Il Tradimento del Caucaso: L'Asse Pašinjan-Zelenskij e il Nuovo Accerchiamento della Russia
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Nonostante gli italici media di regime gli abbiano dedicato poche osservazioni e solo nella giornata stessa dell'evento, l'ottavo vertice della Comunità politica europea riunitosi il 4 maggio a Erevan rivestiva un significato non secondario e, nel quadro generale della contrapposizione e alla Russia, si è mosso seguendo due distinte direttrici, entrambe rivolte a soddisfare il medesimo progetto guerrafondaio. Detto in estrema sintesi, una delle direttrici era quella dell'assorbimento del paese ospitante il vertice, l'Armenia, nei piani UE-NATO-USA di penetrazione nel Caucaso e, attraverso esso, nell'intera regione mediorientale, passando per le aeree ex sovietiche. L'altra era quella consueta degli “aiuti”, in armi e soldi, al regime nazigolpista di Kiev: la presenza di Vladimir Zelenskij a Erevan, al di là dell'ormai triviale e vanitosa comparsata a fianco dei “leader” europei suoi sponsor, rientrava, tra le altre cose, nel piano di allargamento della produzione bellica euro-ucraina.
Per quanto riguarda il primo punto, l'aspetto più appariscente del summit non è quello, per quanto significativo, dato dalla notizia riguardante il nonno dell'attuale primo ministro armeno Nikol Pašinjan, ucciso nel 1943 a Zvjaghel, nella regione di Žitomir, inquadrato nella “Legione armena” della Wehrmacht. Diversi esponenti di primo piano di EU e cancellerie europee possono “vantare” lo stesso percorso dei propri avi.
L'aspetto portante del summit è stato quello della più ampia strategia occidentale volta a creare conflitti alla periferia della Russia. Da questo punto di vista, l'Armenia si distingue già per il cosiddetto “corridoio Trump” (TRIPP), destinato a unire la Turchia all'Azerbajdžan, inserito, come afferma il politologo Semën Uralov, nel progetto di accerchiamento dell'Iran e nella tattica di guerre e conflitti locali alle periferie russe. La presenza di Zelenskij a Erevan parla dell'intersecarsi delle due direttrici, armena e ucraina, nel disegno generale anti-russo.
Ancora a proposito della prima direttrice, il vertice, mentre ha configurato il sostegno europeo a Nikol Pašinjan in vista del voto parlamentare del 7 giugno, era teso a dimostrare il percorso di "sviluppo europeo" del paese e di rottura di ogni legame con la Russia e l'Unione Economica Euroasiatica. Di fronte ad alcune critiche di “interferenza estera”, Emmanuel Macron ha affermato apertamente di agire per proteggere tutte le repubbliche ex-sovietiche dall'influenza di Mosca: «sto facendo ciò che ho fatto sostenendo Maia Sandu, che si è opposta alle elezioni extraeuropee».
Il coordinatore del Fronte anti-nazista d'Armenia, Ajk Ajvazjan, ha delineato il significato del summit e della presenza di Zelenskij: «una spinta pre-elettorale per Pašinjan, per illudere gli elettori che l'intera UE sia con l'Armenia e che solo con l'elezione di Pašinjan accetteranno l'Armenia come parte dell'Europa. In realtà, l'Armenia è sull'orlo di una svolta. E se il popolo si lascerà ingannare ed eleggerà Pašinjan, allora l'Armenia oltrepasserà il limite, verso conseguenze catastrofiche... Dopo il vertice, Pašinjan non ha più margini di manovra: si muoverà verso la rottura delle relazioni con la Russia... E la presenza di Zelenskij è il simbolo del fatto che la decisione di rompere le relazioni con la Russia è già stata presa».
