I testi di Radio Gaza #34 - "Trump ha rubato il Fondo per Gaza e l’ha trasferito a Israele per la guerra all'Iran"
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Di seguito i testi della puntata #34.
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Radio Gaza - cronache dalla Resistenza
Una trasmissione di Michelangelo Severgnini e della redazione locale palestinese a Gaza
In contatto diretto con la popolazione di Gaza che resiste e che ha qualcosa da dire al mondo.
Episodio numero 34 - 23 aprile 2026
La campagna “Apocalisse Gaza” raggiunge oggi il suo 310° giorno, avendo raccolto 172.760 € da 1.876 donazioni e inviato già a Gaza 171.962 € in valuta.
“Scolasticidio”, così l’hanno chiamato. Che è fratello minore di Genocidio, ma con conseguenze non meno devastanti, soprattutto a lungo termine.
Si stima che siano 660.000 i bambini in età scolare a Gaza privati del diritto allo studio. Di fatto le scuole sono chiuse dal 7 ottobre 2023 e nel frattempo il 90% degli edifici scolastici è stato distrutto.
Per questo motivo, nonostante le difficoltà, stiamo insistendo e non ci daremo per vinti.
La scuola a Gaza è quasi pronta. Ma tra il pronta e il quasi pronta, c’è un ostacolo di circa 2.500 dollari risultato dal costo delle commissioni e dall’impennata dei prezzi all’interno della Striscia dallo stanziamento della prima somma di 7.500 dollari, oltre un mese fa, a oggi.
Pertanto la scuola è quasi finita, ma non è pronta. I bambini stanno ancora aspettando. Saranno 100 bambini di età tra i 6 e i 12 anni ad riempire di di parole e risa questo tendoe. E’ una piccola cifra per un risultato enorme. Scriveteci per ogni maggiore informazione.
Sul canale potete trovare tutti i video della scuola in progress. Di seguito la scuola a che punto è adesso: la struttura è costruita, il tendone è alzato, serve poco altro, tra cui il materiale scolastico, e poi si parte.
Dateci una mano!
<<Mentre le città del mondo risuonano del suono delle campane scolastiche e degli zaini degli studenti pieni di libri nuovi, a Gaza prevale un altro tipo di istruzione. Qui la scuola non è un edificio a più piani, ma l’ombra di un albero, un angolo di una tenda o un pezzo di macerie che un bambino ha trasformato nella sua sedia. Siamo consapevoli che l'ignoranza è il secondo nemico dopo i proiettili e che privare un'intera generazione dell'istruzione è un tentativo di distruggere il nostro futuro; per questo abbiamo trasformato i centri di sfollamento in aule scolastiche resistenti.
Vedrete un insegnante che spiega le lezioni di matematica su un pezzo di cartone, e una bambina che cerca di scrivere il proprio nome sulla sabbia perché i suoi quaderni sono andati a fuoco. Questi sono i nostri veri eroi: ragazzi e ragazze che si sono offerti volontari per insegnare l’alfabeto ai più piccoli sotto il rumore dei bombardamenti, usando il carbone al posto delle penne e la loro pazienza al posto delle lavagne interattive. Ma questa forte volontà si scontra ogni giorno con una grave carenza degli strumenti più elementari che rendono possibile l’istruzione.
Lasciate che vi descriva le nostre reali necessità affinché queste scuole possano continuare a funzionare; abbiamo un disperato bisogno di tende didattiche apposite, che siano spaziose e proteggano i bambini dal caldo estivo e dal freddo invernale. I nostri studenti non hanno nemmeno gli strumenti più semplici; abbiamo bisogno di zaini e di un kit completo di cancelleria (matite, quaderni, righelli e gomme), poiché molti bambini condividono una sola matita per scrivere i compiti.
