I testi di Radio Gaza #33 - “Vittorio Arrigoni non era italiano, ma palestinese. E noi gli abbiamo ricambiato quell’amore”

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I testi di Radio Gaza #33 - “Vittorio Arrigoni non era italiano, ma palestinese. E noi gli abbiamo ricambiato quell’amore”

 

I testi di Radio Gaza #33 - “Vittorio Arrigoni non era italiano, ma palestinese. E noi gli abbiamo ricambiato quell’amore”.

Guarda la puntata:

https://www.youtube.com/watch?v=An5C75pxDZw

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Di seguito i testi della puntata #33.

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Radio Gaza - cronache dalla Resistenza

Una trasmissione di Michelangelo Severgnini e della redazione locale palestinese a Gaza

In contatto diretto con la popolazione di Gaza che resiste e che ha qualcosa da dire al mondo.

Episodio numero 33 - 16 aprile 2026

La campagna “Apocalisse Gaza” raggiunge oggi il suo 303° giorno, avendo raccolto 171.360 € da 1.860 donazioni e inviato già a Gaza 170.646 € in valuta.

 

Lo scorso 15 aprile è stato il 15° anniversario dell’omicidio di Vittorio Arrigoni, attivista italiano ucciso nel 2011 nella Striscia di Gaza. Vorremmo dedicare questa puntata alla sua memoria. Il suo passaggio ha lasciato un segno nella Striscia. Molte persone lo ricordano. Molte lo hanno conosciuto personalmente. Una di queste fa parte della redazione sul campo di Radio Gaza e oggi condividerà con noi i suoi ricordi, le sue considerazioni.

Tuttavia non è questo l‘argomento con cui vorremmo cominciare la puntata. Eh sì, perché le emergenze del presente hanno anche oggi la priorità e anche Vittorio sarebbe d’accordo.

Tra le tante emergenze a Gaza ne abbiamo una da sottoporvi che per noi è molto importante.

Il progetto della scuola a Gaza è in una fase di stallo dovuta all’impennata dei prezzi all’interno della Striscia avvenuta in queste ultime settimane e più volte documentata e denunciata qui a Radio Gaza.

Pertanto, lo sforzo generoso dell’associazione ZYP Onlus non è sufficiente a coprire gli attuali costi di realizzazione della struttura tenda che ospiterà la scuola.

Sono stati investiti finora 7,500 dollari. Ma ne mancano alcune migliaia per raggiungere la copertura dei costi iniziali. I costi di mantenimento del progetto sono già affidati all’impegno di alcune associazioni, ma il completamento della struttura, indispensabile per cominciare le classi, deve essere ancora interamente coperto.

Siamo sicuri che tra chi segue Radio Gaza ci saranno molte persone pronte a donare i loro soldi per la scuola, tuttavia lo sforzo per l’allestimento della scuola non può compromettere le donazioni destinate alle famiglie e alle comunità della redazione sul campo di Radio Gaza.

Pertanto, saremmo felici di accogliere una donazione straordinaria oppure il coinvolgimento diretto, sotto forma di gemellaggio, da parte di un istituto scolastico, di un consiglio di classe, di  una biblioteca, un’associazione educativa.

Un ultimo piccolo sforzo, per dare la possibilità a 100 bambini tra i 6 e i 12 anni a Gaza di guardare al futuro come a un posto che gli è promesso, che gli spetta di diritto, e per il quale dovranno cominciare a prepararsi sin d’ora attraverso gli strumenti del sapere. Non sarà pertanto solo un laboratorio didattico, ma anche un luogo dove lenire i traumi della guerra quotidiana attraverso la socializzazione e il gioco.

