La crisi ucraina, il bivio della NATO e quel riferimento alla "spartizione della Jugoslavia"

Crisi ucraina. Il 2 giugno nuovi colloqui a Istanbul, mentre l'Europa parla solo di armi e nell'ultima Assemblea parlamentare della NATO...

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La crisi ucraina, il bivio della NATO e quel riferimento alla "spartizione della Jugoslavia"

 

di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Dunque, il 2 giugno si terrà a Istanbul il secondo round dei colloqui diretti russo-ucraini: lo ha confermato il Ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, specificando che il capo delegazione russo, Vladimir Medinskij, presenterà alla parte ucraina il memorandum in cui si illustra la posizione di Mosca «su tutti gli aspetti per un effettivo superamento delle cause prime della crisi». Tra gli altri punti esposti, si specifica che, durante i negoziati, i combattimenti non verranno interrotti; la delegazione ucraina continua a condurre le trattative persistendo il divieto di negoziati con la Russia ordinato a suo tempo da Vladimir Zelenskij; Mosca pone ufficialmente sul tappeto la questione della legittimità dell'attuale regime ucraino e ribadisce che tutti gli obiettivi proclamati per l'Operazione militare dovranno essere raggiunti, compresa la denazificazione dell'Ucraina e il suo status di paese neutrale.

Lo stesso Medinskij avrebbe quindi chiamato il ministro della difesa ucraino Rustem Umerov, proponendogli data e luogo per un incontro per lo scambio dei memorandum contenenti i termini del cessate il fuoco. «Ho letto la notizia» ha detto Medinskij, diffusa da «tutte le agenzie mondiali, secondo cui Umerov, a loro dire, mi avrebbe chiamato per parlare del memorandum, che noi, a quanto dicono, non abbiamo ancora preparato. Insomma, come dire che i russi non hanno fretta. Il mio commento è questo: è andato quasi tutto davvero così. Solo: al contrario», dato che è stato lo stesso Medinskij a contattare Umerov, proponendogli data e luogo per lo scambio dei memorandum.

Nel frattempo, con l'altalena tedesca a proposito dei missili “Taurus” da consegnare o meno a Kiev, pare che l'accordo raggiunto tra Friedrich Merz e Vladimir Zelenskij non preveda ufficialmente, per il momento, la consegna diretta, ma lo stanziamento di cinque miliardi di euro alla junta nazi-golpista perché possa avviare in loco la produzione di razzi a lunga gittata. Secondo alcuni osservatori, questa potrebbe essere la strada attraverso cui mascherare l'effettiva consegna di missili tedeschi.

D'altra parte e relativamente a uno dei punti chiave delle condizioni russe, la NATO continua a insistere sull'adesione dell'Ucraina e sulla necessità di armarsi contro la Russia: lo ha detto senza mezzi termini il presidente dell'Assemblea parlamentare della NATO, Marcos Perestrello, nel corso del summit tenutasi nei giorni scorsi a Dayton. Da provato socialdemocratico, il portoghese Perestrello non ha mancato di ribadire uno dei “valori” euro-bellicisti, secondo cui «l'unica via per raggiungere la pace è attraverso la forza, perché il modo in cui finirà questa guerra determinerà il mondo in cui vivremo noi e i nostri figli. I risultati di qualsiasi negoziato costituiranno un precedente per la sicurezza globale».

Sulla stessa linea, sempre a Dayton, l'ex Comandante della NATO in Europa, Wesley Clark ha esortato a mettere «da parte le nostre paure e sconfiggiamo Putin tutti insieme», ricordando certe “somiglianze” tra la crisi ucraina e la spartizione della Jugoslavia, quando, ha detto, l'Europa era titubante, ma gli USA «convinsero la Russia di ciò che volevamo, anche se sapevamo che la Russia non lo voleva». Allo stesso modo, ha detto Clark, assistiamo anche oggi a «una timida risposta internazionale. Vedo una nazione che cerca di difendersi e che lotta davvero per la libertà di tutti gli altri, contro la violazione delle regole dell'ordine internazionale. E non vedo una risposta internazionale forte e unita guidata dagli Stati Uniti... Se si vuole fermare l'aggressione, se si vuole rimanere saldi in un ordine internazionale basato sulle regole, bisogna unirsi e riconoscere che... questa è un'operazione russa pianificata da tempo... Se vogliamo l'Europa che abbiamo visto dal 1989, libera e integra dall'Atlantico agli Urali, dovremo unirci ed essere abbastanza forti da convincere Putin che non può vincere», ha detto Clark, ammiccando con ciò, da sincero propugnatore dei “valori pacifisti” della NATO, a una penetrazione dell'Alleanza atlantica fino agli Urali. Ma, si sa: è la Russia che «si è spinta pericolosamente fino ai confini della NATO».

