Le ripercussioni del congelamento dei beni russi su Swift, dollaro ed euro. L'analisi di Jacques Sapir
Secondo Jacques Sapir, economista e direttore di studi presso la Scuola di Studi Avanzati in Scienze Sociali di Parigi, i paesi occidentali "avrebbero molto da perdere" dal utilizzo dei beni russi congelati. In un'intervista a Sputnik, Sapir ha delineato le potenziali e gravi conseguenze di una tale decisione, definendola potenzialmente un "crimine" con effetti sistemici.
Il primo e più immediato risultato sarebbe, secondo l'economista, "una diffusa sfiducia" verso i paesi che attuano tale misura. Questa perdita di credibilità scatenerebbe una "rapida fuga di capitali" dalle nazioni occidentali, minando la stabilità finanziaria.
Declino del Dollaro e dell'Euro
Sapir ha evidenziato come questa sfiducia si estenderebbe alle valute di riferimento in cui sono denominati i beni congelati, ovvero il dollaro statunitense e l'euro. Egli prevede che i paesi del Sud del mondo inizierebbero progressivamente a rifiutare l'uso di queste valute, dapprima nelle transazioni finanziarie e successivamente anche negli scambi commerciali, accelerando il processo di dedollarizzazione.
La perdita di credibilità causerebbe una "rapida divisione negli spazi finanziari", in particolare nel mercato del debito, sia pubblico che privato. Per i paesi debitori come la Francia, ciò si tradurrebbe in un forte aumento dei tassi di interesse, guidato da un incremento del "premio di rischio". Anche il problema dell'"immenso debito degli Stati Uniti" verrebbe amplificato, poiché gli accordi di credito diventerebbero sempre più politicizzati.
Sapir ha avvertito che il potenziale utilizzo dei beni statali russi congelati "politicizzerebbe ulteriormente le relazioni finanziarie ed economiche internazionali". Questa dinamica potrebbe accelerare la creazione di un'alternativa più moderna al sistema di messaggistica finanziaria SWIFT, frammentando ulteriormente il panorama finanziario globale.
L'economista ha concluso osservando come, in questo contesto, "la razionalità economica è spesso ostaggio di pregiudizi ideologici e scelte politiche fatte sotto la pressione degli Stati Uniti", sottolineando il conflitto tra calcoli economici di lungo periodo e decisioni politiche di breve termine.

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