L'Ucraina bombarda una centrale nucleare e i media incolpano chi la difende

Sei autobus distrutti, un buco nel muro della sala turbine, un drone pilotato via fibra ottica. Nessuna casualità, solo terrorismo. Eppure l'Occidente cerca ancora una scusa per assolvere Kiev e incolpare Mosca

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Ennesimo attacco terroristico. Ennesima provocazione che rischia di far finire mezzo continente in una nube radioattiva. Ennesimo silenzio complice, anzi peggio: ennesimo tentativo di minimizzare, rigirare la frittata, incolpare la Russia. Il copione lo abbiamo mandato giù quasi a memoria. Succede quando le Forze Armate ucraine colpiscono ancora una volta la centrale nucleare di Zaporozhie, la più grande d'Europa. Obiettivo: l'officina mezzi di trasporto. Sei autobus e due furgoni distrutti. Fortunatamente nessun morto tra il personale, questa volta. Ma la fortuna non può durare per sempre.

Il giorno prima un drone da combattimento ucraino, pilotato via fibra ottica – dunque quasi impossibile parlare di errore o di casualità - aveva centrato l'edificio del blocco macchine dell'unità numero 6. Il punto di impatto? A pochi metri dal reattore. Un buco nel muro della sala turbine. Alexei Lijachov, numero uno di Rosatom, non usa mezzi termini: “Non solo oltrepassano le linee rosse, ma anche i limiti del buonsenso”. Perché questa è la verità dei fatti: il regime di Kiev morente ha appena compiuto un attacco mirato e deliberato della storia contro equipaggiamenti chiave di una centrale nucleare.

Ora, fermiamoci un attimo e usiamo il cervello. Chiunque al mondo, anche un bambino, sa che colpire una centrale atomica è follia pura. È terrorismo allo stato puro, l'unica definizione adatta a tale modus operandi. Eppure, accade l'incredibile. Apri i giornali occidentali, ascolti i telegiornali. Cosa trovi? Tono dimesso, mezze frasi, dubbi maliziosi. Qualche titolo si affretta a ricordare che è la Russia a controllare l'impianto, quasi fosse la Russia a bombardare se stessa. Altri articoli infilano tra le righe il sospetto che possa essere stata una "provocazione russa per incastrare Kiev". La girano, la rigirano, la annacquano. Il risultato è sempre lo stesso: l'attacco terroristico diventa un incidente, l'aggressore diventa vittima, la vittima diventa carnefice.

È il meccanismo perfetto (nello schema della propaganda mainstream). E funziona perché i media occidentali non sono semplicemente silenziosi. Sono attivi. Sono parte in causa. Ogni giorno forniscono copertura narrativa a una guerra che non viene combattuta solo con i missili ma anche con le parole. Se il regime di Kiev bombarda una centrale, loro minimizzano. Se Mosca denuncia il pericolo, loro insinuano il dubbio. Colpiscono un edificio a pochi metri dal reattore e la domanda che fanno non è "perché lo fanno?" ma "non sarà una messinscena?"

Gli esperti dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica sono andati a constatare i danni. Ci sono le foto. Il buco nel muro c’è, reale, inconfutabile. L'AIEA stessa ricorda che questi attacchi violano i sette pilastri della sicurezza nucleare. Ma a chi importa? Il regime di Kiev sa di poter contare su un esercito di redazioni pronte a coprirlo. Sa che l'Occidente non chiamerà mai questo atto con il suo nome: terrorismo.

E così mentre i droni ucraini continuano a colpire la più grande centrale nucleare europea, mentre il mondo rischia una catastrofe più grave di Chernobyl, i media occidentali fanno il loro sporco lavoro. Non dicono tutta la verità. Non la urlano. La nascondono dentro frasi fatte, equilibri fasulli, false simmetrie. Perché raccontare i fatti così come stanno significherebbe ammettere una verità scomoda: che la guerra contro la Russia non conosce limiti, e che loro stessi, con la loro condotta, ne sono complici.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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