La prossima guida del Pakistan
Sharif favorito a tornare al potere. Come cambiano gli orizzonti del paese?
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di Alessandro Bianchi
Rispetto al 2007, quando un attacco terrorista uccise l'ex primo ministro Benazir Bhutto, la campagna elettorale in Pakistan si sta concludendo in modo meno sanguinoso. La morte di oltre 100 attivisti politici, compreso alcuni candidati parlamentari ed i tre attacchi solo il 7 maggio, fanno comprendere però il clima in cui danni è costretto il paese.
Rispetto al 2007, quando un attacco terrorista uccise l'ex primo ministro Benazir Bhutto, la campagna elettorale in Pakistan si sta concludendo in modo meno sanguinoso. La morte di oltre 100 attivisti politici, compreso alcuni candidati parlamentari ed i tre attacchi solo il 7 maggio, fanno comprendere però il clima in cui danni è costretto il paese.
A rischiare la vita degli aspiranti primi ministri è stato in questa occasione solo la guida carismatica del partito Tehreek-e-Insaf (PTI), Imran Kahn, ma non a causa di un attacco terrorista come nel caso di Benazir Bhutto, ma per un incidente casuale al comizio di Lahore.
L'11 maggio il popolo pakistano voterà per una transizione politica storica, con l'esercito che concederà dopo decenni di controllo sul paese diversi poteri al governo civile. Attraverso gli spunti di riflessione offerti dalle analisi di Kamila Shamsie su The Guardian, gli approfondimenti settimanali dell'Economist e del Council of Foreign Relations e Madiha Afzal del Brookings Institute, si cercherà di fornire alcuni strumenti per comprendere le future relazioni del paese con gli Stati Uniti, l'India, l'Afghanistan ed i talebani del favorito a divenire il nuovo primo ministro, Nawaz Sharif.
L'11 maggio il popolo pakistano voterà per una transizione politica storica, con l'esercito che concederà dopo decenni di controllo sul paese diversi poteri al governo civile. Attraverso gli spunti di riflessione offerti dalle analisi di Kamila Shamsie su The Guardian, gli approfondimenti settimanali dell'Economist e del Council of Foreign Relations e Madiha Afzal del Brookings Institute, si cercherà di fornire alcuni strumenti per comprendere le future relazioni del paese con gli Stati Uniti, l'India, l'Afghanistan ed i talebani del favorito a divenire il nuovo primo ministro, Nawaz Sharif.
Una campagna difficile. Nonostante l'incidente intercorso a Lahore, Imre Khan è stato il solo leader ad esporsi direttamente nella campagna elettorale: il principale bersaglio degli attacchi dei talebani ed altri gruppi estremisti è stato il partito popolare del Pakistan (PPP) al potere, veicolo politico della famiglia Bhutto, per l'accusa di aver appoggiato le operazioni dell'esercito contro i militanti.
Come membro Pashtun che promette negoziazioni con i militanti piuttosto che operazioni militari contro di loro, Khan è visto, al contrario, come candidato accettabile da parte dei Talebani pakistani e secondo diversi analisti potrebbe aver avuto una protezione esplicita. Promettendo di non eliminare le leggi discriminatorie imposte ad Ahmadiyya, di porre fine immediatamente a quella che ha definito come la “guerra americana” dei droni e di intavolare una trattativa diretta con i talebani pakistani che controllano le aree limitrofe al confine con l'Afghanistan, l'ex stella del cricket ha, del resto, completamente contraddetto la sua reputazione filo-occidentale che gode all'estero. Nonostante alcuni esperti indichino come possibile una sua vittoria, la quasi totalità degli analisti politici considerano quasi scontata la vittoria del leader della Lega musulmana del Paksitan (PMLN) e già due volte primo ministro, Sharif.
Il Pakistan di Sharif: le relazioni future con Washington. La transizione politica in Pakistan avviene in una fase cruciale per la regione, con la campagna americana in Afghanistan che è rapidamente passata dal “surge” all'annuncio del ritiro quasi totale delle forze Nato e con la relazione tra Stati Uniti-Pakistan che è passata dalla politica di stretta alleanza subito dopo l'11 settembre ad una nuova era molto più incerta, in cui l'amministrazione Obama sta cercando di ridefinire i suoi obiettivi in Asia meridionale, in particolare per quel che riguarda la strategia di anti-terrorismo e la proliferazione nucleare.
