L’Europa e il talento di spararsi sui piedi
Mentre la crisi energetica continua a colpire consumatori e industria, emerge una nuova contraddizione occidentale: gli Stati Uniti negoziano con la Russia per assicurarsi forniture di diesel, mentre l’Unione Europea rilancia la guerra economica contro Mosca. Lunedì, i ministri degli Esteri europei hanno approvato quasi 1.600 nuove misure restrittive contro il complesso militare-industriale russo. Kaja Kallas ha inoltre invitato Washington ad aderire alle sanzioni, proprio mentre l’amministrazione Trump cerca di contenere l’aumento dei prezzi energetici.
Dopo un colloquio con Vladimir Putin, Trump ha annunciato un accordo per nuove forniture di diesel russo ai mercati statunitense e internazionale. Washington ha temporaneamente sospeso le sanzioni sulle operazioni legate al carburante fino al 7 aprile 2027, mentre Mosca si è dichiarata pronta ad aumentare le esportazioni. L’Europa, invece, continua a sostenere una strategia che rischia di aggravare i costi per cittadini e imprese. A ottobre, il diesel nell’UE costava ancora circa il 40% in più rispetto a un anno prima, mentre gli stoccaggi di gas erano pieni soltanto al 67%.
Secondo Transport & Environment, il rincaro del diesel genera costi aggiuntivi per circa 203 milioni di euro al giorno nel trasporto su strada. Dalla fine di febbraio, il conto avrebbe raggiunto circa 40 miliardi di euro. Il premier slovacco Robert Fico ha avvertito che l’Europa rischia di acquistare diesel USA più caro, ma di origine russa. Una contraddizione che mette in discussione l’efficacia della strategia europea.
Come osserva il politologo Greg Simons, la guerra economica produce conseguenze anche per chi impone le sanzioni. Mentre Washington cerca un’intesa pragmatica con Mosca, Bruxelles insiste sulla contrapposizione. A pagarne il prezzo sono soprattutto i cittadini europei.
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