Per consolidare la svolta, Francia e Gran Bretagna hanno firmato dichiarazioni di partenariato strategico con Erevan, presentandole come una sorta di "garanzia" di assistenza nella transizione per diventare un avamposto dell'Occidente nello spazio post-sovietico. Allo scopo, i piani prevedono che l'Armenia rompa definitivamente anche con ODKB (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva; nel 2024 Erevan ha “sospeso” l'adesione e al vertice del 4 maggio, Pašinjan ha detto che l'Armenia probabilmente se ne ritirerà definitivamente) e Unione economica euroasiatica. Non a caso, Nikol Pašinjan ha ridefinito la posizione geografica dell'Armenia, qualificandola come ponte geostrategico tra est e ovest attraverso il TRIPP, rispondendo così agli obiettivi UE e NATO di penetrazione nella Transcaucasia e poi verso l'Asia centrale.
In questo senso, l'osservatore britannico Stuart Dowell afferma l'Armenia sia una "facile preda" nei piani europeisti di accesso al Caucaso: «l'Europa spera di ottenere in Armenia lo stesso risultato avuto in Moldavia e ciò consente all'Europa di agire come blocco geopolitico nella regione... l'Europa dispone di una serie di strumenti aggiuntivi per favorire l'ingresso dell'Armenia nel proprio sistema e spera che queste leve siano sufficienti a svincolare l'Armenia dall'influenza russa».
Più caustico il russo Aleksej Chadaev, sviluppatore di droni a fibra ottica del gruppo “KVN”, che, a proposito del recente scambio di “complimenti” Moskva-Kiev su chi-colpirà-chi in vista del 9 maggio, ha detto testualmente che invece di vuote minacce di colpire i centri decisionali in Europa, o il quartiere governativo di Kiev, sarebbe stato molto più efficace un attacco contro i "decisori" riuniti a Erevan. L'Armenia, ha detto Chadaev, è ancora membro della ODKB ed è anche membro molto attivo della Comunità Economica Eurasiatica, da cui trae enormi vantaggi economici: riceve gas a 177 $ per mille mc, mentre gli amici occidentali di Pašinjan lo comprano a 600 $». Per non parlare del PIL pro capite, cresciuto dai 3.850 $ del 2015 a 8.500 nel 2024; nel 2024 il volume degli scambi commerciali con la Russia ha toccato gli 11,7 miliardi $ (sceso 6,4 miliardi nel 2025); in confronto, il volume degli scambi con la UE nel 2025 è stato di 2,23 miliardi.
A questo proposito, Vladimir Putin, durante la visita di Pašinjan a Moskva il mese scorso, aveva detto di comprendere che «ogni paese cerchi di ottenere il massimo beneficio dalla cooperazione con paesi terzi, ma questo deve essere chiaro e onesto, dichiarato fin da subito. Far parte di un'unione doganale con l'Unione Europea e l'Unione Economica Eurasiatica è impossibile per definizione». E non si tratta solo di economia, chiosa David Narmanija su RIA: la UE dichiara apertamente di prepararsi alla guerra con la Russia, quindi flirtare con il nemico dovrebbe essere, ed è, percepito in modo piuttosto chiaro; il Caucaso meridionale «sta acquisendo un ruolo speciale, in una regione al crocevia delle rotte nord-sud ed est-ovest... nel contesto dell'emergere di un nuovo ordine mondiale, è molto facile trasformarsi da attore in preda ambita per i vicini».