<<Ciao, mi chiamo Amjad. Sono uno studente dell’Università di Al-Azhar e responsabile sul campo della scuola italiana a Gaza. Vi parlo dal luogo della nostra missione: questa scuola, che al momento consiste in una tenda, è molto più di un semplice luogo di istruzione. È un dono dal cuore dell’Italia ai bambini di Gaza. È l’unica scuola in tutta la nostra zona e, nonostante ciò stiamo lottando per mantenerla in vita contro le vessazioni dell'occupazione, l'assedio e il costo della vita soffocante che ha reso ogni giorno una battaglia per garantire le risorse. Vedo i bambini che aspettano nella polvere ogni giorno. Credono in questa scuola perché credono in voi. Voglio essere chiaro: non ci fermeremo mai e non deluderemo questi bambini Ma non possiamo farlo da soli. Per questo invito i nostri fratelli italiani e tutte le istituzioni, grandi e piccole: abbiamo bisogno della vostra risposta immediata. Le vostre donazioni urgenti sono ciò che manterrà accesa questa luce. Vi prego, sostenete la vostra scuola a Gaza. Sosteneteci ora, prima che sia troppo tardi. Infine, vorrei ringraziare dal profondo del cuore il mio caro amico e fratello Michelangelo e l’associazione ZYP Onlus per il loro continuo sostegno. Grazie a voi e grazie per aver collaborato con noi: insieme possiamo salvare un'intera generazione>>.

Vittorio Arrigoni venne rapito nella Striscia di Gaza nella giornata del 14 aprile 2011, ucciso durante la notte e ritrovato la mattina seguente ormai senza vita. Il suo corpo è stato rinvenuto dalle forze di sicurezza di Hamas durante un blitz in un appartamento abbandonato nel quartiere di Karama, a nord di Gaza City. I rapitori facevano parte del gruppo salafita Tawhid wal-Jihad, che in quelle ore aveva inizialmente chiesto, come contropartita per il rilascio, la liberazione di loro affiliati detenuti nelle carceri governative di Hamas. L’esecuzione dell’omicidio avvenne comunque prima della scadenza dell’ultimatum. Il 19 aprile successivo, a 4 giorni dal ritrovamento del corpo, la polizia di Hamas condusse un blitz nel campo profughi di Nuseirat che portò all’uccisione di alcuni dei rapitori e all’arresto di Mahmoud al-Salafiti, inizialmente poi condannato all’ergastolo con sentenza del 17 settembre 2012, poi ridotta a 15 anni, infine evaso e fuggito nel 2015 per essere definitivamente dichiarato morto a novembre dello stesso anno in seguito ad un combattimento in Iraq nelle fila dell’Isis. Come se i detenuti fuggiaschi a Gaza, da oltre 20 anni una Striscia sigillata dall’assedio israeliano, potessero facilmente ricollocarsi da Gaza all’Iraq, nelle fila dell’Isis, attraversando Israele e Giordania in massima libertà. Come se, ma di fatto questo è avvenuto.

Vittorio Arrigoni arrivò a Gaza il 23 agosto 2008 a bordo di una nave del Free Gaza Movement, prima missione a rompere il blocco navale israeliano. A quel punto, decise di restare. L’attivista italiano era membro dell’International Solidarity Movement e a Gaza ha svolto diversi compiti: quello di volontario, quello di interposizione tra l’occupazione e i Palestinesi, e infine quello di corrispondente e giornalista.

Come accennato in apertura di programma, un membro della redazione sul campo di Radio Gaza conobbe personalmente Vittorio e ha un vivido ricordo dei momenti in cui l’ha frequentato. Lasciamo dunque a lui fare un ritratto umano e politico dell’attivista italiano ucciso nella Striscia di Gaza all’età di 36 anni.

Noi vogliamo ricordare lo slogan diventato celebre con le corrispondenze da Gaza affidate al blog Guerrilla Radio: “restiamo umani”. 

Un mantra sgorgato dall’impossibilità di accettare gli orrori dell’operazione Piombo Fuso, condotta da Israele tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009 che provocò 1.500 vittime a Gaza. Immaginiamo la proporzione con il presente.

Se allora era necessario “restare umani”, oggi lo è ancora di più. 

Tuttavia con questo programma abbiamo provato a immaginare un anelito non certo più ampio, ma sicuramente altrettanto urgente: quello di “rimanere utili”.

