Il Venezuela denuncia all’ONU la “maggior estorsione” della storia, Russia e Cina alzano la voce

In Consiglio di Sicurezza, il Venezuela denuncia le minacce di Trump e l'assedio militare nei Caraibi. Mosca e Pechino condannano l'"unilateralismo" USA

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Il Venezuela denuncia all’ONU la “maggior estorsione” della storia, Russia e Cina alzano la voce

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è diventato il teatro di una denuncia molto forte da parte del Venezuela, che ha accusato pubblicamente gli Stati Uniti di orchestrare quella che ha bollato come “la maggior estorsione conosciuta nella nostra storia”. L’ambasciatore venezuelano Samuel Moncada, in un intervento carico di tensione, ha dipinto un quadro di aggressione sistematica, descrivendo le azioni di Washington come “un gigantesco crimine di aggressione in sviluppo, fuori da ogni parametro razionale”. Il cuore dell’accusa risiede nelle dichiarazioni pubbliche del presidente statunitense Donald Trump, che, come evidenzia Caracas, ha esplicitamente rivendicato il furto di terre, petrolio e minerali venezuelani, minacciando altrimenti di “scaricare la furia della maggiore Armata della storia” sul paese sudamericano.

Moncada ha lanciato un allarme che va ben oltre i confini nazionali, definendo l’ambizione statunitense come “continentale”. Ha avvertito che il Venezuela è solo il primo obiettivo di un piano più ampio, volto a dividere e conquistare l’intera regione, applicando una versione aggiornata e aggravata della Dottrina Monroe. Come prova di questa deriva, il diplomatico ha citato gli oltre ventinove attacchi condotti dalle forze statunitensi nei Caraibi e nel Pacifico negli ultimi mesi, operazioni che avrebbero causato più di centouno vittime civili non combattenti. Ha stigmatizzato con forza il tentativo di Washington di giustificare queste azioni come parte di un “diritto di guerra”, sottolineando come non esista alcun conflitto armato internazionale in atto nella regione. “È assurdo”, ha affermato, “che il Governo degli Stati Uniti pretenda di giustificare i suoi assassinii applicando le norme di diritto di guerra”.

La crisi ha radici nell’ampio e minaccioso dispiegamento militare statunitense nelle acque dei Caraibi, iniziato ad agosto e giustificato inizialmente con la lotta al narcotraffico. Una narrazione che, rileva il Venezuela, ha mostrato il suo vero volto con il passare dei mesi, trasformandosi in un discorso aperto di controllo e appropriazione delle risorse energetiche venezuelane, culminato nei recenti sequestri di petroliere denunciati come “furto e pirateria”.

Di fronte a queste accuse, la risposta della comunità internazionale nel Consiglio di Sicurezza è stata netta. La Cina, per voce dell’ambasciatore alterno Geng Shuang, ha espresso una ferma opposizione a “tutti gli atti di unilateralismo e di minaccia”, condannando esplicitamente la minaccia dell’uso della forza, l’ingerenza negli affari interni del Venezuela e le sanzioni unilaterali illecite. Pechino ha esortato Washington a “ascoltare il giusto appello della comunità internazionale”, a fermare immediatamente le sue azioni e a rispettare la sicurezza della navigazione e i diritti sovrani dei paesi della regione.

Anche la Russia ha alzato il tono, con l’ambasciatore Vasili Nebenzia che ha trasformato la difesa del Venezuela in un monito per tutta l’America Latina. Le azioni degli Stati Uniti, ha avvertito, non sono un episodio isolato ma “un intervento che potrebbe diventare un modello” per future azioni militari contro altri Stati della regione che perseguano politiche sovrane. Con una citazione potente, Nebenzia ha ammonito: “Non chiedetevi per chi suonano le campane, suonano per voi”. Mosca ha ribadito la sua piena solidarietà con il popolo venezuelano, esortando tutti coloro che credono nel diritto internazionale a fare altrettanto.

La denuncia è stata rafforzata dagli interventi di Cuba e Nicaragua. Il rappresentante cubano, Ernesto Soberón Guzmán, ha smascherato quella che ha definito la “doppia morale” di Washington, ricordando come gli Stati Uniti proteggano organizzazioni terroristiche sul proprio territorio mentre designano come terrorista il governo venezolano. Ha anche sottolineato l’impatto devastante delle azioni statunitensi sull’economia e sul sistema energetico cubano, strettamente legato a quello venezuelano. Da parte sua, l’ambasciatore del Nicaragua, Jaime Hermida, ha parlato senza mezzi termini di “atti di pirateria moderna”, condannando il saccheggio delle risorse venezuelane e chiedendo il cessate il fuoco immediato del blocco navale, definito una minaccia diretta alla sicurezza di tutta l’America Latina.

La sessione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza ha così messo a nudo la condotta predatoria e unilaterale degli Stati Uniti, che, agendo al di fuori di ogni quadro legale internazionale e calpestando i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, ha trasformato i Caraibi in un teatro di operazioni militari illegittime. Il Venezuela bolivariano, con il supporto di membri permanenti del Consiglio e della comunità regionale, ha smascherato non una semplice disputa bilaterale, ma una strategia calcolata di coercizione e appropriazione delle risorse. Questa escalation, presentata sotto prestesti fallaci come il narcotraffico e la sicurezza, rivela in realtà l'applicazione brutale di una dottrina di dominio che pretende di sostituire il diritto internazionale con la legge del più forte, instillando un pericoloso precedente di aggressione impunita che getta un'ombra lunga sulla sovranità di tutti gli stati del Sud globale.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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