Tra macerie e simboli: Bint Jbeil sfida l’offensiva israeliana
A Washington si sono aperti colloqui diretti tra Libano e Israele sotto l’egida degli Stati Uniti, in un clima già segnato da forti tensioni e accuse di violazioni del cessate il fuoco. L’incontro, sostenuto da figure chiave dell’amministrazione USA, arriva mentre prosegue l’offensiva israeliana sul territorio libanese, nonostante un accordo regionale che includeva esplicitamente anche Beirut. Il presidente libanese Joseph Aoun ha espresso la speranza che i negoziati possano alleviare le sofferenze della popolazione, soprattutto nel sud del Paese.
Tuttavia, da Tel Aviv arriva una linea dura: il governo israeliano, rappresentato dal ministro degli Esteri Gideon Saar, esclude qualsiasi discussione su un cessate il fuoco, ponendo come condizione imprescindibile il disarmo di Hezbollah. Secondo indiscrezioni, Israele avrebbe avanzato un piano altamente controverso per dividere il sud del Libano in tre zone operative, includendo una fascia di sicurezza permanente e aree sotto controllo militare fino alla “eliminazione” della resistenza. Una proposta che solleva forti dubbi sulla sovranità libanese e sul futuro equilibrio regionale.
La reazione interna non si è fatta attendere: proteste sono scoppiate a Beirut, mentre il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha respinto con forza ogni ipotesi di negoziati diretti, definendoli una concessione inaccettabile sotto pressione esterna e un rischio per l’unità nazionale. Intanto, sul terreno, la guerra continua senza tregua. A Bint Jbeil sono in corso violenti combattimenti tra le forze israeliane e i combattenti della resistenza libanese. Nonostante bombardamenti intensi e operazioni terrestri, le truppe israeliane non hanno ancora ottenuto avanzamenti decisivi, subendo perdite significative tra le proprie unità.
Città simbolo della resistenza, Bint Jbeil rappresenta oggi non solo un obiettivo strategico ma anche un potente emblema politico e storico. Il conflitto in corso, con oltre duemila vittime e più di un milione di sfollati, conferma come la crisi libanese resti uno dei punti più critici e instabili dello scenario mediorientale, mentre i negoziati appaiono lontani da una soluzione concreta.
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