<<La Palestina piange Vittorio Arrigoni. Non era italiano, ma palestinese. E noi gli ricambiavamo lo stesso amore; ogni anno rinnoviamo il nostro impegno in sua memoria, pubblicando le sue foto sulle nostre pagine. E ricordiamo i nostri incontri con lui, le sue chiacchierate e il suo profondo amore per la Striscia di Gaza e la sua gente. 

Vittorio era un amico per tutti noi, lo amiamo tutti e ricordiamo le sue parole. Ho avuto modo di incontrarlo diverse volte a Rafah, al porto di Gaza e in riva al mare. Era un amico caro. 

Che il suo ricordo viva per sempre.

15 aprile, anniversario della morte di una delle persone più straordinarie che abbia mai incontrato a Gaza tra i solidali stranieri, l’attivista italiano Vittorio Arrigoni, assassinato dalle forze dell’oscurità e del terrorismo. In quel periodo ero appena laureato, nel 2010, e avevo appena iniziato a realizzare interviste con solidali stranieri nel campo della documentazione. In quel periodo conobbi Arrigoni durante la marcia pacifica che si stava organizzando a est di Khan Yunis, e successivamente durante le sessioni della Galleria.

Vittorio Arrigoni ha lavorato nel movimento di solidarietà con il popolo palestinese nella Striscia di Gaza dal 2008 e ha assistito in prima persona agli eventi dell’aggressione israeliana su Gaza del 2008-2009, e ha raccontato tutto questo in un libro composto da 22 reportage inviati in seguito al quotidiano italiano “Il manifesto” e pubblicati sul suo blog Guerrilla Radio.

Arrigoni dice di questi articoli che sono «fogli dolorosi e macchiati di sangue, impregnati di fosforo bianco» e poiché la prima vittima di ogni guerra è la verità... Arrigoni ha ritenuto che fosse suo dovere, come essere umano, documentare la verità e diffonderla affinché Israele non la sopprimesse. Questo libro è un documento autentico e sconvolgente, la cui importanza risiede nel fatto di essere un racconto umano scritto da un testimone di una delle guerre più atroci che Israele abbia mai sferrato contro un popolo indifeso. Il libro si intitola Gaza: conservate la vostra umanità 

Quando abbiamo espresso le nostre condoglianze a sua madre, (Egidia) Beretta, ci ha detto: «Non voglio che gli assassini vengano giustiziati; rifiutiamo la pena di morte perché è disumana, ma voglio che dicano: perché hanno ucciso Vittorio?».

Tra i suoi articoli più famosi:

«Il sionismo è un movimento odioso, razzista e colonialista... proprio come tutti i regimi colonialisti e di apartheid, è nell’interesse di tutti che venga sradicato. Spero di vederla sostituita da uno Stato democratico e laico entro i confini storici della Palestina, dove palestinesi e israeliani possano vivere godendo di pari diritti di cittadinanza senza discriminazioni razziali o religiose. È un desiderio che spero si trasformi in realtà».

Alla memoria di Arrigoni, misericordia e pace…>>.

Nelle discussioni di questi giorni con i ragazzi della redazione sul campo di Radio Gaza, è stato un po’ inevitabile parlare di questa nuova spedizione della Global Sumud Flottilla. Se no altro perché Vittorio Arrigoni è stato un grande sostenitore delle prime flottiglie, lui stesso è arrivato a Gaza su una nave di attivisti. Tuttavia queste prime flottiglie che riuscirono a rompere il blocco, 5 navi in tutto, rimasero le uniche ad aver rotto il blocco. Tutte le successive 150 navi vennero arrestate in mare aperto e sequestrate, una volta che Israele prese le misure.

Di fatto l’operazione Piombo Fuso iniziata nel dicembre 2008 segnò un cambio di paradigma nella gestione militare di Gaza da parte dell’esercito israeliano, che da quel momento in poi ha reso impossibile rompere il blocco da parte di una nave civile.

Dal 7 ottobre 2023, inutile dirlo, la situazione è persino peggiorata. E’ vero, c’è un cuore pulsante all’interno della Striscia di Gaza che Israele non riesce a colpire. Sono i sogni di 2 milioni di persone e la loro eterna resistenza all’occupazione. Ma tutt’intorno Gaza è sigillata. Di fatto, ma anche di principio, sebbene sia il principio israeliano. Perché Israele considera Gaza come zona militare, con un conflitto di fatto in corso. 

