Cuba e il bilancio pubblico: sociale al centro, nonostante la crisi

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Cuba e il bilancio pubblico: sociale al centro, nonostante la crisi

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Il bilancio dello Stato cubano ribadisce anche in una fase di forte pressione economica - un vero e proprio assedio - il suo carattere marcatamente sociale e umanista, confermandosi come uno dei pilastri del modello di protezione dei diritti della popolazione. Questo è quanto emerso nell’ambito della storica trasmissione della tv cubana ‘Mesa Redonda’, dove il ministro delle Finanze e dei Prezzi, Vladimir Regueiro Ale, ha illustrato come il budget continui a garantire l’accesso universale e gratuito a servizi essenziali quali sanità, istruzione, sicurezza e assistenza sociale.

Secondo il ministro, il bilancio non è soltanto uno strumento contabile, ma una rappresentazione concreta delle conquiste sociali della Rivoluzione. Anche in un contesto di risorse limitate, vengono tutelate le fasce più vulnerabili della popolazione e mantenuti i programmi di sviluppo culturale e sportivo, settori considerati strategici e non sacrificabili. Il riordino della spesa, ha spiegato Regueiro Ale, non implica una riduzione dei diritti, bensì una riorganizzazione delle attività per preservare la qualità dei servizi. Un elemento centrale dell’analisi riguarda la sostenibilità di questo modello. Mantenere un livello di spesa sociale pari a circa il 66% del bilancio complessivo richiede un rafforzamento dei meccanismi di controllo e una maggiore responsabilità condivisa nella gestione delle risorse pubbliche. Da qui l’insistenza sulla disciplina tributaria, presentata non solo come obbligo fiscale, ma come atto di solidarietà collettiva. In questo quadro si colloca anche l’aumento parziale delle pensioni, misura che, pur non risolvendo tutte le criticità, testimonia l’impegno dello Stato verso una popolazione anziana particolarmente esposta. Il bilancio assume inoltre una funzione attiva di indirizzo economico.

Attraverso fondi dedicati allo sviluppo agroalimentare, incentivi fiscali e agevolazioni per le energie rinnovabili, lo Stato mira a rafforzare la produzione interna, ridurre la dipendenza dalle importazioni e aumentare l’autonomia energetica dei servizi sociali. Le esperienze locali, soprattutto nel fotovoltaico, mostrano un tentativo di coniugare resistenza economica e sostenibilità.

Infine, gli interventi del sistema bancario e del settore delle comunicazioni evidenziano come la tenuta dei servizi essenziali passi sempre più dalla digitalizzazione e dall’efficienza organizzativa in condizioni di emergenza energetica. Nel loro insieme, queste politiche delineano un bilancio che, pur tra contraddizioni e limiti strutturali, continua a svolgere un ruolo chiave nel mantenere la coesione sociale e nel difendere l’impianto del progetto sociale cubano.


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