In questo contesto, il nuovo gruppo di leadership ad Islamabad giocherà un ruolo importante nel formare il tono e la direzione delle relazioni bilaterali: se dovesse essere Sharif a guidare il paese, l'ex primo ministro tornerebbe al potere con poca fiducia verso gli Stati Uniti, dopo gli anni in cui l'amministrazione americana ha sostenuto Musharraf, colui che nel 1999 lo depose con un colpo di stato, nella guerra al terrorismo. A parte le rimostranze personali, Sharif ha dichiarato che assumerà una posizione più intransigente verso Washington. Dopo aver criticato pubblicamente le operazioni americane contro-terrorismo nell'Asia meridionale, specialmente in relazione alla guerra dei droni utilizzato al confine con l'Afghanistan, Sharif ha, infatti, dichiarato che non tollererà più violazioni di sovranità e chiederà il rispetto delle giurisdizioni territoriali. Secondo l'approccio offerto dal Cfr, tuttavia, Sharif una volta al potere assumerà un atteggiamento non molto diverso da quello avuto da Zardari nell'ultimo periodo: l'appoggio indiretto ad alcuni limitati attacchi droni privatamente agli Usa e la loro condanna pubblica.
Le difficoltà interne per una riappacificazione. A livello di pacificazione sociale interna, Sharif dovrà affrontare due problemi principali. In primo luogo, la critica liberale verso una simpatia non troppo nascosta a gruppi come Ahle Sunnat Wal Jamaat (ASWJ) - tra quelli sunniti più violenti che agiscono nel paese - ed il Sipah-e-Sahaba (SSP), responsabile di innumerevoli stragi settarie. Su Internet, tra l'altro, circolano le foto che mostrano uno stretto collaboratore di Sharif, Rana Sanaullah, insieme con il leader di AWSJ Maulana Muhammad Ahmed Ludhianvi. Inoltre, negli ultimi anni suo fratello, Shahbaz Sharif,è stato accusato, come governatore provinciale del Punjab, di essere troppo flessibile con i militanti estremisti in cambio di immunità dall'attacco: non a caso la regione non ha subito violenze nell'ultima campagna elettorale.
Il programma politico del PMLN accusa direttamente l'autoritarismo di Musharraf e la strategia americana post 11 settembre come la causa dell'ascesa dei militanti in Pakistan, che negli ultimi anni hanno acquisito la capacità di destabilizzare completamente la società attraverso il terrorismo, come l'attacco nell'ottobre del 2012 alla giovane attivista Malala Yousafzai. Questi gruppi mancano ancora di unità politica e di sufficiente supporto popolare per guadagnare il potere, il problema è che troppi leader del PMLN di Sharif, sostengono alcuni analisti, potrebbero tollerare l'ascesa ed il consolidamento di questi movimenti, offrendo loro una parziale condivisione del potere. Ma, ribattono ad esempio gli esperti del Cfr, questo atteggiamento di Sharif potrebbe in aprte essere tollerato da Washington, in una fase in cui gli Usa stanno cercando di giungere ad una mediazione tra Karzai ed i leader talebani in Afghanistan.
L'altro problema interno per Sharif riguarda il futuro delle relazioni con l'esercito. In passato più che il primo ministro, era il capo dell'esercito a dettare le linee guida della politica estera in Pakistan. Per questo, come Sharif ed il generale Ashfaq Parvez Kayani (e con i suo sostituto quando si ritirerà a novembre) si relazioneranno nel prossimo futuro avrà importanti implicazioni per il futuro dei rapporti con Afghanistan, India e gli Stati Uniti.
Durante gli anni '90, Sharif ed il suo partito erano il punto di riferimento dell'esercito, ma le loro relazioni sono ora viziate da una serie di fraintendimenti ed antagonismi politici, che vanno oltre il futuro personale di Musharraf, e che potrebbero destabilizzare la pace, la sicurezza e la crescita economica. Molti membri del PMLN sono pronti a superare le loro differenze e lavorare con i militari nell'interesse della maggioranza del paese centrista che chiede riforme economiche per spingere la produzione industriale, migliorare le relazioni con l'India per un mercato maggiore

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