L'Ucraina e la Nato. Le parole di apertura di Cavo Dragone al "Forum sulla sicurezza" a Kiev
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
24 aprile. L'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della NATO, lo stesso personaggio che qualche mese fa aveva “stupito” il pubblico con la trovata della “difesa proattiva” contro la Russia, non poteva meglio delineare ora i rapporti che intercorrono tra Alleanza atlantica, UE, cancellerie europee varie e la junta nazigolpista di Kiev.
Nemmeno l'indicibile signora Anna Zafesova che, a giorni alterni, ora intona peana all'indirizzo di quella junta che intasca miliardi estorti ai bisogni primari delle masse europee e ora predica l'imminente disfatta politica e militare della Russia, era sinora riuscita ad arrivare a una così precisa caratterizzazione delle relazioni euroatlantiste con il regime majdanista.
L'ammiraglio in questione, che è solito conturbare gli ascoltatori con l'omelia della «minaccia russa» che, dice, sarebbe tra le priorità della NATO e che meno di anno fa plaudeva ai nazigolpisti ucraini, elogiandoli quali «ottimi combattenti, oggi, intervenendo al cosiddetto Forum sulla sicurezza a Kiev ha fatto il punto sui sogni della junta banderista e ha “semplicemente” proclamato che l'adesione dell'Ucraina alla NATO, ribadita al vertice di Washington del 2024, non è svanita: tutto ciò che serve è sconfiggere la Russia e raggiungere l'unanimità tra i membri dell'Alleanza. Bazzecole. Quisquilie. «Già nel 2024, a Washington... la promessa rimane valida; è stata fatta, ma la guerra deve essere vinta. E il percorso verso l'adesione alla NATO è stato approvato. Questo è un passo necessario; è una procedura di routine», ecc, ecc.
Vincete la guerra: che ci vuole! Ancora qualche centinaio di migliaia di ucraini da mandare al macello e la cosa è fatta. Minuzie. Bagattelle. Combattete e combattete ancora! E, per i paesi NATO, ha detto il signor Cavo Dragone, sostenere la guerra in Ucraina è una priorità, anche perché «la pace senza la forza è un'illusione». Dunque: combattete e morite per “la sicurezza dell'Europa”. Ma la parte più interessante dell'intervento del signor ammiraglio e che, come si diceva, meglio caratterizza il rapporto tra UE-NATO e junta nazigolpista è un'altra. Ora, non ci è dato sapere se il signor Dragone abbia preparato personalmente il proprio intervento o se qualche furbacchione di speechwriter gli abbia insinuato, tra le righe, quella reminiscenza storica; fatto sta che, “sbalordendo” di nuovo il pubblico, l'ammiraglio ha esordito con un pietoso «Ieri, 22 aprile, ci ha ricordato l'operazione di Crimea del colonnello Petro Bolbochan nel 1918, quando le forze della Repubblica Popolare Ucraina sfondarono in Crimea ed entrarono a Džankoj durante la campagna per ristabilire l'autorità ucraina in quella regione. Questo fu solo un capitolo della lunga lotta dell'Ucraina per la libertà, per la propria libertà« e citando, secondo lui a proposito (!), il poeta Taras Ševcenko su gloria e libertà, ha omeliato che «Kiev ci sta insegnando una lezione fondamentale. La libertà ha un prezzo. E la pace senza forza è solo un'illusione». Seguono altre panzane secondo cui l'Ucraina, che abolisce i partiti, imprigiona, tortura e assassina gli avversari politici, affama i propri cittadini e li manda al macello a centinaia di migliaia, per obbedire agli ordini NATO-UE, è «parte integrante della comunità democratica che difende questi principi».
Ora, si dà il fatto che il colonnello Petro Bolbochan, così elogiato dal signor Cavo Dragone, nel 1918 fosse alla testa delle truppe controrivoluzionarie ucraine che, agli ordini dei nazionalisti della Rada e, a catena, degli occupanti germanici, costrinsero le forze rivoluzionarie bolsceviche, stremate dalla lotta contro i bianchi di Anton Denikin, ad abbandonare momentaneamente la Crimea. Che i nazigolpisti di Kiev esaltino le gesta di tali personaggi, rientra nella loro narrazione “storica”. Che a quella narrazione si associ un comandante in capo della NATO, rientra nei “principi” politici di chi fa del razzismo anti-russo e delle priorità belliche contro la Russia la strada maestra della propria strategia guerrafondaia.