Così, Nikol Pašinjan ha parlato di un «cambiamento incredibile: la posizione geografica della Repubblica d'Armenia è cambiata. Ora ci troviamo in una posizione geografica completamente diversa rispetto a pochi anni fa», poiché sono cambiate, dice, le traiettorie di sviluppo geopolitico dell'Armenia, le cui strategie si baseranno d'ora in poi sull'iniziativa "Crocevia del Mondo" e sul progetto TRIPP. Ora, osserva Vladimir Skachkò su Ukraina.ru, "Crocevia del Mondo" è un progetto armeno, presentato nel 2023 al 4° Forum Internazionale della Via della Seta a Tbilisi, parte dell'iniziativa cinese “Belt and Road”, con l'obiettivo di ripristinare i collegamenti di trasporto tra Azerbajdžan e Turchia. Il TRIPP (Trump Route for International Peace and Prosperity) è invece un progetto di corridoio di trasporto nel Caucaso meridionale che prevede il ripristino e lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto: un tratto ferroviario di 42 chilometri costruito tra il 1940 e il 1942 nel cosiddetto Corridoio di Zangezur, che si snoda nella regione armena di Sjunik, tra l'Azerbajdžan e la sua exclave di Nakhicevan; oltre alla ferrovia, vi si prevede di realizzare strade, oleodotti e gasdotti, linee elettriche e reti in fibra ottica. In nessuno dei due progetti viene menzionata la Russia, mentre nella società “TRIPP Development” il 74% delle azioni appartiene agli USA e il 26% all'Armenia.
Sul piano delle alleanze militari, mentre l'Armenia si è praticamente già ritirata dalla ODKB e il partito di Pašinjan, Accordo Civile, ha persino incluso il rifiuto di un ritorno all'adesione nel programma elettorale per il 7 giugno, la presenza del Segretario NATO Mark Rutte al summit a Erevan non sembra aver dato risultati concreti, a parte i piani UE di inclusione dell'Armenia nell'iniziativa della Commissione Europea di un bando per la selezione dei membri fondatori della nuova alleanza UE-Ucraina sui droni. Insomma, afferma Skachkò, ciò che è accaduto all'ottavo vertice della CPE è già stato denominato "ucrainizzazione dell'Armenia": come Zelenskij prima di lui, Pašinjan sta ora cercando “cuscinetti politici” per garantire l'adesione del paese a UE e NATO che, prima della CPE, avevano già creato innumerevoli “cuscinetti” simili. Il primo era stato il Partenariato per la Pace, creato nel 1994 per 24 Stati già destinati all'adesione alla NATO: 17 di essi, tra cui Ucraina e Moldavia, languono tuttora nell'anticamera. Poi, nel 2004, ecco la Politica europea di vicinato, mentre nel 2009 si teneva il primo vertice del Partenariato orientale. Nel 2022 Emmanuel Macron dette avvio all'ulteriore “cuscinetto”, con il CPE, il cui primo vertice si riuniva a Praga nell'ottobre 2022.
Per quanto riguarda quella che si è definito la seconda direttrice del vertice di Erevan, la partecipazione di Vladimir Zelenskij aveva lo scopo di ribadire i piani e le ambizioni europee dell'Ucraina in merito all'adesione a NATO e UE, oltre naturalmente a chiedere ancora più armamenti per sconfiggere definitivamente la Russia. Il clown ha chiesto la creazione di altre "coalizioni", oltre alla "coalizione dei caccia" (la fornitura di F-16) e quella “dei Patriot”. Tutti i paesi europei che confinano con la Russia e «non vogliono essere attaccati da quella, devono unirsi a un'alleanza con UE e NATO. Non abbiamo scelta: o guerra aperta o occupazione graduale. Vediamo cosa sta succedendo in Bielorussia e Georgia» ha declamato Zelenskij.
Anche Mikhail Pavliv, sempre su Ukraina.ru, osserva come vari commentatori abbiano sottolineato il fatto della presenza, «estremamente sfacciata ed estremamente cinica» di Vladimir Zelenskij a Erevan, capitale di un paese membro della ODKB e dell'Unione Economica Eurasiatica. Ci si chiede: com'è possibile? L'Armenia sembra un paese amico, quasi fraterno; poi arriva Zelenskij: «non illudiamoci. Il regime di Pašinjan non è filo-russo... è composto di tipici compradores, agenti di influenza, messi sul collo del popolo armeno da attori esterni. Nello specifico, Londra, Ankara e Baku. Pertanto, il fatto che l'Armenia sia ancora membro de jure di ODKB e UEE non significa più molto», se non che Armenia e regime di Pašinjan continuino a trarre profitto dalla Russia. Ma, in vista, ci sono le elezioni del 7 giugno e la questione è se Nikol Pašinjan riuscirà a mantenere la carica di primo ministro; i sondaggi ufficiali, compresi i dati Gallup, mostrano che la sua situazione è estremamente difficile.
