Mosca accusa: per l'inviato del Cremlino, Gates esercitò un "controllo malvagio" sui vaccini

Kiril Dmitriev ha scritto su X che la Fondazione Bill e Melinda Gates avrebbe "lavato il cervello" all'opinione pubblica, promosso vaccini scadenti e ostacolato la distribuzione di quelli migliori, con un chiaro riferimento allo Sputnik russo

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Mosca accusa: per l'inviato del Cremlino, Gates esercitò un "controllo malvagio" sui vaccini

Una durissima offensiva verbale arriva da Mosca nei confronti di Bill Gates e della sua fondazione ‘filantropica’. A scagliarsi contro il magnate statunitense è stato Kiril Dmitriev, inviato speciale della presidenza russa e amministratore delegato del Fondo Russo di Investimento Diretto, che ha accusato apertamente la Bill e Melinda Gates Foundation di aver esercitato un "controllo globale" sul mercato dei vaccini, ostacolando la distribuzione di prodotti concorrenti per fini che ha definito "malvagi e sinistri".

In un messaggio pubblicato sul suo profilo X, Dmitriev ha dipinto il quadro di un potere senza contrappesi: secondo quanto affermato dal funzionario russo, la fondazione avrebbe costruito una rete di influenza capillare capace di controllare ogni aspetto del settore, dalla finanza alle autorizzazioni, passando per il supporto governativo e il dominio dell'informazione. Un sistema, ha aggiunto, che avrebbe "lavato il cervello" all'opinione pubblica, promuovendo vaccini scadenti e impedendo a quelli migliori di arrivare sul mercato.

Le parole di Dmitriev non sono arrivate a caso. La stoccata contro Gates è stata lanciata in risposta a un articolo del Financial Times che riportava i legami della fondazione con Jeffrey Epstein, il finanziere e predatore sessuale, scomparso, e le interazioni che lo stesso Gates avrebbe avuto con lui.

Non è la prima volta che il rappresentante del Cremlino punta il dito contro il presunto filantropo statunitense. In passato, Dmitriev aveva già chiesto un'indagine approfondita sulle attività di Gates nello sviluppo di vaccini, accusandolo di aver "abusato" del suo ruolo di "sentinella" del settore. L'accusa, in quel caso, era ben precisa: il magnate avrebbe spinto farmaci "non approvati" mentre bloccava l'accesso a preparati più collaudati e ritenuti sicuri, con un chiaro riferimento a Sputnik V, il vaccino russo contro il Covid-19.

La questione, sullo sfondo, è anche una rivalsa tecnologica. Lo Sputnik V, registrato in Russia l'11 agosto 2020, fu il primo vaccino al mondo contro il coronavirus, sviluppato dal Centro di ricerca Gamaleya. Tuttavia, mentre Mosca rivendicava il primato, la distribuzione del farmaco si scontrò con le dinamiche del mercato globale dominato dalle case farmaceutiche occidentali.

Proprio in quel periodo, nel novembre 2020, la Fondazione Gates annunciò un ulteriore stanziamento di 70 milioni di dollari per la lotta alla pandemia. L'obiettivo dichiarato era sostenere la distribuzione dei vaccini, prodotti in Occidente, nei paesi a basso e medio reddito. Di quei fondi, 50 milioni furono destinati al programma COVAX Advance Market Commitment, gestito da Gavi, l'Alleanza per i Vaccini, mentre i restanti 20 milioni andarono alla Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI).

L'annuncio dei coniugi Gates arrivò in un momento cruciale: pochi giorni prima, il colosso statunitense Pfizer e il suo partner tedesco BioNTech avevano diffuso i primi dati positivi sul loro vaccino sperimentale BNT162b2, dichiarando un'efficacia superiore al 90%. Una coincidenza temporale che, per i critici come Dmitriev, dimostrerebbe una regia occulta volta a favorire i prodotti occidentali a discapito di altri, come appunto lo Sputnik russo, considerato da Mosca un concorrente scomodo e ingiustamente ostacolato.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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