Cosa resta di Soleimani un anno dopo

Cosa resta di Soleimani un anno dopo

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Un anno è passato dal barbaro assassinio ordinato dal Presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, a Baghdad, del Comandante del corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica, CGRI, il Generale Qaasem Soleimani e di Abu Mahdi al-Muhandis, leader delle Forze di Mobilitazione Popolare irachene Hashd al-Shaabi, colpiti da un drone statunitense.

Nell'attacco morirono altre 7 persone del convoglio che accompagnava all'aeroporto di Bagdad i due comandanti.

Questo omicidio, un agguato mafioso in piena regola, mise in allarme il mondo intero, una guerra sembrava imminente tra Iran e USA. La rappresaglia iraniana al momento fu un attacco ad una base statunitense in Iraq, dove almeno 100 soldati riportarono traumi celebrali.

Per Teheran la vendetta, comunque, non è stata ancora compiuta ed è diventata uno spettro un incubo per Washington, con continui invii di bombardiere, portaerei nel Golfo persico.

L'emergenze Covid-19 ha distolto in parte l'attenzione su questa vicenda, le provocazioni non sono mancate, anche gravi, come l'assassinio da parte di Israele dello scienziato iraniano Mohsen Fakhrizadeh, lo scorso 30 novembre.

Certamente la scomparsa di Soleimani è stato un duro colpo per l'Asse della Resistenza, rappresentato da Iran, Siria, Hezbollah, ma non l'ha indebolito.

L'assassinio di Soleimani è stato attuato per contenere l'Iran e le sue attività nella regione,

La ragione però è anche un'altra: Il comandante del CGRI è stato ucciso anche per quello che ha fatto, una vendetta per come ha organizzato la Resistenza in Libano, Siria, Iraq, Palestina e per le sconfitte inflitte ai piani di Washington e Tel Aviv,  almeno a partire dal 2006.

 

Facciamo un passo indietro

Soleimani fu nominato da Khamenei nel 1998 Comandante del CGRI, la forza internazionalista della Repubblica islamica dell'Iran, dopo essersi distinto in varie operazioni durante la guerra contro l'Iraq del 1980-1988.

Durante il conflitto tra Hezbollah e Israele nel 2006, la "guerra dei 33 giorni", una grande sconfitta per Tel Aviv, Soleimani rimase per tutta la durata del conflitto in Libano, condusse delle operazioni sul campo.

Come lui stesso raccontò in un'intervista pochi mesi prima di morire, organizzò il trasferimento del leader di Hezbollah, Hassan Seyed Nasrallah in un luogo sicuro nonostante la costante presenza dei droni israeliani.

Da questa guerra, grazie alle indicazioni di Soleimani, Hezbollah è diventata un potenza militare con un  potente arsenale missilistico di droni tanto temuto, come riconosciuto  più volte e anche di recente da Israele.

Il generale Soleimani consolidò la sua fama come incubo di Israele tra il 2008 e il 2009 durante l'operazione lanciata dall'occupazione sionista denominata 'Piombo Fuso'.

Il comandante del CGRI diede una maggiore organizzazione alla resistenza palestinese, come hanno ricordato molti dei suoi esponenti da Hamas alla Jihad islamica, al FPLP.

Ideò il trasferimento delle armi attraverso i tunnel tra Gaza e l'Egitto, addestrò molti combattenti palestinesi.

Convinto sostenitore della lotta armata come unico mezzo per la Liberazione, trasmise le competenze ai combattenti palestinesi per fabbricare da soli i missili per affrontare l'occupazione israeliana, costituendo ancora oggi un pericolo per Tel Aviv.

Il segretario generale della Jihad islamica Ziad Nakhalé ha dichiarato a tal proposito: Ha trasferito armi “in maniera quasi miracolosa nella Striscia di Gaza assediata. Anche i miracoli per lui non avevano limiti."

Con la guerra per procura alla Siria, ed il proliferare dei gruppi terroristici, come quelli legati ad al Qaeda e ISIS, Soleimani si rilevò di nuovo prezioso e per l'ennesima volta bloccò i piani egemonici degli USA, di Israele e delle monarchie del Golfo.

In Siria, consigliò la formazione di nuovi gruppi strutturati da affiancare all'esercito, a tal proposito furono create le Forze di Difesa Nazionale, così come quelle create in Iran ai tempi della guerra con l'Iraq. Soleimani sapeva bene che i gruppi terroristici non si potevano sconfiggere solo con l'artiglieria e i bombardamenti dell'aviazione.

Con l'ISIS che dilagava già in Siria, in Iraq creò Forze di Mobilitazione Popolare irachene, Hashd al-Shaabi, che furono determinanti nello sconfiggere il gruppo terroristico e sono ancora attive ai confini dei due paesi arabi per stanare le cellule dormienti.

 

Cosa resta di Soleimani

Come si può vedere, ad ogni piano di ingerenza imperialista in Asia Occidentale, è arrivato Soleimani per smontarlo.

In qualche modo Washington gliela doveva far pagare e lo ha fatto in maniera vigliacca, con un gesto di frustrazione dell'amministrazione Trump.

Ecco, tutto quello creato da Soleimani non è andato affatto distrutto, non sono solo vittorie da raccontare fanno parte della Storia e del presente.

Grazie a lui, la Resistenza in Palestina, in Libano con di Hezbollah, in Siria, in Iran è un albero che ha messo forti radici ed è più viva che mai.

 

P.S.

Vedete la foto dell'articolo? Ce la inviò un compagno, dal grande spessore politico e umano, Alfredo Viloria, ex primo segretario dell'Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, che ci ha lasciato pochi giorni fa.

Quando la pubblicammo, qualcuno obiettò la presenza di Soleimani in quel gruppo.

Solo chi ha conosciuto, vissuto e davvero combattuto da vicino, come Alfredo e i compagni venezuelani, la violenza dei piani egemonici degli USA nelle varie aree del mondo e ricevuto la solidarietà dell'Iran, può capire la figura di Qassem Soleimani, che può camminare al fianco, con tutto il diritto, dei liberatori Bolivar, Che Guevara, Hugo Chavez, Fidel Castro.

 

 

 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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