UNIRSI PER LA PACE (di Vincenzo Costa)
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di Vincenzo Costa 31 maggio 2026
“Io ormai non penso niente, ho solo una gran paura che ci stiamo avvicinando alla guerra. È vero che siamo già in guerra da anni, che viviamo in un’economia di guerra, che spostiamo fondi da salute, welfare, territorio, istruzione ad armamenti. Ma temo che ci stiamo pericolosamente avvicinando a una guerra calda, che può coinvolgerci direttamente. Siamo la retrovia di un paese in guerra, produciamo armi che mandiamo in una guerra, armi che colpiscono un altro paese in guerra.
Ci stiamo preparando, lo dicono tutti, a una guerra diretta, e se tu ti armi per attaccare gli altri non possono stare inermi per sempre.
Non c’è nessuna iniziativa che possa indicare una soluzione diplomatica. Sembra che stiamo puntando tutto sulla sconfitta della Russia, poi della Cina. La Kallas dice “come possiamo sconfiggere la Cina se non siamo in grado di sconfiggere la Russia”. In Germania si ci prepara alla guerra. Macron minaccia, sembra, la Bielorussia, dicendo che se c’è un attacco dalla Bielorussia “saremo costretti a intervenire direttamente”. Di fatto, coi nostri soldi si arruolano mercenari che combattono contro un paese, militari occidentali sono sul terreno, dirigono bombardamenti di civili e di impianti strategici in Russia. Ogni giorno si alza il livello dello scontro.
Ed è chiaro che non è l’Ucraina a combattere. Crollerebbe dopo due giorni. Stiamo già combattendo. Ma più il tempo passa più ci si avvicina al punto di non ritorno, diventa sempre più difficile tornare indietro.
Io penso che oggi, in questo momento storico, l’unica distinzione ragionevole è tra chi vuole fermare questa guerra a pezzi e chi pensa che si possa continuare oltrepassando sempre più le linee rosse, nella convinzione che gli altri non reagiranno.
Litighiamo sul niente, su astrattezze, a partire da narcisismi. Mentre è il momento di unirsi su un solo punto: dire no alla guerra.
Basta guardare TV e mezzi di informazione per capire che si sta preparando l’opinione pubblica, si sta creando il nemico, lo si sta costruendo, creando anche la rabbia e il risentimento necessario per condurre i paesi dell’Europa in guerra. A che serve dividersi tra destra e sinistra quando la Schlein fa dichiarazioni di guerra, partecipa a questo clima che prepara l’opinione pubblica per la guerra. Alcuni amici hanno voluto credere e far credere che il problema siano Calenda o la Picierno, mentre la Schlein e il PD sarebbe un’altra cosa. È evidente che non è così.
Solo Leone XIV ha chiaro il pericolo, forse perché sa qualcosa che noi non sappiamo, ma tutti lo lisciano (a parte Trump) e tutti lo ignorano.
Io penso che dovremmo lasciare da parte tutte le differenze, su tutte le questioni, e unirci su un solo punto: la pace, il negoziato, la richiesta di un nuovo patto di sicurezza per tutti, per gli ucraini come per i russi. Bisogna che la pace sia garantita da un nuovo patto di sicurezza internazionale, che non può essere il ritorno all’unipolarismo degli anni ’90.
Un solo obbiettivo dovremmo perseguire tutti.
Poi potremo discutere di salario minimo, immigrazione, regime autoritari e di quello che si vuole. Perché c’è il rischio che questi temi vengano usati per creare consenso attorno alla guerra.
È necessario insistere su un solo punto, creare un movimento di opinione pubblica, perché se arriva la guerra calda il salario minimo non serve a niente, come non serve migliorare la sanità, e del resto come fai a fare queste cose se devi affrontare una guerra?
Perseguiamo tutti un solo obbiettivo, che significa chiedere un cambiamento della dirigenza della UE, una dirigenza che mira solo alla guerra ed è sostenuta da tanti partiti che, a parole, si dicono contro la guerra, contro il riarmo.
Non possiamo costruire un partito della pace, occorrerebbero risorse mediatiche e finanziarie che non possediamo, e che possiede il partito della guerra. Ma possiamo cercare di fare pressione, di contrastare un clima che è già pre-guerra.
Il tempo potrebbe non essere lungo, lasciamo da parte tutte le altre questioni, uniamoci solo su un punto.
Tra poco potrebbe essere tardi”