Giusto per aver chiaro il punto di partenza.

Una volta chiaro il punto di partenza, non resta che constatare che l’unico modo per creare un contatto è internet. Un contatto informativo, perché sono gli stessi palestinesi di Gaza sul campo a raccontarci cosa sta succedendo sul campo. Ma anche un contatto solidale, perché tramite il trasferimento di valuta a Gaza possiamo mettere in condizione le persone di affrontare i prezzi proibitivi della merce a Gaza, in bella mostra ma inavvicinabile senza contanti freschi, come raccontato qui a Radio Gaza centinaia di volte.

In poche parole: è cambiato il contesto storico. Sono cambiate le condizioni sul campo. Di conseguenza, anche la strategia, secondo il nostro modestissimo parere, dovrebbe cambiare ed adattarsi ai tempi. 

Purtroppo Vittorio non è qui con noi oggi per dirci la sua opinione a riguardo.

Però in compenso, abbiamo l’opinione di qualcuno che a Gaza l’ha conosciuto bene. 

Ognuno si farà la propria.

<<Prima dell'operazione di ottobre, le flotte erano state inviate per rompere l'assedio della città di Gaza 

Ora, dopo gli eventi di ottobre, la politica americana e israeliana nei confronti della Striscia di Gaza è cambiata: oggi ci troviamo di fronte a due governi, quello israeliano e quello americano, che stanno lavorando per sterminare completamente il popolo palestinese nella Striscia di Gaza e che non esiteranno a uccidere o ferire chiunque tenti di fornirci qualsiasi tipo di aiuto, mettendo fine all'idea delle Flotte della Libertà prima ancora che salpino dall'Italia, se ciò fosse possibile.

Siamo profondamente delusi dal fatto che gran parte dei fondi raccolti venga sprecata, sapendo che non arriverà a chi ne ha diritto nella Striscia di Gaza.

Per quanto riguarda le persone che abbiamo incontrato, il nome di Vittorio rimane impresso nella mente perché ha dato la sua vita per la Palestina; è scolpito nella memoria. Ci sono molti italiani che abbiamo incontrato e che hanno incontrato centinaia di noi; ogni giorno giravano per zone nuove e pericolose per raggiungere il maggior numero possibile di palestinesi e documentare la verità qui. Proviamo grande gratitudine verso l’Italia e gli attivisti italiani per l’amore che ci dimostrano.>>.

Come denunciato diverse volte nelle puntate precedenti, l’innalzamento dei prezzi, la limitazione dei camion degli aiuti, la chiusura dei programmi di assistenza, sono tutte misure volte non solo alla gratuita crudeltà, ma hanno anche un obiettivo strategico molto chiaro: mettere in ginocchio il popolo, pertanto la resistenza. 

Prima degli ultimi aggiornamenti sui colloqui in corso e sulle stragi compiute a Gaza da Israele nell’ultima settimana, torniamo quindi a lanciare un appello per contribuire alle donazioni tramite il link PayPal qui esposto o al conto corrente che trovate nelle descrizioni.

<<La crisi del pane nella Striscia di Gaza: quando è iniziata e chi ne è responsabile.

Da quando è stato dichiarato il cessate il fuoco e sono stati riaperti alcuni valichi della Striscia di Gaza, alcune organizzazioni internazionali, tra cui il Programma Alimentare Mondiale e la U.S. Food Agency, si sono impegnate a fornire pane agli abitanti della Striscia di Gaza; tuttavia, le promesse non sono state mantenute e quanto fornito non è stato sufficiente, coprendo solo il 40% del fabbisogno degli abitanti della Striscia di Gaza.  Dopo la ripresa dei negoziati sul disarmo di Gaza, le organizzazioni hanno rinunciato al loro accordo e hanno smesso di fornire il 60% di quanto fornivano in precedenza e hanno iniziato a ridurre la quantità di farina che entrava nel settore di Gaza; la carestia è tornata in tutta la sua forza da circa un mese a questa parte e procurarsi il pane richiede ingenti somme di denaro; le famiglie palestinesi nel settore di Gaza non riescono a procurarsi il pane quotidianamente a causa del forte aumento dei prezzi; il costo della vita qui è diventato molto e insostenibile per la gente comune>>.

