Araghchi a Pechino: la Cina come scudo diplomatico dell'Iran

1273
Araghchi a Pechino: la Cina come scudo diplomatico dell'Iran

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è atterrato mercoledì a Pechino per quella che, nei fatti, è molto più di una semplice visita diplomatica. È il suo primo viaggio in Cina da quando, alla fine di febbraio, la coalizione Epstein (USA e Israele) ha scatenato una guerra contro la Repubblica Islamica dell’Iran. Un contesto che rende l'incontro particolarmente carico di significato.

Il dialogo tra le due capitali ruota attorno a una parola: fiducia, come evidenzia il quotidiano cinese Global Times. Araghchi l'ha usata esplicitamente, dichiarando che l'Iran ripone fiducia nella Cina e sostenendo la proposta in quattro punti con cui Xi Jinping punta a ricucire le tensioni nella regione. Una proposta costruita su principi come la sovranità degli Stati, il rispetto del diritto internazionale e l'idea che sviluppo economico e sicurezza debbano procedere insieme.

Per Pechino, l'instabilità mediorientale ha radici profonde e ben precise: decenni in cui la sicurezza di alcuni Paesi è stata costruita scaricando l'insicurezza sugli altri. Un approccio che la leadership cinese definisce strutturalmente sbagliato e che vorrebbe superare.

Da quando è esploso il conflitto, la Cina si è mossa su più fronti. Ad aprile ha incontrato il principe ereditario di Abu Dhabi, a marzo ha ospitato il vicepremier pakistano impegnato in una missione di mediazione, e nel frattempo ha moltiplicato telefonate, colloqui bilaterali e missioni diplomatiche nella regione. Il filo conduttore è sempre lo stesso: evitare che la guerra si allarghi ulteriormente.

Uno dei punti più delicati riguarda lo Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa un quinto del petrolio mondiale. Pechino guarda con preoccupazione crescente al rischio che quella rotta venga chiusa o usata come leva di pressione: le conseguenze sull'energia e sui commerci globali sarebbero pesantissime. Per questo chiede che la navigazione torni normale il prima possibile.

Non è la prima volta che la Cina prova a ritagliarsi un ruolo di mediatore in quest'area. Ha facilitato il riavvicinamento tra Arabia Saudita e Iran, ha ospitato la firma della Dichiarazione di Pechino tra 14 fazioni palestinesi. Stavolta però la posta in gioco è più alta, e Pechino lo sa bene.

Per l'Iran, stringere i rapporti con la Cina significa rafforzare un'alleanza sempre più strategica in un momento di forte pressione internazionale. Per la Cina, invece, significa qualcosa di diverso: dimostrare di saper fare quello che le grandi potenze, in teoria, dovrebbero saper fare: trovare uscite diplomatiche dove altri vedono solo soluzioni belliche.

Il messaggio che arriva da Pechino, in fondo, è semplice: il Medio Oriente non può vivere in guerra a tempo indeterminato. E la Cina vuole essere tra chi trova la strada per uscirne.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

La Redazione de l'AntiDiplomatico

L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa. Per ogni informazione, richiesta, consiglio e critica: info@lantidiplomatico.it

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

Milioni di chiamate spam? Colpa dello Stato che non c’è più di Francesco Santoianni Milioni di chiamate spam? Colpa dello Stato che non c’è più

Milioni di chiamate spam? Colpa dello Stato che non c’è più

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Ceuta, perché non mi aspetto più nulla dall'UE di Paolo Desogus Ceuta, perché non mi aspetto più nulla dall'UE

Ceuta, perché non mi aspetto più nulla dall'UE

Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio di Geraldina Colotti Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio

Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio

TAV: condividere e condannare di Alessandro Mariani TAV: condividere e condannare

TAV: condividere e condannare

Succubi e complici di americani ed israeliani di Giuseppe Giannini Succubi e complici di americani ed israeliani

Succubi e complici di americani ed israeliani

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale di Giorgio Cremaschi Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti