Giustizia internazionale e Consiglio di Sicurezza secondo Robert Kolb

L'esercizio non proporzionale del veto degli Usa ed il caso dell'Unione Africana

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Giustizia internazionale e Consiglio di Sicurezza secondo Robert Kolb

La Seconda Parte dell'Intervista al Prof. Robert Kolb
Per la consultazione della prima: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=6066

di Joseph Kazadi-Mpiana

...il difetto di competenza. Il problema è che viene esercitato da alcuni Stati, pochi e soprattutto occidentali, sulla spinta di un certo ideale di giustizia, facendo intrattenere una sorta d’imperialismo giuridico. Che competenze specifiche ha par esempio un giudice belga di perseguire e giudicare un crimine commesso in un paesino africano lontano di cui non conosce né la storia né le particolarità? Quindi ci sono delle limitazioni oggettive. E poi l’esercizio della competenza universale è indirizzato in un modo unidirezionale da alcuni Stati europei verso individui, poco importa la loro qualità, del terzo mondo e ciò, senza che i giudici di quest’ultimo, siano in grado di esercitarla nei confronti degli individui appartenenti agli Stati occidentali.
 
- Il mancato intervento (armato) in Siria ha riacceso i riflettori sulla realpolitik del Consiglio di sicurezza, dal momento che alcuni membri permanenti minacciano l’uso del ricorso al diritto di veto non tanto per l’interesse della comunità internazionale, ma per ragioni di politica estera. Che legittimità possono assumere decisioni adottate in quest’ottica?
 
Secondo la Carta delle Nazioni Unite, non c’è nessun obbligo giuridico di motivare l’uso o la minaccia del diritto di veto. Ciò permette agli Stati che ne possiedono la facoltà di utilizzarlo sia nell’interesse della Comunità internazionale, sia nel loro interesse personale. Si può discutere della legittimità delle risoluzioni delle nazioni Unite, ma questa questione non è tanto giuridica, quanto strettamente politica. Si parla tanto, nei media, della minaccia del veto da parte della Russia nel caso siriano, ma, sempre nei media, si parla molto poco o si tace sulla minaccia o l’uso del veto in modo assolutamente non proporzionale da parte degli Stati Uniti per bloccare l’adozione di risoluzioni contrarie a suoi alleati strategici, soprattutto per quel che riguarda Israele. 
In fondo che cosa avrebbe risolto un intervento armato in Siria? Avrebbe probabilmente causato più danni che soluzioni: la minaccia del veto russo ha permesso di evitare lo scatenarsi di una guerra in un contesto geografico molto delicato e di tentare di riallacciare il filo degli sforzi diplomatici. Al contrario nel caso della Libia, dove c’è stato peraltro l’unanimità in seno al Consiglio di sicurezza, l’intervento armato non ha migliorato affatto la situazione del paese. 
 
- Infine, le recenti intercettazioni telefoniche operate dalla NASA costituiscono una violazione palese delle immunità degli Stati e di Organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, la Banca mondiale ed il Fondo monetario internazionale. Possiamo affermare che le regole del diritto internazionale che si basano sulla buona fede, la collaborazione leale, l’uguaglianza, siano state violate in nome della “ sicurezza” fino ad istituire una sorta di “Grande fratello a livello mondiale”? 
 
La premessa fondamentale iniziale da compiere è che lo spionaggio non è vietato dal diritto internazionale. Mettere, tuttavia, delle micro-spie nelle sedi delle Nazioni Unite, del Fondo monetario internazionale o della Banca mondiale costituisce una violazione degli accordi di sede conclusi tra gli Stati Uniti e queste Organizzazioni. La sanzione prevista per attività di spionaggio operate da un'Ambasciata consiste nella maggior parte dei casi nel dichiarare il diplomatico persona non grata.
Lo spionaggio in sé, soprattutto nell'ambito della lotta al terrorismo può anche essere uno strumento importante, ma bisogna sempre trovare il giusto equilibrio tra la sovranità degli Stati, il rispetto dei diritti fondamentali e le esigenze della sicurezza.

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