 

Martedì scorso, 14 aprile, una delegazione guidata dal consigliere senior statunitense Aryeh Lightstone ha incontrato martedì sera al Cairo il capo negoziatore di Hamas Khalil al-Hayya. Lightstone era accompagnato da Nickolay Mladenov, l'Alto Rappresentante per Gaza del Consiglio di Pace sostenuto dagli Stati Uniti. Oggetto dell’incontro, neanche a farlo apposta: il disarmo di Hamas.

Solo pochi giorni prima Lightstone aveva incontrato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per ottenere l'impegno di Israele ad attuare pienamente i propri obblighi previsti dalla prima fase del cessate il fuoco.

Pare che ahinoi però i colloqui si siano arenati sempre sul solito punto: chi disarma per primo.

Hamas sostiene che Israele non stia rispettando la propria parte dell’accordo, cosa che Israele ha negato accusando Hamas di violazioni a sua volta.

Un membro di Hamas avrebbe dichiarato: “Il documento proposto riflette un grave squilibrio nell’ordine delle priorità: la sicurezza di Israele viene prima di tutto, mentre i diritti umanitari, politici e amministrativi dei palestinesi vengono messi in secondo piano”.

Tutto da rifare, ancora una volta, dunque.

Senonché questa volta pare siano arrivate minacce a Hamas direttamente da Mladenov: “accettate il documento o preparatevi a un ritorno alla guerra”.

Giusto per portarsi avanti, in questi giorni Israele ha preso di mira le auto della polizia a Gaza. Ascolteremo ora da una testimonianza perché Israele adotta questa strategia. Tra il numero delle vittime però, anche questa volta, ci sono civili e bambini.

Nel frattempo, secondo il Ministero della Salute palestinese, gli attacchi israeliani, da quando il cessate il fuoco è entrato in vigore a ottobre, hanno già ucciso più di 765 persone a Gaza.

 

<<L'occupazione mira, prendendo di mira deliberatamente posti di blocco, posti di controllo e jeep della polizia, a creare un grave vuoto di sicurezza. Di recente questi attacchi sono diventati quotidiani, il che potrebbe indurre le forze di sicurezza a rifiutarsi di effettuare pattugliamenti e di presidiare i posti di blocco armati.

L'occupazione mira inoltre a provocare diverse brecce con questi attacchi, in modo da facilitare alle milizie lo svolgimento dei compiti loro assegnati all'interno della Linea Verde.

Massacro nel campo di Al-Shati: cinque persone sono state uccise dal bombardamento di una centrale elettrica nel quartiere; sono morti il mio amico, il mio vicino, suo fratello, suo figlio e altri tre vicini. È una notte terribile per noi qui: i bombardamenti ci uccidono e la fame ci sta consumando. È il secondo giorno consecutivo senza cibo e il nostro dolore aumenta a causa delle uccisioni e dei bombardamenti. Il massacro continua e la carestia si aggrava.

La pace sia con te, fratello Michelangelo. In un contesto di insicurezza e instabilità a Gaza, dopo che Israele ha chiesto il disarmo, la polizia del governo di Gaza sta cercando di dispiegare agenti agli incroci per garantire la sicurezza dei cittadini e sorvegliare i gruppi della milizia di Abu Shabab; in questo modo, gli agenti mettono a rischio la propria vita al 99% e sanno di essere nel mirino. 

Ma l'occupazione fa il contrario e vuole che Gaza rimanga in uno stato di caos, con spie e agenti che aiutano Abu Shabab a Gaza per far cadere Hamas

Per questo viene preso di mira qualsiasi posto di blocco di Hamas o veicolo militare>>.

Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Il suo film “L'Urlo" è stato oggetto di una censura senza precedenti in Italia.

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