La guerra che ci sussurra all'orecchio: il Venezuela contro il tecnocapitalismo e la tirannia dei dati
Una conferenza del ministro Freddy Ñáñez
di Geraldina Colotti
Gentile e brillante il Ministro della Comunicazione venezuelano, Freddy Ñáñez, inizia la conferenza rivolta ai media comunitari per illustrare la sesta linea di Formazione e Comunicazione in base al metodo "Calle, Redes, Medio, Paredes y Radio Bemba" contenuto nell'omonimo libro del presidente, Nicolas Maduro. Condotto con perizia dal politologo Zerik Aragort, l'incontro ha visto al tavolo anche il viceministro di comunicazione e esperto di media comunitari, Simon Arrechider, e il capo di governo del Distretto capitale, Naum Fernández.
Un'occasione per analizzare, in modo profondo e con spirito critico, il cambiamento strutturale che l'era digitale ha prodotto nell'umanità, trasformando radicalmente l'uso degli strumenti tecnologici e le strategie del potere nell'ambito del consumo. Un cambiamento che è legato a una strategia del capitalismo globale in una fase più aggressiva e pericolosa. Per questo, la convocazione ha invitato a comprendere il complesso scenario in cui ogni cittadino, dai giovani all'intero Paese, si immerge nelle reti sociali. In questo contesto – hanno detto i relatori – tutti partecipiamo a una rete sociale che, purtroppo, è sotto il controllo del capitalismo tecnologico, rappresentato dal Pentagono e dalla Casa Bianca a Washington. Questi attori mantengono un'offensiva costante contro la pace del popolo e la spiritualità collettiva, così come contro lo spirito di lotta e l'identità individuale. Coloro che controllano il discorso egemonico hanno il potere di alterare la vulnerabilità dell'essere umano, presentando in modo dosato un ideale di "modello di successo", secondo gli obiettivi della re-ingegnerizzazione culturale del capitale. Perciò, è fondamentale che il popolo si prepari a costruire la propria teoria e dottrina della comunicazione, oltre a sviluppare uno sguardo critico su questa era digitale. Si deve – ha analizzato il tavolo dei relatori – valutare i vantaggi e gli svantaggi che essa ci offre come popolo già organizzato. Nella Rivoluzione Bolivariana, il popolo comunicatore ha già fatto molti progressi, si sono prodotti cambiamenti che ci insegnano che la comunicazione è un diritto, ma, soprattutto, un dovere di ogni rivoluzionario e rivoluzionaria.
L'obiettivo è dunque quello di riorganizzare la battaglia comunicazionale. Per questo, l'analisi del ministro Ñáñez - un'analisi della guerra cognitiva contemporanea -, ha tracciato la storia della comunicazione antagonista venezuelana dal golpe mediatico del 2002 fino alla sfida strategica imposta dall'era digitale. Si è sviluppata intorno a quattro assi portanti: la rottura dell'egemonia mediatica con la vittoria popolare sul colpo di Stato contro Chávez, ; l'emergere della comunicazione popolare e comunitaria; la nuova sfida, che si presenta con l'era digitale e il tecnocapitalismo; e la strategia di difesa da adottare, sviluppando e diffondendo il pensiero comunitario.
Ñáñez ha iniziato la sua argomentazione ricordando il golpe dell'aprile 2002 come l'evento paradigmatico che ha svelato la vera natura dei media tradizionali in Venezuela. L'azione non fu infatti solo politica o militare, e poté caratterizzarsi come golpe mediatico in base alle condizioni ancora tipiche del XX secolo, in cui l'egemonia comunicazionale si concentrava nelle forme tradizionali. Il 12 aprile 2002 – ha detto il ministro -, i media privati attuarono un "dislocamento comunicazionale", trasmettendo cartoni animati e documentari per indurre il popolo alla rassegnazione e all'annientamento del processo rivoluzionario.
Quell'evento ha infranto l'illusione della neutralità dei media (giornali, radio, telenovelas, film), mostrando come non fossero affatto neutrali, ma strumenti per imporre una specifica ideologia. Da lì ebbe inizio il processo di contro-informazione dal basso in Venezuela. La risposta del popolo, che uscì in strada a fotografare e filmare con telecamere Super 8 e registratori, creò un "documento straordinario" per le strategie di comunicazione in resistenza. Per Ñáñez, in quel momento si ruppe l'egemonia dei media tradizionali e nacque una nuova forma di comunicazione orizzontale dalle strade.
A seguito della rottura egemonica, si è consolidato un nuovo modello comunicativo basato sulla partecipazione popolare, come insegnato dal Comandante Chávez. È emersa la comunicazione popolare e comunitaria. Chávez ha fatto capire che la comunicazione è un diritto, ma soprattutto un dovere di ogni rivoluzionario, militante e patriota. Con l'ampliamento delle leggi sulle telecomunicazioni, si è contrastato il latifondo mediatico e sono nati e si sono sviluppati i media comunitari e alternativi, aprendo nuove condizioni per l'esercizio della comunicazione.
Oggi, la Rivoluzione Bolivariana deve affrontare una minaccia più complessa e pervasiva: la guerra cognitiva nell'era digitale, che rappresenta una nuova e più aggressiva fase del capitalismo. L'era digitale – ha detto il ministro - non è solo un cambio di strumenti o piattaforme; è un cambiamento nella strategia del potere e nella cultura, che impone un nuovo sistema di consumo e produzione di beni culturali.