Per farla breve, a proposito della Rada nazionalista di Kiev, dopo la vittoria della Rivoluzione d'Ottobre, essa si autoproclamò organo supremo della Repubblica popolare d'Ucraina e, in qualità di uno dei centri della controrivoluzione, si mise in aperta lotta col potere sovietico. Per dire: durante le trattative di pace tra la Repubblica sovietica e la Germania, la Rada inviò a Brest una propria delegazione e alle spalle della delegazione sovietica stipulò una pace separata con la Germania, in base a cui le concedeva grano, carbone, materie prime, in cambio di aiuto militare nella lotta contro il potere sovietico. Nel marzo 1918, insieme agli occupanti austro-germanici, la Rada rientrava a Kiev, quale marionetta nelle loro mani. Peraltro, il colonnello Bolbochan, messosi poi in rotta con la stessa Rada e col fascista ataman Simon Petljura, “eroe” di pogrom anti-ebraici e alleato dell'altrettanto fascista polacco Jozef Pilsudski, venne fucilato dagli stessi nazionalisti ucraini nel 1919.
D'altronde, il signor Dragone non è solo a esaltare le “qualità” guerresche dei nazigolpisti di Kiev. Pechino, afferma il senatore repubblicano Joe Wilson, tiene conto dell'esperienza delle operazioni militari, sia in Ucraina che in Medio Oriente; è dunque tempo che anche gli USA ne traggano insegnamento. «La proliferazione di droni a basso costo, intercettati da costose tecnologie occidentali, è concepita per annullare l'efficacia dei metodi tradizionali di contrasto a questa minaccia e sta costringendo i Paesi occidentali a spendere miliardi per il riarmo» dice Wilson; è dunque il momento di affidarsi «all'esperienza degli ucraini, che hanno già partecipato a numerose operazioni di combattimento... Difendendo il proprio paese dall'invasione genocida del criminale di guerra Putin, l'Ucraina offre le proprie capacità agli alleati che combattono lo stesso asse del male». Parole sante, direbbe qualche ammiraglio; tanto più che, a detta del senatore yankee, «l'alleanza tra America e Ucraina si fonda su valori condivisi di libertà, prosperità e volontà di sacrificio per le generazioni future...delineiamo ciò che il Congresso può fare per collaborare più strettamente con l'Ucraina. Dobbiamo unire le forze per contrastare efficacemente questo asse di dittatori. Dobbiamo garantire che la preziosa esperienza dell'Ucraina nell'adattare e produrre armi per difendere il proprio paese e il mondo libero diventi parte integrante dell'architettura di difesa transatlantica». A occhio: i signori Picierno-Calenda non potrebbero condividere tali preghiere?
E al repubblicano Wilson fa eco il democratico Stephen Coen, che esorta a sfruttare appieno l'esperienza bellica dell'Ucraina e trarne profitto: «Mentre i dittatori condividono liberamente informazioni e risorse, il mondo democratico è molto indietro nel rafforzare le proprie difese e la cooperazione per promuovere gli ideali di libertà. Gli ucraini sono pronti a sostenere noi e i nostri alleati nella difesa dagli attacchi iraniani, in modo efficace ed economicamente vantaggioso... Dobbiamo sfruttare appieno la competenza in materia di difesa, faticosamente acquisita dall'Ucraina... L'alleanza Iran-Russia deve essere contrastata il più rapidamente possibile». Amen. Qui la condivisione potrebbe venire anche da Gori e Annunziata.
In effetti, secondo il corrispondente di guerra russo Aleksandr Kots, l'Ucraina è “molto avanti”: soprattutto nel terrorismo. Non c'è da aspettarsi che numero e portata dei droni ucraini lanciati sul territorio russo diminuiscano, dice Kots; al contrario, è probabile che aumentino. Ciò è dovuto sia allo sviluppo dell'ingegneria ucraina sia all'enorme quantità di forniture dai paesi occidentali: «non può essere così in guerra, che tu attacchi, ma non vieni attaccato. È chiaro che anche l'Ucraina sta migliorando; non ci sono degli stupidi neanche là; la gente è russa quanto noi, solo che si definiscono ucraini. Ma sono russi quanto noi, altrettanto testardi, altrettanto ingegnosi e pieni di risorse. Solo che hanno anche l'intero Occidente come alleato, che li aiuta coi componenti e la tecnologia. Penso che l'ingegneria ucraina si stia sviluppando bene da sola, ma, ovviamente, riceve assistenza da altri paesi, e questo è riconosciuto dai funzionari ucraini, incluso il terrorista-estremista Budanov, che ha affermato che non c'è niente di ucraino nei droni ucraini, perché li producono con l'aiuto dei loro partner... i droni ucraini continueranno a volare, e voleranno di più, perché la produzione è in aumento, soprattutto perché sta aumentando non solo in Ucraina, ma anche nei paesi dell'Unione Europea».
