Insider trading in divisa: il caso del soldato che scommetteva sulla cattura di Maduro e l'ombra dei profitti bellici

Un militare USA ha guadagnato 400mila dollari scommettendo con informazioni segrete su Polymarket. Poi ha cercato di cancellare le tracce. Ma il suo caso è solo la punta di un iceberg che unisce guerra, profitto e dichiarazioni al vento sul petrolio iraniano

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Insider trading in divisa: il caso del soldato che scommetteva sulla cattura di Maduro e l'ombra dei profitti bellici

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di Fabrizio Verde

C’era un soldato statunitense, di stanza a Fort Bragg, il quale era a conoscenza di notizie riservate. Sapeva, per esempio, che gli USA stavano imbastendo un’operazione per sequestrare il presidente venezuelano Nicolas Maduro. E mentre i suoi commilitoni si preparavano all’operazione, lui ha pensato bene di scommetterci sopra.

Si chiama Gannon Ken Van Dyk, ha partecipato alla pianificazione e all’esecuzione dell’operazione ‘Absolute Resolve’, quella che il 3 gennaio ha portato al sequestro di Maduro e al suo successivo trasferimento negli Stati Uniti sulla base di false accuse di narcoterrorismo. Così mentre i generali studiavano il piano e i soldati si preparavano a entrare in azione, Van Dyk apriva un account su Polymarket, uno di quei portali di scommesse sul futuro che vanno così di moda ultimamente.

Secondo quanto reso noto dal Dipartimento di Giustizia statunitense, il militare ha piazzato più di 33mila dollari in una serie di pronostici: Maduro sarebbe stato rovesciato entro il 31 gennaio? Gli Stati Uniti avrebbero invaso il Venezuela? Lui era a conoscenza di queste informazioni riservate. E ha scommesso di conseguenza. L’ultima giocata è stata piazzata appena un giorno prima dell’operazione.

Il risultato? Una vincita netta di poco più di 409mila dollari. Il colpo più grosso è arrivato da una singola scommessa da 32.537 dollari, che gli ha fruttato un ritorno del 1.242%: oltre 404mila dollari.

Naturalmente, a qualcuno è sembrato strano. Il tempismo era troppo perfetto. Così Polymarket, che si affretta a precisare di aver collaborato con le autorità, ha segnalato il caso. Il Dipartimento di Giustizia ha indagato per mesi. E alla fine è arrivato l’arresto del militare.

Van Dyk è accusato di uso illecito di informazioni classificate, frode telematica, violazione del Commodity Exchange Act e riciclaggio. Perché il punto non è che abbia scommesso. Il punto è che ha scommesso perché aveva accesso a informazioni riservate.

I procuratori hanno ricordato che il soldato è stato fotografato in uniforme, con un fucile in mano, sul ponte della USS Iwo Jima, la nave su cui Maduro è stato portato dopo l’illegale sequestro. Un dettaglio che gli inquirenti non hanno inserito per caso: serve a ricordare che Van Dyk non era un semplice spettatore privilegiato. Era dentro l’operazione. E la sua divisa gli imponeva il silenzio, non le scommesse.

Il procuratore generale facente funzioni Todd Blanche è stato chiaro: “A chi indossa l’uniforme vengono affidate informazioni segrete per svolgere la missione nel modo più efficace e sicuro. Hanno il divieto di usare quelle informazioni per un tornaconto personale”.

Il direttore dell’FBI, Kash Patel, ha aggiunto: “Nessuno è al di sopra della legge”.

La clamorosa vicenda è stata commentata anche dal tenente generale in pensione Keith Kellogg, ex inviato speciale di Trump per l’Ucraina. “È deludente”, ha affermato a NewsNation. “Lo metterei su un aereo e lo farei saltare giù a diecimila piedi sulla zona di lancio di Fort Bragg, senza paracadute. Dio santo, non si può essere così stupidi. Devono processarlo con tutto il peso della legge”.

Van Dyk, dopo aver realizzato l’incasso, ha provato a cancellare le tracce. Ha tentato di eliminare l’account Polymarket, ha cambiato l’indirizzo email collegato al conto di scambio di criptovalute. Ma gli investigatori sono riusciti ugualmente a incastrarlo.

Polymarket, dal canto suo, ha rilasciato una nota su X: “L’insider trading non ha posto qui. L’arresto di oggi è la prova che il sistema funziona”.

E qui il caso di Van Dyk potrebbe sembrare una vicenda isolata, quasi grottesca: un soldato che si credeva troppo furbo, beccato e arrestato. Una deviazione, un abuso individuale. Ma sarebbe un errore liquidarlo così.

Perché negli Stati Uniti la guerra, da tempo, questione di business e speculazione. E non parliamo solo di appalti militari o contratti miliardari per i colossi della difesa. Parliamo di una losca catena di eventi che mescola intelligence, dichiarazioni pubbliche, voci di corridoio e speculazione finanziaria. Una catena che ha lambito persino il ministro della Guerra, Pete Hegseth.

Basta guardare a quanto accade ogni volta che il presidente Trump apre bocca sull’Iran. Le sue dichiarazioni sul petrolio - prima minacciose, poi apparentemente concilianti, poi di nuovo bellicose - hanno scatenato negli ultimi tempi oscillazioni selvagge del prezzo del greggio. Ogni parola, ogni post social, ogni intervista provoca un’onda d’urto sui mercati. E c’è sempre qualcuno, da qualche parte, pronto a cavalcare quell’onda. Operatori finanziari con agganci, lobbisti ben informati, persino funzionari governativi che magari hanno sentito qualcosa un minuto prima degli altri.

La dinamica è sempre la stessa di Polymarket, solo su scala molto più grande. L’informazione privilegiata diventa un’arma. La differenza è che sulle piattaforme di scommesse politiche i guadagni sono nell’ordine delle centinaia di migliaia di dollari. Sul mercato del petrolio, invece, si muovono cifre da decine di milioni. E le regole, in quel territorio di frontiera tra diplomazia e finanza, sono molto più grigie.

La vicenda che ha coinvolto Hegseth - senza mai travolgerlo del tutto, ma lasciando un alone di sospetto - riguarda proprio questo intreccio. Alcune operazioni finanziarie sospette condotte da persone vicine al mondo della difesa, in concomitanza con annunci strategici statunitensi sulla politica petrolifera iraniana, hanno attirato l’attenzione degli inquirenti. Il ministro ha negato qualsiasi coinvolgimento diretto. Ma il solo fatto che il suo nome sia emerso racconta quanto sia diffuso il meccanismo: anche chi siede ai vertici della sicurezza nazionale si muove in un ecosistema dove il confine tra informazione riservata e opportunità di guadagno è sottile, sfumato, pericoloso.

Così il soldato Van Dyk diventa, suo malgrado, il simbolo di qualcosa di più grande. Lui è il piccolo pesce che ha abboccato. Ma il mare è pieno di predatori più grandi, più astuti, meglio protetti. Gente che non ha bisogno di aprire un account su Polymarket perché opera sui derivati petroliferi. Che non viene fotografata con un fucile in mano, ma con un cravatta e un pass da think tank. E che difficilmente finirà su un aereo a diecimila piedi senza paracadute.

 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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