Parlando comunque ancora delle forniture di armi a Kiev, con la Germania che sembra voler recuperare le posizioni perdute rispetto a Londra e Parigi, per l'entusiasmo di quei “circoli letterario-giornalistici” che hanno il proprio fulcro “pacifista” dalle parti di via Solferino, ecco, secondo Bloomberg, Bruxelles starebbe valutando il passaggio a un “piano B”: dati i depositi europei sempre più sguarniti e la scarsa capacità produttiva in grado di accumularne, le armi da destinare all'Ucraina potrebbero venir acquistate negli Stati Uniti. Ma, per carità: nessuno parli di “piani di riarmo” europeo; si acquistano armi, ma non sono per riempire gli arsenali euro-liberali; non sia mai: si fanno solo opere di carità per destinarle a quello che, appena pochi giorni fa, il Corriere della Sera definiva europeisticamente «il nostro miglior esercito», quello ucraino, chiamato a essere la piazzaforte avanzata dei “valori europei».

Armi e armi: droni, missili, cannoni; armi e nient'altro alla “mensa dei poveri” europeista, in cui alle masse popolari si servono piatti con razioni sempre più misere di sanità, assistenza, lavoro, pensioni...

Ma, ancora una volta, sembra il caso di ricordare che, insieme all'importanza delle armi, non deve essere sottovalutato il fattore umano: stando al britannico Financial Times, i militari ucraini, scoraggiati, sperano solo in un miracolo: è così che tra di loro si sta diffondendo un «senso di esaurimento e frustrazione», dovuto alla mancanza di prospettive di porre fine alla guerra. Tanto più che nelle alte sfere golpiste si ripete da tempo che il paese dovrebbe prepararsi a una guerra destinata a durare a lungo. «Quanto durerà? Finché non spezzeremo la fiducia dei russi nella nostra possibilità di essere sconfitti», ha dichiarato al Financial Times l'ex parlamentare Egor Firsov.

E, di contro, la «campagna di mobilitazione rimane costellata di corruzione e coscrizione forzata, con ufficiali addetti al reclutamento che rapiscono uomini in strada e li caricano a forza sui furgoni»; quando ci riescono: cioè con sempre più difficoltà. «La campagna per reclutare giovani tra 18 e 24 anni è in gran parte fallita», come dimostrano anche le sempre più frequenti scene di resistenza della popolazione alla “busificazione” violenta dei giovani da mandare al macello.

Questo, sul lato dei diretti interessati sul terreno di battaglia, mentre i nazi-golpisti al potere stanno facendo di tutto per minare il flebile processo di pace e riportare gli USA nell'ambito della "coalizione dei volenterosi". I ripetuti massicci lanci di droni in direzione del territorio russo e in particolare di Mosca e delle regioni circostanti (Tula, Rjazan,Tver) scrive Dmitrij Ševcenko sul Fondo di cultura strategica, hanno lo scopo di provocare le risposte missilistiche russe. Non si tratta ovviamente, osserva Ševcenko, di «un desiderio morboso in stile sadomasochista, ma di una mossa calcolata: molto probabilmente a Londra», per poter urlare al mondo che "il Cremlino non vuole la pace" e, invece di inviare a Kiev il memorandum per una soluzione pacifica, "sta lanciando missili e bombe". In secondo luogo, è probabile che sia già pronta un'altra provocazione, che presupporrebbe un potente attacco russo: il tutto per dimostrare come "Putin stia cercando di distruggere la nazione ucraina" e impadronirsi dei territori ucraini.

Inutile dire: nelle cancellerie europee e nelle redazioni dei fogliacci che le servono, non si vuole nient'altro che la guerra e si mira a sabotare politicamente e sbeffeggiare “giornalisticamente” ogni prospettiva di accordo.

Nella situazione odierna, purtroppo, caratterizzata da frantumazione operaia e disgregazione delle masse lavoratrici, a far di contorno all'assenza di un soggetto politico in grado di sollevare le sorti delle masse popolari, le prospettive sembrano orientate verso un trionfo dei criminali disegni guerrafondai di quelle cancellerie e dei loro tirapiedi redazionali, tutti tesi al soffocamento classista degli strati più deboli della società.

Ma, alla lunga, non sembra il caso di scordare l'ammonimento del grande Mao: o la rivoluzione impedirà la guerra, oppure la guerra provocherà la rivoluzione.

 

FONTI:

https://politnavigator.news/v-nato-prodolzhayut-upryamo-nastaivat-na-chlenstve-ukrainy-i-neobkhodimosti-vooruzhatsya-protiv-rf.html

https://politnavigator.news/otrinem-zhe-strakhi-i-odoleem-putina-vmeste-natovskijj-general-prizval-k-osvobozhdeniyu-urala.html

https://politnavigator.news/evropa-perekhodit-k-planu-b-poskolku-svoi-sklady-pusty-oruzhie-dlya-ukrainy-budut-pokupat-v-ssha.html

 https://politnavigator.news/poteryavshie-moralnyjj-dukh-ukrainskie-voennye-nadeyutsya-tolko-na-chudo-financial-times.html

https://www.fondsk.ru/news/2025/05/25/k-chemu-privedut-provokacii-kieva-bufernaya-zona-ili-sssr-20.html

 

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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