Merz, il politico più impopolare di Germania: il gioco delle distrazioni con Trump non funziona

Previsioni di crescita dimezzate, benzina alle stelle, fiducia a terra. Merz prova a giocare la carta estera, ma i tedeschi non ci credono più

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Merz, il politico più impopolare di Germania: il gioco delle distrazioni con Trump non funziona

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Friedrich Merz sta portando la Germania "verso una nuova era"? O sta semplicemente cercando di distrarre i tedeschi dai problemi domestici? La domanda, in queste ore, attraversa la stampa internazionale e le strade di Berlino.

A tessere le lodi del cancelliere tedesco ci ha pensato la rivista statunitense Foreign Affairs, secondo cui la politica estera della Germania "finalmente è maturata". L'occasione per questa benedizione a stelle e strisce arriva dopo che Merz ha iniziato a criticare apertamente Donald Trump e le azioni belliche USA in Medio Oriente. Un cambio di tono, secondo la rivista, che segna una nuova posizione internazionale per il paese.

Peccato che, fino a poche settimane fa, la musica fosse completamente diversa.

Per capire il ribaltone, bisogna tornare indietro al 3 marzo. Tre giorni dopo l'inizio dei bombardamenti di Israele e Stati Uniti (coalizione Epstein) contro l'Iran, Merz era seduto accanto a Trump alla Casa Bianca. Non solo non condannò gli attacchi: elogiò Washington per aver fatto il "lavoro sporco" dell'Occidente, si disse "sollevato" che "il regime dei mullah stesse giungendo al termine" e definì legittimo l'obiettivo di fermare il programma nucleare e balistico di Teheran. In quella occasione, quando Trump attaccò il premier spagnolo Pedro Sánchez e quello britannico Keir Starmer per la loro mancanza di sostegno, Merz rimase in silenzio. Non una parola in difesa dei partner europei.

Oggi, invece, lo stesso Merz dice che l'Iran sta "umiliando" gli Stati Uniti e che Teheran si è rivelata "più forte del previsto". Si dice "deluso" dall'approccio di Washington e Tel Aviv e invoca una soluzione diplomatica europea. Aggiunge, con una punta di risentimento, che Trump non lo aveva consultato prima di lanciare l'offensiva. "Se avessi saputo che sarebbe andata avanti per cinque o sei settimane e che sarebbe peggiorata, glielo avrei detto in modo ancora più categorico", ha dichiarato.

La reazione di Trump non si è fatta attendere. E non è stata tenera. "Non sa di cosa parla!", ha tuonato il presidente USA, difendendo le sue azioni come qualcosa che "altre nazioni avrebbero dovuto fare molto tempo fa". In un nuovo attacco su Truth Social, Trump ha rincarato la dose: "Dovrebbe dedicare più tempo a porre fine alla guerra con Russia e Ucraina - dove è stato totalmente inefficace - e a sistemare il suo paese distrutto".

Il presidente repubblicano ha anche minacciato una possibile riduzione delle truppe statunitensi in Germania, promettendo una decisione in tempi brevi. E ha accusato Merz di credere che "vada bene che l'Iran abbia un'arma nucleare". Un'accusa respinta al mittente dal cancelliere, ma che fa capire quanto il clima tra i due ex alleati sia diventato pesante.

Ma cosa si nasconde dietro questo improvviso cambiamento di rotta? Secondo gli analisti, poco di nobile e molto di elettorale.

La Germania è uno dei paesi più colpiti dalla crisi energetica provocata dalla guerra contro l'Iran. I prezzi di benzina ed elettricità stanno letteralmente bruciando i portafogli dei tedeschi. I cinque istituti economici più influenti del paese hanno tagliato più della metà delle previsioni di crescita del Pil per il 2026, portandole allo 0,6%. Per il 2027 stimano un misero 0,4%. A partire dal primo maggio, inoltre, si fermerà il transito di petrolio del Kazakistan verso la Germania attraverso l'oleodotto Druzhba. Il governo ha già dovuto vietare ai benzinai di aumentare i prezzi più di una volta al giorno, dopo che si era arrivati a 22 rincari in 24 ore.

"La retorica dura di Merz è rivolta all'interno", spiega l'esperto di politica tedesca Ivan Kuzmín. "Il suo obiettivo è mostrare all'elettorato che il cancelliere sta facendo qualcosa per contribuire a una fine più rapida del conflitto. In sostanza, sta giocando con i sentimenti degli elettori". Un modo per deviare la rabbia dei cittadini dai problemi interni - l'immigrazione, l'economia a pezzi, l'energia - verso circostanze esterne.

Il problema, per Merz, è che il gioco sembra funzionare piuttosto male. Secondo un sondaggio INSA e Bild, il cancelliere è stato riconosciuto come il politico più impopolare della Germania. Addirittura ultimo, ventesimo posto. L'ARD DeutschlandTrend è ancora più brutale: solo il 15% dei tedeschi è soddisfatto del suo lavoro, mentre l'84% esprime insoddisfazione per l'operato del governo. E le sue dichiarazioni secondo cui "la nostra illusione di prosperità non durerà" non aiutano certo a risollevare il morale.

Così, tra le critiche feroci di Trump e il malcontento di casa, Merz si trova in una posizione scomoda: prima troppo vicino alle posizioni USA, e ora accusato di essere troppo morbido con l'Iran. Intanto i tedeschi fanno i conti con il caro bollette. E la "nuova era" di cui parla Foreign Affairs, sembra solo una copertura in vista dei tagli draconiani al welfare state annunciati da Merz stesso.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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