Si è in presenza di un nuovo capitalismo, che mira alla decomposizione del senso sociale, comunitario e dell'identità territoriale, mentre esalta l'individuo al di sopra di qualsiasi altra identità. La tecnologia crea l'illusione dell'individuo potente, autonomo e autogestito emozionalmente e cognitivamente, che non ha bisogno degli altri per essere felice o agire politicamente.
Questo si manifesta nella depoliticizzazione della vita: non c'è bisogno di assemblee o riunioni del consiglio comunale, basta un gruppo WhatsApp. L'individuo diventa un "soggetto narcisista" che vive in un "anello permanente di riaffermazione" (mi piace, amici virtuali, contenuti personalizzati), allontanandosi dalla realtà e dalla politica collettiva.
Il tecnocapitalismo sfrutta due nuove risorse umane fondamentali: l'attenzione e i dati. La nostra capacità di attenzione si traduce nella produzione di dati personali. Chi controlla i nostri desideri (che si manifestano nelle piattaforme) controlla la nostra capacità di pensiero e azione. Le reti sociali sono progettate come "giocattoli" o "spazi ludici" per massimizzare il tempo che regaliamo, e quindi la nostra attenzione.
I dati che produciamo – ha sottolineato il ministro - sono la nuova merce del capitalismo. L'algoritmo ci conosce meglio della nostra stessa madre, mappando desideri, paure e problemi a livello individuale e, più pericolosamente, comunale (Cosa consuma la comuna di Catia? Cosa interessa ai suoi giovani?).
Questi dati, una volta aggregati, si trasformano in capitale politico e vengono venduti a entità come la CIA e l'FBI per esercitare ingerenza politica. L'ascesa della destra in America Latina, secondo Ñáñez, non è un fenomeno che si spiega con il voto contro gli interessi popolari, ma con la manipolazione emotiva delle società e la costruzione di fake news mirate.
Il sistema è in grado di sussurrare all'orecchio di ogni individuo nel momento di massima vulnerabilità (tristezza, depressione, dubbi), usando la psicometria del comportamento per instillare pensieri negativi o dicerie (chismes) che distruggono la fiducia nei leader e nei progetti collettivi.
Il cervello umano – ha ricordato -, pur essendo un organo adattabile e fantastico, è "uno degli organismi più manipolabili che abbiamo nel nostro corpo". Può confondere un montaggio televisivo con la realtà. E qui, entrano in gioco le fake news, che non sono semplici bugie, ma notizie confezionate su misura per l'aspettativa dell'utente. L'era digitale non ha una sola verità, ma ne ha tante, tutte quelle che ognuno vuole consumare o costruire.
La risposta della Rivoluzione Bolivariana alla guerra cognitiva – ha detto ancora Ñáñez - è la riaffermazione della dimensione sociale e comunitaria, in base alle linee strategiche lanciate dal Presidente Nicolás Maduro: contro la vulnerabilità solitaria, occorre rafforzare il dovere sociale. L'individuo solo è vulnerabile. Siamo intelligenti perché siamo animali sociali. La capacità di pensiero, analisi e azione non si fanno in solitudine, ma nella socialità. Quando arriva una diceria, la difesa è chiamare un compagno e dare la giusta dimensione a ciò che si sta ascoltando.
L'obiettivo è quello di riorganizzare la battaglia comunicazionale. L'iniziativa parte dalla strada (l'assemblea popolare, la presenza pubblica) e termina con la comunicazione orale, da bocca a bocca (radiobemba): difendere la patria dialogando nel mercato, alla fermata dell'autobus, in famiglia, nella vita quotidiana.
Per questo, occorre sviluppare il think-tank del pensiero comunitario, una fabbrica delle idee della comunità. Un'istanza organizzativa fondamentale che nasce “nello splendore del potere popolare” (Comunas, CLAP, Milizie). Non è una somma di individui – ha precisato il ministro -, ma un gruppo incaricato di pensare, analizzare e smontare gli ambienti digitali e le ondate emotive. La sua sede è la Sala de Gobierno Comunal, dove confluiscono gli interessi di una comunità.
È in gioco il senso collettivo di una comunità, che risiede nell'oralità, nella parola. Questo laboratorio di idee collettive deve contrastare i messaggi tossici, pensarli, smontarli e attaccarli, riaffermando la volontà di lotta, lo spirito, e l'identità collettiva, regionale e nazionale. Il contesto di aggressione, minacce e menzogne tese a seminare dubbi e destabilizzazione è una palestra in cui si misura la forza della comunicazione “liberatrice”.
Al termine della conferenza, il ministro ha risposto alle domande dei media popolari e alternativi, preciso e alfabetizzante. Gli abbiamo chiesto di inviare un messaggio alla nostra piattaforma internazionale della comunicazione antagonista e alternativa, Rompiendo fronteras, comunicando alternativas. Ci ha risposto: “Voglio dire a tutti coloro che fanno comunicazione popolare a livello internazionale: questo è il momento di costruire una internazionale della comunicazione, usando tutti i mezzi che abbiamo a disposizione nell'era digitale per costruire un ecosistema dove la verità dei popoli si faccia strada e dia il suo contributo alla lotta internazionale. Io sono ottimista, penso che ci troviamo in un momento stellare. Questo non è il momento del fascismo, non è il momento del capitalismo, ma un momento di rottura e di irruzione di nuove forme politiche e di lotta. Per questo l'imperialismo si comporta in modo tanto miserabile e criminale a Gaza, per questo è così aggressivo contro il suo stesso ordine internazionale, per questo attacca così il Venezuela: perché è debole, e bisogna approfittarne per dare il nostro contributo di resistenza aprendo brecce con la comunicazione”.

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