Abbiamo anche bisogno di lavagne bianche e pennarelli, e di sedie di plastica o stuoie su cui i bambini possano sedersi invece che sul freddo terreno sterrato. È evidente anche il nostro bisogno di libri e racconti brevi che stimolino le loro menti e li distolgano dall’atmosfera di guerra, e di strumenti per disegnare e colori per esprimere i loro sogni repressi. E non dimentichiamo la necessità di semplici premi di incoraggiamento (piccoli giochi o articoli di cancelleria colorati) per far sorridere i più meritevoli e motivarli a continuare nonostante tutte queste difficoltà.
Quando ci sostenete, non acquistate solo materiale scolastico, ma contribuite a mantenere alta questa penna contro l'oblio. La vostra donazione è un investimento nella ‘mente’ di Gaza che rifiuta di spegnersi, ed è un messaggio per questi bambini che dice loro: ”Il vostro futuro ci sta a cuore, e i vostri sogni non sono stati dimenticati". Ogni euro che donate può trasformarsi in un ‘pacchetto di quaderni’ che protegge un bambino dal perdere anni della sua vita nell'ignoranza."
"Le scuole possono essere distrutte, ma la voglia di imparare non crolla. Continueremo a scrivere, a leggere e a disegnare una patria meravigliosa nei nostri quaderni finché non torneremo a costruirla nella realtà. Grazie perché date ai nostri bambini la speranza che domani sarà più bello grazie alla loro consapevolezza e alla loro conoscenza. Dalle scuole di tende a Gaza... pace a tutti voi>>.
Abbiamo parlato di sistema educativo al collasso a Gaza. Ora vorremmo parlare del sistema sanitario. Per esempio. Sappiamo che al momento il numero delle vittime palestinesi dirette sia 75.000. Ma quante sono le morti indirette dovute a malnutrizione e a una pressoché totale assenza di cure adeguate e regimi igienici minimi?
Averne contezza è pressoché impossibile. Si è parlato di una possibile incidenza dell’8% sulla popolazione totale, oppure della moltiplicazione per 4 del numero delle morti dirette. Questi criteri, proposti dalle riviste specializzate, ci consegnano una cifra ipotetica che varia tra le 170..000 e le 280.000 morti. Chi ne è responsabile? Il conflitto? Le crudeltà di Israele? La nostra indifferenza?
Dei 36 ospedali funzionanti nella Striscia prima del 3 ottobre 2023, solo 19 sono attualmente in funzione, ma con capacità limitate. Ci sono poi 13 ospedali da campo in funzione e circa un centinaio di centri di assistenza primaria.
Ammesso però che le strutture sanitarie operative riescano a produrre una diagnosi in caso di malattia, l’acquisto dei farmaci è totalmente a carico del paziente, a prezzi esorbitanti, qualora mai si trovasse. La metà dei farmaci di base è totalmente assente, in particolare i farmaci oncologici. L’altra metà è disponibile, ma fuori dalle possibilità economiche della popolazione.
Diverse epidemie si stanno già diffondendo, come denunciamo da settimane qui a Radio Gaza.
Sono stati segnalati 100.000 casi di scabbia e pidocchi e 65.000 casi di eruzioni cutanee dovute a insetti, morsi di roditori e sporcizia.
Un bambino su 5, a Gaza, soffre di malnutrizione acuta.
<<L'UNESCO ha sospeso le attività nelle zone settentrionali della Striscia di Gaza. L'organizzazione, che raccoglie milioni di dollari in nome del popolo palestinese, non si è accontentata dei furti, ma ora ha anche sospeso le attività nella Striscia di Gaza, lasciando migliaia di bambini senza assistenza sanitaria.
E ora parliamo delle cause dell'elevato tasso di mortalità nella Striscia di Gaza.
Parliamo qui della vendita dei farmaci destinati al settore sanitario nel settore di Gaza.
