Supremazia in crisi: i colpi iraniani scuotono il mito USA

452
Supremazia in crisi: i colpi iraniani scuotono il mito USA

Dopo quaranta giorni di escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, emergono due narrazioni profondamente divergenti: da un lato la versione ufficiale di Teheran, dall’altro le rivelazioni - ancora parziali ma sempre più documentate - che mettono in discussione la trasparenza del Pentagono. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (CGRI) ha dichiarato che i piani nemici di aggressione terrestre e navale sono “falliti”, sottolineando come ogni tentativo di occupazione, inclusi quelli diretti alle isole del Golfo Persico, sia stato neutralizzato grazie alla preparazione militare iraniana e alla stretta coordinazione con l’esercito regolare. Secondo Teheran, questa sinergia rappresenta un pilastro della moderna architettura difensiva del Paese, capace di garantire indipendenza, sicurezza e integrità territoriale.

Parallelamente, un’inchiesta del Daily Mail apre uno squarcio su ciò che potrebbe essere il vero costo del conflitto per Washington. Analizzando immagini satellitari europee, dati open source e materiale fotografico proveniente dal terreno, il quotidiano britannico suggerisce che il Dipartimento della Difesa statunitense starebbe occultando perdite miliardarie subite in seguito alle operazioni di risposta iraniane. La strategia di Teheran, tutt’altro che convenzionale, si sarebbe concentrata non tanto sull’abbattimento di velivoli in combattimento diretto, quanto sulla distruzione sistematica delle infrastrutture critiche: radar, sistemi di difesa aerea e capacità di comando e controllo. Un approccio mirato a rendere cieco l’apparato militare avversario, più che a confrontarsi frontalmente con la sua superiorità tecnologica. Una tattica di combattimento asimettrica molto efficace. Il caso della base aerea Prince Sultan, in Arabia Saudita, appare emblematico. Le immagini satellitari mostrerebbero segni evidenti di attacchi riusciti: tra questi, la distruzione di un velivolo AWACS - dal valore di oltre 700 milioni di dollari - e il danneggiamento o la perdita di diversi aerei cisterna KC-135, ciascuno dal costo fino a 240 milioni. In un solo giorno e in una sola base, le perdite stimate supererebbero il miliardo di dollari.

Ma il quadro complessivo sarebbe ancora più ampio. Secondo diverse fonti, entro metà aprile gli Stati Uniti avrebbero perso almeno 39 velivoli, con altri 10 danneggiati. Tra questi figurerebbero droni MQ-9 Reaper, caccia F-35 stealth - colpiti per la prima volta in combattimento - e perfino un sofisticato drone strategico MQ-4C Triton. A questi si aggiungono centinaia di droni abbattuti e infrastrutture logistiche devastate, inclusi depositi di carburante del valore stimato di oltre 800 milioni di dollari. Un elemento particolarmente controverso riguarda la presunta decisione del Pentagono di limitare la diffusione di immagini satellitari dell’area di guerra, chiedendo a società private di sospendere la pubblicazione di contenuti sensibili. Una scelta che, se confermata, rafforzerebbe l’ipotesi di un controllo rigoroso - se non opaco - della narrativa pubblica sul conflitto. Nel complesso, ciò che emerge è uno scenario in cui la superiorità militare statunitense, tradizionalmente considerata incontrastabile, viene messa in discussione da una strategia asimmetrica efficace e da sistemi difensivi iraniani sempre più sofisticati.

La distanza tra la versione ufficiale e le evidenze indipendenti rischia così di trasformarsi in un terreno di scontro parallelo: quello dell’informazione. In un contesto geopolitico già segnato dalla transizione verso un ordine multipolare, il conflitto iraniano potrebbe rappresentare non solo una crisi regionale, ma anche un punto di svolta nella percezione globale degli equilibri di potenza. E forse, più ancora delle perdite materiali, è proprio questa frattura narrativa a delineare le implicazioni più profonde del confronto in corso.



LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DELLE "TRE PRINCIPALI NOTIZIE DELLA SETTIMANA" - LA NEWSLETTER CHE OGNI SABATO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI. 

SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA

CLICCA QUI

La Redazione de l'AntiDiplomatico

La Redazione de l'AntiDiplomatico

L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa. Per ogni informazione, richiesta, consiglio e critica: info@lantidiplomatico.it

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

L'endpoint di Hormuz e la Grande Guerra Energetica di Giuseppe Masala L'endpoint di Hormuz e la Grande Guerra Energetica

L'endpoint di Hormuz e la Grande Guerra Energetica

La morale al contrario della nuova guerra a Persia e Levante di Michelangelo Severgnini La morale al contrario della nuova guerra a Persia e Levante

La morale al contrario della nuova guerra a Persia e Levante

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio” di Raffaella Milandri Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio di Paolo Desogus Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Venezuela, la lezione d'aprile di Geraldina Colotti Venezuela, la lezione d'aprile

Venezuela, la lezione d'aprile

Dramma Nazionale       di Alessandro Mariani Dramma Nazionale      

Dramma Nazionale    

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Gli Stati più odiati di Giuseppe Giannini Gli Stati più odiati

Gli Stati più odiati

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti