per narcos. Pablo Iglesias ricostruisce i legami tra il potere USA e il traffico di droga
Mentre Donald Trump agita lo spauracchio dei "cartelli messicani" e minaccia interventi militari, nel nuovo video di La Base, Pablo Iglesias e il suo team, ribaltano la narrazione dominante con una domanda scomoda: e se gli Stati Uniti non fossero la vittima, ma l'epicentro mondiale del narcotraffico?
L'analisi, basata su documenti ufficiali e inchieste giornalistiche, smonta il mito del "problema esterno". I narcotrafficanti non vivono in tuguri di frontiera, ma nei paradisi del lusso: Dubai, Parigi, Miami, New York. La cocaina non viaggia più solo su poveri barchini, ma in container stipati nelle stive delle grandi navi mercantili che solcano gli oceani.
E poi c'è il fentanyl, la droga che devasta l'America profonda. Prodotta in USA, consumata in USA. Un'epidemia nata non in Messico, ma nelle sale riunioni delle grandi case farmaceutiche statunitensi, che hanno creato un esercito di malati cronici per poi abbandonarli a un sistema sanitario privato e fallimentare.
Ma il cuore dell'inchiesta è un altro: il denaro. Il narcotraffico è un gigantesco motore economico e il suo cuore batte a Wall Street. I rapporti della stessa DEA indicano New York, Miami e Los Angeles come epicentri del riciclaggio. Grattacieli di lusso, banche e fondi di investimento si nutrono di dollari insanguinati, trasformandoli in beni immobiliari. Lo scandalo HSBC del 2012, che vide la banca multata per aver riciclato miliardi per i cartelli, ne è la prova lampante: troppo grandi per essere processati, troppo importanti per andare in galera.
E poi ci sono le armi. Il 70-90% di quelle sequestrate ai narcos in Messico provengono dagli Stati Uniti. L'industria bellica USA, protetta da una legge del 2005 che la rende civilmente irresponsabile, progetta e produce armi pensate secondo i guasti e le esigenze dei cartelli: dal fucile calibro 50 che abbatte elicotteri, alla pistola "Emiliano Zapata" placcata in oro con la Vergine di Guadalupe incisa.
Iglesias non si ferma all'economia. Recupera la storia dimenticata di Gary Webb, il giornalista suicidatosi con due colpi di pistola dopo aver svelato che la CIA finanziava i Contras in Nicaragua con il crack venduto nei ghetti neri di Los Angeles. Una verità sepolta dal coro unanime dei grandi media (New York Times, Washington Post) che prima lo distrussero e poi ne oltraggiarono persino il cadavere.
E infine, la politica. Mentre il leader del Partito Popolare spagnolo, Feijóo, esulta per una telefonata con Marco Rubio, La Base tira fuori gli archivi: il cognato di Rubio fu condannato per narcotraffico. E lo stesso Rubio, già politico, scrisse una lettera di raccomandazione per farlo lavorare nel settore immobiliare, dove il denaro sporco trova la sua più comoda dimora.
La conclusione del video è un pugno nello stomaco: gli Stati Uniti non combattono il narcotraffico, lo gestiscono. Lo amministrano, lo proteggono, per il profitto. È un sistema in cui la droga genera domanda, la finanza la ripulisce e l'industria bellica fornisce gli strumenti della violenza. Un modello perfetto di capitalismo dell'illecito, che per mantenere lo status quo ha bisogno di un nemico esterno.
Come dice la giornalista Tere Felipe, citata nel video: "La droga scorre per le strade degli Stati Uniti perché il denaro della droga scorre prima attraverso le sue istituzioni finanziarie e le sue istituzioni politiche".

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