È stato dimostrato più di una volta che i farmaci sono venduti a prezzi molto elevati alle farmacie private e le famiglie palestinesi non sono in grado di acquistarli. Ieri è morto mio cugino perché non ha potuto permettersi le cure. Ha avuto una febbre molto alta e, dopo un periodo di malattia, non essendo in grado di pagare le cure, è deceduto ieri. Ci sono centinaia di casi di persone morte a causa dello stesso problema: i medicinali entrano e vengono venduti sul mercato nero e i cittadini più poveri non possono permettersi di comprarli.
Qualche giorno fa abbiamo distribuito alcune confezioni di latte per neonati, ma ora ci troviamo di fronte a cure per bambini e adulti che non siamo in grado di fornire. Speriamo che i donatori si rivolgano direttamente alle persone qui e non alle istituzioni che continuano a fare affari sulla nostra sofferenza e sul nostro dolore.
A Gaza circola un detto secondo cui «non ammalarti mai, perché morirai», anche se la malattia fosse lieve; qui a Gaza, infatti, Israele non fa entrare grandi quantità di medicinali, ma solo piccole quantità destinate alle Nazioni Unite, che hanno una pessima reputazione per quanto riguarda la vendita di farmaci ai commercianti del mercato nero. I prezzi dei medicinali qui hanno raggiunto cifre da capogiro e la maggior parte sono solo antidolorifici; ci sono centinaia di malattie per le quali non esiste una cura e altre che richiedono ingenti somme di denaro per le cure
Ad esempio, il caso di mio cugino, malato di cancro alla gola, che ha ricevuto un'iniezione di chemioterapia e avrebbe dovuto rimanere in ospedale una settimana per ricevere trattamenti per rafforzare il sistema immunitario dopo la seduta di chemioterapia, ma purtroppo, poiché il costo di tutto ciò supera i mille euro, non abbiamo potuto tenerlo in ospedale e l'abbiamo riportato a casa; dopo 4 giorni il corpo non ha sopportato il dolore causato della chemioterapia, il suo corpo ha ceduto ed è morto perché non riusciva a sopportare la malattia. Stiamo parlando di una persona di 49 anni con quattro figlie, una famiglia di cui si prende cura e che ha bisogno di assistenza e attenzione.
Ha dei figli che avrebbero potuto vivere ancora per molti anni con il loro padre al loro fianco, ma poiché i mercanti della malattia non ci hanno lasciato alcuna possibilità di curarlo…
Qui abbiamo paura di ammalarci perché la malattia significa morte e non c'è cura.
Il direttore dell’ospedale pediatrico Al-Rantisi di Gaza, il dottor Jamil Suleiman, ha lanciato un allarme riguardo al notevole aumento dei casi di varicella tra i bambini, sottolineando che tale aumento ha spinto il personale medico ad adottare misure urgenti sul campo per monitorare e registrare i casi che giungono negli ospedali, dopo che il virus è diventato una minaccia diretta.
Ha spiegato che il sovraffollamento all'interno dei centri di accoglienza contribuisce in modo significativo ad accelerare la diffusione del contagio, sottolineando che le difficili condizioni ambientali hanno aggravato la gravità della malattia, soprattutto per le fasce più vulnerabili di bambini.
Suleiman ha aggiunto che vi sono seri timori che alcuni casi possano evolvere in complicanze gravi, come l’encefalite, soprattutto nei bambini piccoli e in quelli con un sistema immunitario indebolito, alla luce del continuo deterioramento delle condizioni ambientali e sanitarie nel settore>>
Abbiamo denunciato più volte qui a Radio Gaza il furto degli aiuti umanitari compiuto dai funzionari locali di molte organizzazioni caritatevoli. Per arginare questo fenomeno, servirebbe un minimo di ordine, di controllo. E’ quello che la polizia a Gaza sta eroicamente cercando di fare in questi mesi, per risolvere questo e altri problemi.
Ma ormai è diventato il bersaglio preferito dei missili israeliani.
Abbiamo raccontato tante volte questo fenomeno, ma oggi si riparte da qui. Dal sangue palestinese versato sull’asfalto.
