Contro la 'Legge Truffa' 2.0: perché la riforma Meloni violerebbe l'Articolo 92

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Contro la 'Legge Truffa' 2.0: perché la riforma Meloni violerebbe l'Articolo 92

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di Michele Blanco
 
La sconfitta del referendum è una sconfitta storica del falso “riformismo istituzionale”, che ha caratterizzato la vita politica del nostro Paese degli ultimi 30 anni e più. Infatti la teoria secondo la quale si risolvono i problemi dell’Italia cambiando totalmente lo spirito democratico partecipativo della Costituzione e cambiando continuamente in senso restrittivo e antipopolare la legge elettorale ha dimostrato ampiamente l’unico intento antidemocratico che ha favorito l'astensione di milioni di cittadini in questi anni.
 
Dall’inizio della seconda repubblica abbiamo subìto inutili “riforme” sempre più pasticciate, giustificate con il falso e fuorviante bisogno di maggiore “governabilità” e “efficienza”, ma in realtà spesso animate solo da interessi di parte e contrapposizione alla effettiva partecipazione popolare e allo sviluppo dello stato di diritto. Basti pensare alle leggi elettorali, come il “Porcellum”, sempre più "maggioritarie" e antirappresentanza, senza preferenze, che favoriscono solo le minoranze più ricche e le segreterie dei partiti. Tutte queste presunte riforme sono state facilitate dalla manipolazione dell’informazione, hanno portato al compimento del programma antidemocratico e antipopolare già previsto dalla P2 di Licio Gelli, o alle attuali, assolute fantasticherie, su premierati e elezioni dirette.
 
Dietro tutte queste riforme c’è solo un immaginario di “ingegneria politica” che si illude di risolvere problemi politici con il cambio delle regole democratiche. Questo “proceduralismo” istituzionale, che combacia ideologicamente in buona parte con il neoliberismo tecnocratico, ignora che la politica dovrebbe essere lo specchio della società e se le istituzioni possono organizzare la vita civile e politica non possono imporsi in forma univoca e forzata alla società democratica.
 
Questo non significa certo che non si possano fare riforme. Ma non si può andare avanti per decenni riformando, o meglio peggiorando, questa o quella istituzione, senza disegno complessivo e soprattutto a colpi di "maggioranza" relativa. Il "riformismo istituzionale" pasticcione crea solo instabilità e caos. In occasione del referendum hanno di nuovo votato persone, che man mano negli anni, non sono andate più a votare per disaffezione completa verso questi partiti sia di centrosinistra che centrodestra che hanno fatto solo “riforme” assurde, politiche antidemocratiche, guerrafondaie e antipopolari negli ultimi decenni.
 
Uno degli aspetti più interessanti della vittoria del No al referendum è che ha messo ben in luce quanto Renzi, Calenda, Picierno e cosiddetta "sinistra" per il “si”, contino meno di zero tra le persone e nella società italiana, essi esistono solo nei giornali e nelle televisioni mainstream, che riflettono le posizioni dell'establishment e dei poteri forti. Non portano voti, anzi portano astensionismo, in più portano litigiosità, intrighi, falsità, continue trappole, politiche tecnocratiche se non reazionarie, rappresentano personale politicante infido, legato agli interessi dei superricchi e pessimi programmi politici neoliberisti, antipopolari ed elitisti.
 
Perché nessuno chiede se si può ottenere che milioni di persone che sono tornate a votare in occasione del referendum, vogliono votare per una coalizione con la Picierno, Fassino, Renzi o Calenda. Che cosa hanno in comune questi neolibersisti sfegatati e guerrafondai con i molti milioni di persone che vogliono votare per un programma sociale, con più sanità e assistenza e meno spese militari?
 
Ma noi persone normali, solidali, pacifiste, favorevoli alla sanità pubblica e al salario minimo, che abbiamo fatto di male, per continuare a sopportare persone di destra che nemmeno la destra vuole, che si vogliono candidare per forza con una possibile coalizione progressista seria e se coerente con un programma solidale vero, anche vincente?
 
Ora il pericolo più serio da affrontare è la proposta di legge elettorale fortemente sponsorizzata dal governo Meloni, denominata "Malan", in discussione in Parlamento, che prevede una serie di elementi critici e, credo pericolosi: 
 
1) un assurdo premio di maggioranza a chi raggiunge il 40% dei voti validi, quindi peggiore della legge “Scelba”, conosciuta come legge truffa delle elezioni del 1953 che prevedeva il premio del 65% dei seggi alla coalizione-alleanza di partiti che raggiungeva il 50% dei voti validi;
 
 2) l’indicazione del “candidato premier” della coalizione, in palese contrasto con l’Art. 92 della Costituzione ove si specifica chiaramente: “Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”.
 
Se non è chiaro, con questa legge elettorale si vuole introdurre un sistema politico non previsto nel nostro ordinamento, un premierato di fatto, che vuole indebolire ulteriormente il Parlamento, il potere legislativo, e rafforza in modo esagerato il Governo, potere esecutivo, anche con un’esigua e poco rappresentativa maggioranza parlamentare che lo sostiene.
 
La legge elettorale è fondamentale per dare rappresentanza democratica ai cittadini, con questo assurdo "premio" che vorrebbero dare a una minoranza trasformandola in larga maggioranza in Parlamento si rischia veramente e definitivamente di passare da una democrazia rappresentativa a un vero e proprio sistema postdemocratico e antiliberale.
 
Ora tocca all’opposizione parlamentare fare le barricate per difendere, quel poco che ci rimane, di rappresentanza. Invece di parlare di primarie di coalizione per stabilire il candidato presidente del Consiglio dei ministri, si oppongano a questa ennesima e pericolosissima torsione democratica.
 
Tornare a pensare ad una società politica italiana ed europea libera, effettivamente democratica e partecipativa, dove valori fondamentali siano una istruzione adeguata per tutti, con tutti i diritti sociali garantiti, sanità gratuita veramente garantita a tutti, dove le persone siano veramente uguali, e ognuno possa sviluppare le sue capacità e vivere con dignità. Ma per farlo si devono ridurre le notevoli disuguaglianze, causate dalle politiche ultratrentennali di austerità volute dall’ideologia neoliberista, cosi da ridare a tutti una speranza per il futuro.

*Contributo pubblicato su “La Fonte, periodico dei terremotati o di resistenza umana”, maggio 2026, ANNO 23, n. 5, p. 19.

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