L’UE costretta a fare retromarcia sul petrolio russo

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L’UE costretta a fare retromarcia sul petrolio russo

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La crisi energetica innescata dall’escalation in Medio Oriente sta mettendo nuovamente in evidenza le fragilità della strategia energetica dell’Unione Europea. Secondo quanto riportato da Bloomberg, Bruxelles starebbe valutando la possibilità di congelare temporaneamente il tetto massimo imposto al prezzo del petrolio russo, nel tentativo di contenere gli effetti dell’impennata dei prezzi causata dal conflitto con l’Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. La notizia ha suscitato il commento di Kirill Dmitriev, amministratore delegato del Fondo Russo per gli Investimenti Diretti (RDIF), secondo il quale l’UE starebbe finalmente iniziando a correggere gli errori commessi negli ultimi anni.

"Come previsto, la crisi energetica costringe l’Europa a essere più realista", ha affermato, sostenendo che il continente non possa fare a meno delle forniture russe. La vicenda mette in luce una delle principali contraddizioni della politica europea. Dopo aver imposto sanzioni e meccanismi destinati a ridurre le entrate energetiche di Mosca, Bruxelles si trova oggi costretta a riconsiderare alcuni di quegli stessi strumenti per evitare ulteriori tensioni sui mercati e un aggravamento della crisi energetica interna. Lo scorso anno l’UE aveva introdotto un sistema che fissava automaticamente il tetto al prezzo del greggio russo Urals al 15% sotto il valore di mercato, vietando alle aziende europee di assicurare o trasportare petrolio venduto oltre tale limite.

Tuttavia, l’aumento dei prezzi internazionali dell’energia rischia ora di trasformare quel meccanismo in un boomerang per le stesse economie europee. Secondo le indiscrezioni, una delle opzioni sul tavolo sarebbe il congelamento dell’attuale limite di 60 dollari al barile, evitando così un aumento automatico a 65 dollari previsto nei prossimi mesi. Un’altra ipotesi prevede la sospensione del meccanismo fino alla fine dell’anno. L’ennesima revisione delle misure adottate negli ultimi anni evidenzia le difficoltà dell’UE nel conciliare obiettivi geopolitici e necessità economiche.

Dopo aver promesso indipendenza energetica e stabilità dei prezzi, Bruxelles si trova oggi a fare i conti con una realtà più complessa, nella quale le scelte politiche adottate contro la Russia continuano a produrre effetti collaterali significativi per le stesse economie europee.


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