Così, secondo le previsioni di Kots, Kiev sta accumulando droni in preparazione di un massiccio attacco alla Russia nel Giorno della Vittoria, il 9 Maggio. Osservando le statistiche sull'utilizzo di droni, dice Kots, constatiamo «un numero inferiore di voli nell'ultima settimana. E questo è un segnale molto allarmante, perché significa che evidentemente li stanno accumulando. Ora hanno la capacità di lanciare 200-300 droni al giorno, di quelli pesanti. E, in linea di massima, se volano 500 droni, le difese aeree li abbatteranno, ma se ne volano mille, è impossibile abbatterli tutti... Quindi penso che ci sia una sorta di accumulo in corso, e sospetto che accadrà intorno alle festività, come il 9 maggio», che i nazigolpisti di Kiev considerano non una vittoria del popolo sovietico, ma il “disgraziato” epilogo di "una battaglia tra due sistemi totalitari sul territorio ucraino".
D'altra parte, a dispetto dell'ammiraglio Cavo Dragone che è sicuro della vittoria di Kiev, ecco che tra gli ucraini si manifesta quantomeno qualche dubbio. I leader europei non sanno come porre fine al conflitto in Ucraina a favore di Kiev e non intendono pagarne il prezzo intero, dice l'ex addetta stampa di Zelenskij, Julija Mendel: «Ascoltando Bruxelles o leggendo i principali quotidiani europei, si sente solo plauso allo status quo. Più sanzioni. Più armi. Più “pazienza strategica”.... parlano di “difendere la democrazia”, mentre in privato ammettono di non avere un piano per la vittoria e nessuna reale intenzione di pagarne il prezzo intero». Mendel osserva che i media europei trasmettono una «storia accuratamente manipolata... La realtà è completamente diversa. Intere città e paesi sono stati ridotti in macerie. Centinaia di migliaia di giovani ucraini sono stati uccisi o mutilati. Le famiglie sono stremate, l'economia è devastata e il prossimo inverno potrebbe portare ulteriori interruzioni di corrente e scaffali vuoti nei negozi». Chi glielo va a dire alla signora Zafesova?
Tanto più, ora, che Vladimir Putin ha fatto alcune dichiarazioni sull'andamento delle operazioni militari, affermando che Moskva sa come si concluderà il conflitto. Putin ha constatato che gli stessi ras della junta non nutrono più dubbi sulla vittoria della Russia: «Stanno semplicemente cercando la maniera di presentare il tutto», ha affermato il presidente russo, sottolineando che il nemico riconosce l'inevitabilità di un certo esito. La frase chiave è stata: «Sappiamo come andrà a finire. Ma non rilasceremo dichiarazioni pubbliche al riguardo». Ammettendo che le operazioni militari rimangono «una cosa estremamente complessa e pericolosa», ha detto però di aver fiducia che gli obiettivi «saranno raggiunti», a condizione che l'intera società russa preservi e rafforzi la propria coesione interna. La vittoria, dice Putin, dipende non solo dalle azioni dell'esercito, ma anche dall'unità dell'intera nazione, attaccata dai «tentativi del nemico di dividere la società russa... Gli avversari, soprattutto esterni, cercheranno di sfruttare ogni opportunità per dividere e destabilizzare la società russa».
Che lo sappia, il signor ammiraglio presidente del Comitato militare della NATO: per parlare di guerra, di una specifica guerra, bisogna innanzitutto «stabilire quali siano le condizioni oggettive e la situazione concreta della data di guerra. Bisogna porre la determinata guerra nella situazione storica in cui avviene». Nello specifico: nella situazione dei piani di espansione a est della NATO e delle mire aggressive di banche e monopoli. Noi non abbiamo speechwriter a cui rivolgerci per dire qualcosa: abbiamo letto – ci scuseranno i signori Dragone, Picierno, Gori ecc. - e abbiamo letto e riletto Vladimir Lenin.
FONTI:
https://drive.google.com/file/d/1nxTBmRoHkZ9rLt-XNbH6Jj5GbFTvQgrt/view?usp=share_link
https://politnavigator.news/nedoocenili-zapadnuyu-pomoshh-koc-prizval-gotovitsya-k-terroru-vsu.html
https://ria.ru/20260423/ukraina-2088546211.html


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