Crisi sociale in Marocco: i giovani scendono in piazza per sanità e istruzione
Un'ondata di proteste sta attraversando il Marocco, da Rabat a Casablanca, da Tangeri ad Agadir. All'origine della mobilitazione giovanile, c'è il collasso di due servizi fondamentali: sanità e istruzione. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la morte di otto donne incinte in un ospedale di Agadir, ma le radici del malcontento affondano in problemi strutturali che il governo fatica ad affrontare.
A mobilitare i giovani è stato GenZ212, un movimento nato in modo anonimo sulla piattaforma Discord - dove il numero 212 rappresenta il prefisso telefonico del Marocco - i cui fondatori rimangono ancora ignoti.
Dal 27 settembre, ogni giorno i giovani marocchini scendono in piazza per protestare e sono tante ora le persone che si uniscono alle manifestazioni, degenerate in più di un’occasione in scontri violenti con la polizia.
Le cifre per comprendere cosa sta alla base del malcontento giovanile sono state ben snocciolate in un articolo pubblicato su Al Jazeera Net della corrispondente in Marocco, Sanaa Al-Qawiti.
E sono proprio i numeri a illustrare il quadro di una realtà drammatica.
Nel settore sanitario, il Marocco ha solo 0,43 medici ogni mille abitanti, contro una media mondiale di 1,72. Gli infermieri sono 1,1 ogni mille abitanti, rispetto a una media globale di 3,86. Non sorprende che il Global Healthcare Index 2025 piazzi il paese al 94° posto su 99 paesi esaminati.
L'istruzione non se la passa meglio. Nonostante un budget di 86 miliardi di dirham per il 2025, il sistema formativo marocchino si classifica al 101° posto mondiale per qualità. Il 25% dei laureati è disoccupato, mentre solo il 35% lavora effettivamente nel proprio campo di studi. Un dato che tradisce il completo disallineamento tra formazione e mercato del lavoro.
Il paradosso dei budget: tanti soldi, pochi risultati
Il governo marocchino, guidato dal partito Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti, replica sottolineando gli sforzi economici compiuti. "Il settore sanitario non ha mai sperimentato una riforma strutturale come quella a cui sta assistendo oggi dall'indipendenza", ha affermato Rachid Talbi Alami, presidente della Camera dei rappresentanti.
Ma per gli esperti, il problema non è la mancanza di fondi, quanto la loro gestione. "L'iniezione di ingenti fondi non ha avuto alcun impatto sul sistema educativo, data la mancanza di continuità e di accumulo", spiega Khaled Al-Samadi, ex ministro dell'Istruzione superiore. "Il governo ha trattato l'istruzione come un sottosettore, non come una politica strategica".
La crisi si allarga: dalla povertà alla classe media
Se la povertà assoluta è diminuita - passando da 4 milioni di persone nel 2014 a 2,5 milioni nel 2024 - le disuguaglianze territoriali rimangono profonde, con le aree rurali che soffrono in modo particolare. Ma la novità è che la crisi ora coinvolge pienamente la classe media.
"La mancanza di attenzione da parte del governo per le carenze dei sistemi sanitario ed educativo ha spinto i giovani a scendere in piazza", afferma Rachid Sari, direttore dell'African Center for Strategic and Digital Studies. "Il problema non è più limitato ai poveri, ma si è esteso anche alla classe media, che ora lamenta l'alto costo della vita e chiede migliori servizi pubblici gratuiti".
Il malcontento alimentato dalle parole del governo
A far esplodere la protesta hanno contribuito anche alcune dichiarazioni governative percepite come fuori luogo dalla popolazione. "In un momento in cui i cittadini si trovano ad affrontare una difficile situazione economica, i funzionari del governo parlano in termini di risultati e statistiche, presentandosi come il miglior governo della storia", accusa Sari, che definisce queste dichiarazioni "una provocazione per i cittadini".
Mentre il primo ministro Aziz Akhannouch promette impegno per risolvere i problemi, la piazza chiede più ascolto e meno statistiche. Le proteste marocchine non sono solo una richiesta di servizi migliori, ma una domanda di dignità e di un cambiamento di sistema reale. Con un tasso di disoccupazione al 12,8% e circa 1,25 milioni di persone costrette a lavori part-time non desiderati, la posta in gioco per il regno cheriffico è alta.
Fonte: https://www.aljazeera.net/ebusiness/2025/9/30/generation-z-morocco-education-health

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