Il piano di disarmo ai danni di Hezbollah: il Libano verso la guerra civile?

«Salam cede alle pressioni USA annunciando un piano per il disarmo: l’obiettivo è depotenziare il partito sciita che da far suo rigetta ogni possibile intesa. In Libano un conflitto interno è ora dietro l’angolo”

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Il piano di disarmo ai danni di Hezbollah: il Libano verso la guerra civile?

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 di Francesco Fustaneo

 

Quando, martedì scorso, il governo libanese è uscito da più di cinque ore di consultazioni “straordinarie”, l’unica certezza era che il premier Nawaf Salam avesse smontato l’intesa preliminare fra il presidente Joseph Aoun e Hezbollah.

Salam – in carica dall’otto febbraio 2025 – ha ordinato all’esercito di redigere un piano operativo per limitare il numero di armi in circolazione nel Paese, bypassando il dialogo che molte forze politiche – incluso Hezbollah stessa – ritenevano indispensabile. Dietro gli annunci e le formalità l’obiettivo è chiaro: ottenere entro fine anno il ritiro totale dell’arsenale del gruppo politico militare sciita.

La mossa arriva dopo settimane di pressing da parte degli Stati Uniti. L’inviato speciale Thomas J. Barrack Jr. ha presentato una “roadmap” che prevede la cessazione degli attacchi israeliani e l’evacuazione di cinque postazioni ancora occupate nel Sud del Libano in cambio dell’impegno ufficiale di Beirut a disarmare Hezbollah. Un piano che a Hezbollah suona come un ultimatum: “Per noi questa decisione semplicemente non esiste” ha replicato il movimento, bollando l’iniziativa come “un diktat statunitense a una mossa a servizio d'Israele”.

Esplicative le affermazioni di Naim Qassem, segretario generale del partito sciita: “Non possiamo accettare alcun calendario proposto  sotto l'ombra dell'aggressione israeliana, perché accettare un calendario significa impegnarsi a fare qualcosa mentre l'aggressione continua”.

Non occorre essere degli analisti per rendersi conto delle potenziali implicazioni: qualora l’esercito fosse costretto a intervenire, finirebbe per essere trascinato in uno scontro armato con Hezbollah, aprendo la strada a una nuova guerra civile. Il Paese, ancora sanguinante per l’offensiva israeliana dell’autunno scorso, non può permettersi un nuovo ampio conflitto interno.

Secondo molti osservatori, però, il piano di disarmo non riguarda solo il Libano: rientra in una strategia regionale volta a indebolire i movimenti di resistenza, dal Libano all’Iraq, servendo in ultima analisi gli interessi di Washington e Tel Aviv.

Beirut si trova ora così divisa fra la necessità di ristabilire la sovranità statale e il rischio di trasformare l’ennesima crisi politica in una guerra intestina.

Francesco Fustaneo

Francesco Fustaneo

Laureato in Scienze Economiche e Finanziarie presso l'Università degli Studi di Palermo.
Giornalista pubblicista dal 2014, ha scritto su diverse testate giornalistiche e riviste tra cui l'AntiDiplomatico, Contropiano, Marx21, Quotidiano online del Giornale di Sicilia. 
Si interessa di geopolitica, politica italiana, economia e mondo sindacale

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