Metaniera russa danneggiata da droni ucraini ancora alla deriva: interviene la Libia

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Metaniera russa danneggiata da droni ucraini ancora alla deriva: interviene la Libia

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Dopo settimane di deriva nel Canale di Sicilia e il silenzio dell’Europa,  la  Libia  annuncia che   recupererà  la  nave che trasporta GNL. Il  rischio ambientale è scampato per il Mediterraneo ?


di Francesco Fustaneo

A più di due settimane dall’attacco, la metaniera russa Arctic Metagaz continua a naufragare alla deriva nel Mediterraneo centrale. Ma a dichiarare di voler intervenire per scongiurare una possibile catastrofe ambientale non è stata né l’Unione Europea né l’Italia, bensì la Libia, attraverso la propria compagnia petrolifera nazionale in collaborazione con il partner italiano Eni.

 

L’attacco e la deriva

La Arctic Metagaz, imponente metaniera lunga 277 metri battente bandiera russa, è stata colpita tra il 3 e il 4 marzo da esplosioni riconducibili a un attacco con droni ucraini. Da allora il relitto, che trasporta un carico di gas naturale liquefatto (GNL) e petrolio è  rimasto alla deriva nel Canale di Sicilia, un tratto di mare tra Lampedusa e Malta, in balia di vento e correnti.

Per settimane la nave si è spostata senza controllo, avvicinandosi progressivamente alle coste libiche, con il concreto rischio di un naufragio o di uno sversamento che avrebbe potuto provocare un disastro ambientale di proporzioni enormi nel cuore del Mediterraneo.

 

Il silenzio di Europa e Italia

Di fronte a questa minaccia provocata dall’attacco dei droni ucraini , l’Unione Europea è apparsa silente, mentre il governo italiano – nonostante la vicinanza  alle  rotte e alle  coste nazionali  si è ben guardato dal condannare  le azioni del regime di Kiev.

 

L’intervento della Libia

Alla fine è stato il governo di Tripoli, attraverso la National Oil Corporation (NOC), a dichiarare di voler prendere in mano la situazione, considerando che nel frattempo il relitto si sta muovendo nella direzione del proprio tratto di mare. In un comunicato ufficiale pubblicato sabato 21 marzo, la NOC  ha fatto sapere di aver attivato un contratto di emergenza con una società internazionale specializzata nella gestione di incidenti che potrebbero coinvolgere petroliere, piattaforme offshore e imbarcazioni simili a rischio di sversamenti.

 

«Una volta appurato che l’imbarcazione danneggiata si stava gradualmente avvicinando alla costa libica a causa del vento e delle onde, la NOC è intervenuta tempestivamente per limitare i danni causati dalla sua presenza nelle acque territoriali libiche e per ridurre il rischio di inquinamento lungo il litorale libico», si legge nella nota diffusa dall’ente nazionale libico.

 

L’operazione è condotta dalla controllata Mellitah Oil & Gas, una joint venture tra NOC e il colosso energetico italiano Eni, da sempre partner strategico della Libia nel settore degli idrocarburi. Il coinvolgimento di Eni rappresenta un elemento di continuità operativa e tecnica tra le due sponde del Mediterraneo.

 

Il piano di messa in sicurezza

Secondo quanto dichiarato dalla NOC, la gestione della minaccia ambientale è «pienamente realizzabile». La metaniera verrà rimorchiata in sicurezza verso uno dei porti libici, previo coordinamento con le autorità competenti, in particolare l’Autorità Portuale libica.

È stata inoltre istituita una squadra di emergenza per coordinare tutte le operazioni, con la supervisione diretta del Presidente del Consiglio di Amministrazione della NOC, in stretta collaborazione con le autorità nazionali.

L’ente libico ha infine sottolineato che «tutte le infrastrutture petrolifere libiche, dalle piattaforme offshore ai porti, sono protette da qualsiasi inquinamento o rischio correlato».

 

Uno scenario in evoluzione

Resta da vedere come evolveranno le operazioni di rimorchio e se la crisi della Arctic Metagaz potrà rappresentare un precedente per la gestione di future emergenze navali nel Mediterraneo centrale, un’area sempre più al centro di tensioni geopolitiche e rischi ambientali.

 

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Fonte NOC (21 marzo 2026):

https://noc.ly/en/international-experts-arrive-to-handle-crippled-russian-tanker-off-libyan-coast/

 

Francesco Fustaneo

Francesco Fustaneo

Laureato in Scienze Economiche e Finanziarie presso l'Università degli Studi di Palermo.
Giornalista pubblicista dal 2014, ha scritto su diverse testate giornalistiche e riviste tra cui l'AntiDiplomatico, Contropiano, Marx21, Quotidiano online del Giornale di Sicilia. 
Si interessa di geopolitica, politica italiana, economia e mondo sindacale

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