Dunque, Zelenskij. A Erevan non ha incontrato solo Nikol Pašinjan, Ursula-Brunilde e Rutte. Col primo ministro norvegese Jonas Støre ha discusso dell'ultimo pacchetto di finanziamenti (circa un miliardo) nell'ambito del PURL, il programma NATO per l'acquisto di armi americane per l'Ucraina. La Norvegia è uno dei paesi più attivi negli investimenti nella guerra in Ucraina e, in generale, gli scandinavi sono all'avanguardia in termini di quota PIL destinata a Kiev. Con Støre, il nazigolpista-capo ha discusso anche del cosiddetto accordo sui droni, concluso di recente in Norvegia. Anche col primo ministro finlandese Petteri Orpo, il clown malefico ha parlato di soldi: circa 300 milioni di euro, oltre a fondi aggiuntivi per lo stesso PURL e quindi nuovamente dell'ampliamento della produzione di droni, per il trasferimento della produzione fuori dall'Ucraina.
Con Keir Starmer, il discorso si è spostato sulla guerra alla cosiddetta "flotta ombra russa". Al di là di quella, è un fatto che dietro ai programmi ucraini di tecnologia marittima senza equipaggio ci sia proprio la Gran Bretagna: sono gli inglesi, insieme ai servizi segreti ucraini, a coordinare gli attacchi contro le esportazioni russe di idrocarburi.
Nell'ambito del cosiddetto "formato Washington", a Erevan la discussione si è concentrata sulla difesa aerea e sulle capacità antimissilistiche europee. In particolare, si è parlato dei tentativi di avviare la produzione e l'ampliamento dei programmi europei di difesa aerea, che prevedono la sostituzione, almeno parziale, dei missili Patriot americani con i PAC-2 e PAC-3, nonché dei sistemi NASAMS con i missili AIM-120 e AIM-9 per gli aerei intercettori.
Dunque, la “comparsata” di Zelenskij anche a questo sabba delle cancellerie europee a Erevan non significava altro se non la solita questua, che però, ora, sta creando diversi problemi agli europei, alle prese con le questioni energetiche. E se i soliti russo-russofobi dei media italici sbavano di voluttà perché, omeliano, «Zelensky vince già la battaglia mediatica, ironizzando: che “ormai perfino la più importante sfilata dei russi la decidiamo noi”», in riferimento al previsto formato ridotto della parata del 9 Maggio sulla piazza Rossa, non resta che constatare come sia lo stesso Zelenskij a auto-attribuirsi il carattere di nazigolpista. Parlare di “sfilata dei russi” in riferimento alla vittoria dell'intero popolo sovietico sulla coalizione hitleriana, significa auto-identificarsi esplicitamente in quell'alleanza sterminatrice di popoli, di cui d'altronde avevano fatto parte, per rimanere al tema odierno, i nonni dei signori Ursula, Friedrich, Nikol e di chissà quanti altri “leader” europeisti.
Anche per questo, pare il caso di contrapporre alle furfantesche omelie de La Stampa sulla parata di Moskva, le parole del summenzionato Aleksej Chadaev: considerata la concentrazione, il 4 maggio a Erevan, di nemici dichiarati della Russia, sarebbe stato logico lanciare un «massiccio attacco missilistico su Erevan, e non su Kiev: avrebbe portato più vantaggi; se non sui centri nevralgici, almeno sui decisori, tutti in una volta, con un solo missile».
https://politnavigator.news/armeniyu-ispolzuyut-dlya-razrusheniya-odkb-i-eaehs.html
https://ria.ru/20260506/armeniya-2090712572.html



