Contro il "Babbo Natale bianco e occidentale". Un museo inglese vuole 'decolonizzare' Santa Claus

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Contro il "Babbo Natale bianco e occidentale". Un museo inglese vuole 'decolonizzare' Santa Claus

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Il gruppo museale Brighton and Hove Museums, finanziato con fondi pubblici, ha pubblicato un post sul suo blog che invita a "decolonizzare" la figura di Babbo Natale, sostenendo che la sua rappresentazione tradizionale rafforzi idee coloniali e patriarcali.

Il post, intitolato "Decolonizzare Babbo Natale" e scritto dalla co-responsabile del cambiamento culturale del museo, Simone LaCorbiniere, contesta la narrazione di un "Babbo Natale bianco e occidentale che giudica il comportamento di tutti i bambini". Secondo il testo, questa figura promuoverebbe pregiudizi coloniali di superiorità culturale, specialmente attraverso il concetto della lista dei "bambini buoni e cattivi", che non potrebbe valutare equamente "i bambini indigeni che praticano le proprie tradizioni culturali".

Il museo afferma che la storia di Babbo Natale rischierebbe di cancellare le pratiche culturali e la storia degli indigeni. Critica inoltre la rappresentazione tradizionale di Babbo Natale che supervisiona gli elfi, vedendola come un rafforzamento di gerarchie e autoritarismo.

Il post esorta i genitori a rifiutare la lista dei buoni e dei cattivi, descritta come un "binario occidentale", e propone di ridefinire Babbo Natale come un "personaggio più diversificato che celebri lo scambio culturale". Suggerisce di rappresentarlo come un lavoratore alla pari degli elfi, includendo persone da tutto il mondo nella sua officina, e di introdurre la figura di una "Mamma Natale" per mostrare che "gli uomini non devono necessariamente essere al comando".

Il post, originariamente pubblicato nel 2023 ma ancora disponibile sul sito del museo, ha suscitato una nuova ondata di reazioni negative in questi giorni sui social. Politici e commentatori sono tornati a commentarlo. La deputata del Reform UK Sarah Pochin vi ha visto un esempio di attivismo "woke", mentre Alka Sehgal Cuthbert, direttrice di Don't Divide Us, ha dichiarato al Telegraph che queste proposte "ridicole" cercano di "rompere il nostro senso di appartenenza a un passato e a una cultura comuni" e non dovrebbero ricevere finanziamenti pubblici.

Un portavoce del museo ha affermato che le persone sono "libere di essere d'accordo o in disaccordo" con il contenuto proposto.

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