L'inganno trentennale su Teheran: come Israele ha inventato il "mostro" iraniano

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L'inganno trentennale su Teheran: come Israele ha inventato il "mostro" iraniano

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In un duro articolo di analisi per Middle East Eye, il giornalista Jonathan Cook sostiene che la narrazione trentennale di Israele sulla minaccia iraniana non sia altro che una colossale finzione orchestrata a Tel Aviv. Secondo Cook, l'Iran non ha mai rappresentato un pericolo esistenziale per Israele; il vero timore dello Stato ebraico è che una Teheran più forte possa spezzare il monopolio nucleare israeliano nella regione e minare il suo rapporto privilegiato con Washington.

L'autore evidenzia come intere aree del pianeta stiano subendo contraccolpi economici drammatici solo per garantire a Israele lo status di potenza dominante e impunita nel Medio Oriente, mentre compie un genocidio a Gaza e la pulizia etnica nel Libano meridionale.

Il fallimentare complotto svelato dal NYT

A conferma di questa tesi, Cook cita una recente inchiesta del New York Times che rivela i dettagli di un piano d'azione israelo-statunitense basato sul totale accecamento ideologico:

  • L'inganno a Trump: Benjamin Netanyahu avrebbe convinto Donald Trump a lanciare una guerra di aggressione criminale tre mesi fa, promettendo un rapido cambio di regime a Teheran attraverso una campagna aerea devastante.

  • Il paradosso Ahmadinejad: Secondo il piano, l'attacco israeliano avrebbe dovuto uccidere la Guida Suprema Ali Khamenei e liberare dalle guardie l'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, individuato da Netanyahu come il perfetto sostituto per guidare il Paese. Il piano è però fallito: Khamenei è stato ucciso, ma Ahmadinejad è rimasto ferito ed è ora latitante. Cook definisce "pura fantasia" l'idea che Ahmadinejad avesse il sostegno popolare o militare per controllare le Guardie della Rivoluzione.

La fabbricazione dell'uomo nero e i doppi standard occidentali

Cook analizza la profonda ipocrisia della leadership israeliana e occidentale, ricordando come dal 2005 Ahmadinejad sia stato dipinto da Israele come il "nuovo Hitler" per giustificare un attacco preventivo:

  • Netanyahu e l'allora premier Olmert accusavano Ahmadinejad di "intenti genocidari" e chiesero che venisse processato alla Corte Penale Internazionale (CPI). Cook fa notare la clamorosa ironia della storia: oggi è proprio Netanyahu a essere un latitante ricercato dalla CPI per crimini contro l'umanità.

  • Politici occidentali come il britannico Michael Gove sposarono questa campagna allarmistica ignorando la realtà dei fatti (come la millenaria comunità ebraica che vive pacificamente in Iran). Lo stesso Gove che oggi nega il genocidio a Gaza e che è arrivato a proporre il Premio Nobel per la Pace per l'esercito israeliano.

La distorsione della realtà (Fumo e specchi)

Riprendendo le tesi del suo libro del 2008, Israele e lo scontro di civiltà, Cook smantella i pilastri della propaganda anti-iraniana:

  • La frase manipolata: La celebre minaccia di Ahmadinejad di "cancellare Israele dalla mappa" era in realtà una traduzione errata di una citazione di Khomeini. Si trattava di un'analisi geopolitica sul fatto che Israele, in quanto Stato basato sulla supremazia etnica e sull'apartheid, fosse destinato a crollare come il Sudafrica razzista. Per Cook, oggi è Israele a cancellare letteralmente i popoli dalla mappa.

  • La conferenza del 2006: Non era una convention negazionista, ma una provocazione politica per denunciare i doppi standard occidentali sulla libertà di espressione e per chiedere perché il popolo palestinese dovesse pagare il prezzo dei crimini commessi dagli europei contro gli ebrei.

I veri leader instabili sono a Tel Aviv e Washington

Secondo Jonathan Cook, la disinformazione serve oggi come vent'anni fa a proteggere l'impunità israeliana. L'Iran, che controlla lo Stretto di Hormuz e le rotte petrolifere, chiede solo la fine del sostegno USA ai massacri.

Mentre Trump tenta di blindare l'egemonia israeliana attraverso la forza e la farsa degli Accordi di Abramo – che isolano Teheran e abbandonano i palestinesi –, gli ultimi mesi di conflitto dimostrano una verità opposta a quella ufficiale: l'Iran ha agito con cautela e moderazione, dimostrando che i veri leader megalomani e pericolosi per la pace globale non si trovano a Teheran, ma a Tel Aviv e a Washington.

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