786 sono i poliziotti palestinesi di Gaza colpiti e uccisi da Israele a Gaza dalla firma degli accordi di cessate il fuoco lo scorso ottobre. E’ uno stillicidio sistematico.
Ma c’è di più. Lo scorso 18 aprile il quotidiano libanese Al-Akhbar pubblica un’indiscrezione, secondo la quale i 17 miliardi di dollari provenienti dal fondo destinato alla Striscia di Gaza sarebbero stati trasferiti su un conto israeliano su ordine personale di Trump, sullo sfondo della guerra statunitense-israeliana contro l’Iran, e che Nikolay Mladenov, rappresentante del Consiglio di pace statunitense, avrebbe dichiarato il fondo completamente esaurito.
Trump ha smentito, assicurando che tutte le richieste economiche ai membri del Consiglio siano state soddisfatte “immediatamente ed in pieno”. Per quanto possano valere queste parole, il punto non è questo. Saranno arrivati i fondi, ma a chi sono finiti?
Ad esempio, L’NCAG (il Comitato nazionale per l’Amministrazione di Gaza) ha fatto sapere di non aver ricevuto i fondi necessari per allestire la propria sede all’interno della Striscia. Non è arrivato nulla, le casse sono vuote.
E se non ci sono soldi per ospitare il comitato che coordinerà la ricostruzione, figuriamoci i soldi per la ricostruzione. Figuriamoci i soldi per l’istruzione, per la sanità. Non c’è più niente.
Se il quotidiano libanese Al-Akhbar avesse ragione, significa che hanno speso i soldi della ricostruzione di Gaza per fare la guerra all’Iran.
<<Ogni volta che la polizia palestinese della Striscia di Gaza inizia a garantire l'ordine pubblico e a ristabilire la stabilità, Israele bombarda i posti di blocco, i veicoli e le stazioni di polizia; e dopo che la polizia è riuscita a sventare gravi crimini nella zona centrale, Israele ha appena bombardato un posto di blocco sulla strada principale che collega Gaza alla zona centrale.
(Trump ruba il «Fondo per Gaza» e lo trasferisce all’entità di occupazione israeliana).
Il «Alto Commissario» del «Consiglio di Pace», Nikolay Mladenov, ai membri del comitato amministrativo istituito per gestire il settore di Gaza che il fondo finanziario destinato al settore è diventato completamente «vuoto», dopo il trasferimento a «Israele» di 17 miliardi di dollari, raccolti per sostenere il suddetto «Consiglio» e la ricostruzione a Gaza.
Maldinov ha dichiarato, durante una riunione con la commissione, che il presidente americano Donald Trump ha trasferito alla parte israeliana la somma che «era stata destinata a garantire aiuti umanitari e a erogare fondi per l’avvio dei lavori della commissione nel settore», secondo quanto concordato al «Conferenza di Davos» lo scorso gennaio.
Nell'ambito della guerra in corso e senza fine, la guerra di sterminio contro il popolo palestinese
L'esercito israeliano ha appena posizionato ordigni esplosivi nelle zone di Shuja'iya e Al-Tuffah per distruggere gli edifici dei cittadini palestinesi e svuotare completamente di vita le zone abitate a est di Gaza, tenendo presente che ieri sera l'esercito israeliano ha effettuato un bombardamento su diverse zone, tra cui Khan Yunis, dove ha colpito un'auto civile, Beit Lahia, dove si era radunata una folla di cittadini, e a ovest di Gaza, dove ha colpito una tenda in cui viveva una famiglia pacifica. È così che l’esercito israeliano perpetra il genocidio nonostante la dichiarazione di cessate il fuoco>>.
Cosa significa essere padri oggi a Gaza? Se qualcuno se lo fosse mai chiesto, potrebbe trovare spunto nel prossimo messaggio. Un membro della redazione sul campo di Radio Gaza in questi giorni è diventato padre per la seconda volta. Ci uniamo alla felicità sua e della moglie e diamo il benvenuto al piccolo Obaida.
