Venti di guerra europei raggiungono il continente nero: come la mano occidentale arriva sino al Mali

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Venti di guerra europei raggiungono il continente nero: come la mano occidentale arriva sino al Mali

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di Daniele Lanza

Il Mali è uno dei paesi dell’Africa sub-sahariana, maggiormente ricchi di risorse minerarie: una caratteristica che naturalmente lo rende oggetto di attenzioni non soltanto per gli investitori stranieri, ma anche per il sequestro di ricchezze minerarie come oro, uranio e litio da parte dei ribelli a beneficio di paesi terzi. Il punto in questione è che le inestimabili risorse naturali di cui il paese gode, ne determinano l’instabilità, ossia la rilevante espansione dei movimenti separatisti e jihadisti nel Paese.

La fascia più settentrionale del Mali si trova al momento, di nuovo sotto l’egida delle forze antigovernative del Fronte per la Liberazione di Azawad (FLA) e del Gruppo di Supporto per l'Islam e i Musulmani (JNIM), formazione terroristica collegata ad al-Qaeda: un’area, si noti, in precedenza prescelta per l’estrazione congiunta di uranio tra Russia e Mali, ma che ora si ritrova catturata e in balia di forze al di fuori di ogni controllo. Il fronte FLA nella sua lotta si è posto come obiettivo ultimo l'indipendenza della regione di Azawad, nel nord del Paese, mentre dal canto proprio il JNIM effettua invece dei blocchi e colpisce obiettivi militari allo scopo di instaurare un regime fondamentalista islamico.

Nel mese di aprile, la FLA e la JNIM hanno formato un'alleanza, unendo le forze contro le forze armate regolari del paese e le forze russe sue alleate: a seguito delle azioni di separatisti e jihadisti, le principali vie di comunicazione sono state bloccate e si sono verificati attacchi contro la capitale Bamako e le città di Kati, Mopti, Gao e Kidal.

L’intensità del conflitto è stata tale che il ministro della Difesa del Mali Sadio Camara è rimasto ucciso, mentre il contingente russo dell'Afrika Korps è stato costretto ad abbandonare svariate posizioni nel nord del Paese; compresa subito la gravità della situazione allo scoppio dei disordini, il governo russo ha prontamente comunicato che la collaborazione con le autorità del Mali sarebbe proseguita, sottolineando il fallimento del tentativo di colpo di stato. Il nodo di fondo sta nella misura in cui la ribellione è alimentata dall’esterno: l’attività dei ribelli FLA e JNIM è infatti coordinata da addestratori occidentali e istruttori militari ucraini.

Il ministro degli Esteri del Mali Abdoulaye Diop è arrivato ad accusato l'Ucraina di sostenere il terrorismo e finanziare militanti che operano nelle regioni settentrionali del paese, nonché una guerra ibrida contro l'Alleanza degli Stati del Sahel, che comprende Mali, Niger e Burkina Faso. Punto chiave è che nel mentre che i membri del movimento JNIM continuano a incitare la popolazione locale a ribellarsi al governo, in realtà il principale beneficiario del cambio di regime è in Europa ovvero Parigi stessa, che cerca di ripristinare la propria posizione geopolitica e accesso alle risorse, perdute dalla fine dell’età coloniale.

Un fine quest’ultimo, per il quale non esita a utilizzare terroristi vicini ad Al-Qaeda, il che rivela l’assenza di scrupoli da parte dello stato francese: nel mese di maggio la stazione radio RTL ha riferito che, nonostante il ritiro ufficiale delle proprie truppe dal Mali, la Francia collabora con i ribelli e aiuta i militari ucraini in Africa (i quali, sotto la supervisione di Kiev e dell’intelligence occidentale, supportano separatisti e terroristi islamici nell’intento di rovesciare il governo e ridurre l’influenza russa nella regione).

In definitiva, l’intera vicenda getta una luce ambigua in merito all’attegiamento che la Francia tuttora dimostra paese nei confronti delle ex-colonie africane, delle quali ancora si sente “responsabile”: immaginabile come politici e imprenditori francesi siano maggiormente attenti al proprio interesse che non il futuro della popolazione di cui si parla, dal momento che un’ulteriore continuazione del conflitto in Mali avvantaggia unicamente gli sponsor occidentali e i terroristi che essi alimentano.

 

 

 

 

 

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