Argentina, i lavoratori contro Milei: "La pazienza è finita"

Centinaia di migliaia di persone hanno invaso Plaza de Mayo nel Primo Maggio più partecipato degli ultimi anni. La CGT ha annunciato una fase di conflitti più duri contro la riforma del lavoro voluta dal governo neoliberista

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Buenos Aires ha fatto sentire forte la sua voce contro il nefasto neoliberismo di Javier Milei. Plaza de Mayo si è svegliata vestita di bandiere, magliette sindacali e un mare di gente che ha cominciato ad arrivare molto prima di mezzogiorno. La Confederación General del Trabajo ha scelto il Primo Maggio per mandare un messaggio chiaro al governo Milei: “La pazienza è finita”, hanno annunciato i triunviri della CGT, che hanno già anticipato una fase di conflitti più duri.

Octavio Argüello, Cristian Jerónimo e Jorge Sola sono stati i primi a salire sul palco, montato proprio davanti alla Piramide, con la Casa Rosada come spettatrice silenziosa alle loro spalle. Una scelta di posizione tutt’altro che casuale. “Non abbiamo più intenzione di sopportare questo sfruttamento”, hanno detto con voce carica di rabbia, davanti a una folla che rispondeva con applausi e cori.

Ma la giornata non è stata solo protesta. C’è stato anche un momento di raccoglimento per ricordare Papa Francesco, a un anno esatto dalla sua scomparsa. All’inizio dell’evento hanno proiettato un video in cui il pontefice, ancora in vita, invitava i lavoratori a difendere i propri diritti. Un omaggio sentito, che ha aggiunto un’altra dimensione a una manifestazione già densa di significati.

Sul palco, oltre ai leader sindacali, sono saliti via via molti dei nomi più importanti del sindacalismo argentino. Giù, davanti al palco, gli ospiti speciali: tra loro i deputati Eduardo Valdés, Paula Penacca e Kelly Olmos. E tra i gruppi  in piazza spiccava anche quella del Nuevo Más, guidato da Manuela Castañeira, come riferisce l'emittente teleSUR.

Poco dopo, in un’intervista a Radio 750, Argüello ha spiegato meglio il senso di quella mobilitazione. “È stata molto grande”, ha detto, ma ha subito chiarito: “Noi lavoratori non siamo qui per festeggiare nulla. Questo è un giorno di riflessione, non di festa”. E ha dipinto un quadro sociale drammatico: da quando Milei è presidente, ha ricordato, sono stati persi 300mila posti di lavoro nel settore formale e hanno chiuso i battenti più di 22mila imprese. “La gente è sfiduciata e preoccupata, non vede nulla di meglio all’orizzonte”.

Argüello ha raccontato come il sindacato abbia tentato altre strade prima di tornare in piazza. “Avevamo chiaro che con la riforma del lavoro avevamo tre vie d’azione. Ora ci resta solo la piazza”, ha avvertito, riferendosi alla recente decisione della Camera d’Appello del Lavoro che ha ribaltato un precedente freno alla riforma approvata a febbraio dal Congresso. Poi ha spostato l’attenzione su quello che considera il vero pericolo: “La cosa più complicata è perdere la battaglia culturale. La gente ha smesso di credere nei settori popolari per affidarsi a questo capitalismo selvaggio”.

Ma la sua riflessione più amara è arrivata quando ha parlato del consenso elettorale che Milei continua a raccogliere anche in territori devastati dalla crisi. “A Bahía Blanca, dopo le alluvioni del marzo 2025, ‘lo squilibrato’ ha vinto con il 70 per cento. Lo stesso a Terra del Fuoco, dove ha distrutto tutto il tessuto industriale”. Un paradosso che per Argüello merita l’analisi di un sociologo. “Oggi però la gente sta capendo che il capitalismo non darà niente di buono al popolo. A questo governo non solo non importa l’interesse nazionale, ma lo tradisce per interessi stranieri”, ha concluso. Proprio qui sta l'essenza dei neoliberisti alla Milei.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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