Non è il miglior posto della terra per venire al mondo, piccolo, ma l’esempio dei tuoi genitori sarà una strada maestra per la tua crescita al fine che tu possa diventare u giorno un fiero palestinese di Gaza. Che tu possa avere una vita di pace e libertà, questo è il nostro augurio.
A tutti coloro che ci ascoltano invece, siate coscienti di avere il potere di rispondere all’appello di un giovane padre palestinese. Una voce di Radio Gaza. Una voce profonda dal popolo di Gaza.
<<La pace sia con te, fratello Michelangelo. Sono sposato e ho due figli, di cui uno appena nato che ho chiamato Ubaida. Mi occupo della mia famiglia dopo la morte dei miei genitori e sono rimasto ferito in questa guerra.
Ho dovuto correre da un ospedale all'altro per curare mio figlio, che ha contratto una malattia della pelle e soffre di difficoltà respiratorie.
Ho dovuto acquistare le medicine per lui in farmacia al prezzo del mercato nero. Io e la mia famiglia viviamo in una tenda e abbiamo bisogno dei beni di prima necessità, come cibo, medicine, vestiti, pannolini e latte.
Inoltre, personalmente non mi sono mai preoccupato delle mie condizioni o dei miei vestiti logori
e anche mia moglie soffre di carenze personali, come vestiti e altre cose di cui non si può parlare
Mi interessa solo come sostenere la mia famiglia e fornire loro cibo, bevande, medicine e vestiti.
Ho sofferto molto in questa guerra e la mia casa è stata bombardata nei primi giorni della guerra; la mia casa distrutta si trova all'interno della linea gialla dove si trova l'esercito di occupazione israeliano.Stiamo vivendo orrori e giorni difficili da descrivere. Ogni giorno sopportiamo bombardamenti e l'uccisione di civili innocenti. Da qui, mi rivolgo a tutte le persone di buona volontà, fratelli e sorelle: vi imploro di starmi accanto e di sostenermi, perché, per Dio, ho disperatamente bisogno di voi, fratelli miei. Che Dio vi protegga e vegli su di voi, e che vi ricompensi per i vostri sforzi nel portare aiuti a noi a Gaza. Infine, vi auguro la pace assoluta; che Dio vi protegga in mezzo alle crescenti tensioni politiche, militari ed economiche che si stanno verificando nella regione>>.
Nonostante genocidio, occupazione, carestia, mancanza di istruzione e di cure, guerra quotidiana, condizioni igieniche precarie, avversità meteorologiche e tutto il peggio che l’apocalisse possa offrire, c’è qualcuno a Gaza che non ha perso l’ironia. E vuole farcelo sapere. Perché l’ironia è di chi non subisce soltanto, ma sa sognare un domani vicino e luminoso.
<<I vantaggi della vita in tenda. Innanzitutto ci si sveglia molto presto, perché le mosche e le zanzare non ti lasciano dormire dopo le 6 del mattino.
Devi essere forte e non puoi permetterti di cedere alla stanchezza o alla malattia, perché ci sono compiti quotidiani da svolgere, primo fra tutti il trasporto dell’acqua alla tenda.
La vita in tenda non ti permette di isolarti e pensare da solo.
Questo è un vantaggio perché se pensassi a ciò che ti sta accadendo impazziresti e la tenda ti protegge da questo.
Nella tenda ci sono dei suoni notturni meravigliosi di cui non conosci la causa, ma li senti ogni giorno senza sapere se si tratti di un serpente, di un porcospino o di una nozze.
La tenda ti dà la possibilità di farti una doccia mentre dormi, se piove su di te.
La tenda ti fa smettere di pensare al cibo, perché il fumo del fuoco e la sabbia si mescolano a tutti gli ingredienti; persino il tè che bevi ha un colore molto diverso>>.

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