"Nessuno dei 9 obiettivi raggiunto": il durissimo attacco dell'Iran a Usa e Israele
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha dichiarato in un'intervista televisiva che gli Stati Uniti e Israele hanno fallito nel raggiungere i nove obiettivi strategici prefissati nel conflitto contro la Repubblica Islamica.
«Non abbiamo permesso che si concretizzasse nessuno dei traguardi dichiarati dal regime sionista e dagli Stati Uniti per dare inizio a questa guerra. Non hanno ottenuto nulla. Questo conflitto ha mostrato appieno le sue molteplici dimensioni», ha affermato Qalibaf.
Le sue parole giungono a seguito della firma di un memorandum d'intesa tra Iran e Stati Uniti, volto a porre fine alla recente escalation militare iniziata lo scorso febbraio.
La "diplomazia della forza" di Teheran
Il capo del Parlamento ha sottolineato che il Paese sta applicando una "diplomazia della forza", legittimata dai successi sul campo contro Washington e Tel Aviv. Secondo Qalibaf, i negoziati non sono stati un segnale di resa, bensì un vero e proprio metodo di combattimento:
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Posizione di superiorità: A differenza del passato, gli ultimi colloqui si sono svolti da una posizione di assoluta forza.
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Risultati concreti: Le forze armate iraniane sarebbero uscite vincitrici contro avversari tecnologicamente superiori, dimostrando che la via diplomatica non lascia spazio a slogan vuoti.
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Impatto globale: Sebbene i recenti scontri si siano consumati a livello regionale, le conseguenze geopolitiche hanno una portata globale.
Qalibaf ha poi ricordato che la strategia di Teheran ha incluso attacchi mirati contro avamposti e interessi statunitensi in diversi Paesi della regione, oltre a colpi diretti contro gli interessi israeliani nei territori occupati. L'azione militare, ha rivendicato, ha permesso all'Iran di ottenere molto più di quanto avrebbe mai potuto raggiungere solo sedendosi al tavolo delle trattative.
Con il "dito sul grilletto"
L'Iran non abbassa la guardia e si dice pronto a reagire in caso di violazione degli impegni da parte statunitense. «Se il nemico tenta di tradirci, noi siamo gente da campo di battaglia. Per me la distanza tra la diplomazia e le armi è minima: abbiamo il dito sul grilletto», ha avvertito il funzionario.
Il ruolo del Libano nell'Asse della Resistenza
Un punto centrale dei negoziati ha riguardato il Libano. Teheran ha insistito affinché la cessazione delle ostilità coinvolgesse tutti i fronti dell'Asse della Resistenza, incluso il territorio libanese, nonostante i continui raid israeliani registrati anche durante il periodo di tregua.
«Siamo riusciti a fermare l'incendio a Dahiya grazie alla negoziazione, ma questo successo è stato ottenuto solo grazie al peso della nostra forza militare», ha spiegato Qalibaf, riferendosi alla reazione iraniana ai bombardamenti su Beirut. I mediatori erano stati avvertiti: Teheran avrebbe risposto agli attacchi in qualsiasi circostanza, una fermezza che ha cambiato radicalmente l'atmosfera dei colloqui.
Per l'alto funzionario, la diplomazia serve a capitalizzare i successi bellici: «Ogni guerra che si conclude con una vittoria, se non si traduce in un documento legale e politico che la registri, non porta alcun beneficio reale».
L'unica vera garanzia è la potenza nazionale
In chiusura, Qalibaf ha chiarito che l'Iran non si fida ciecamente dei trattati internazionali. «Anche un accordo definitivo avallato da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU non sarebbe affidabile. La nostra unica vera garanzia è la potenza dell'Iran e l'unità del suo popolo».
Il principio cardine del memorandum d'intesa rimarrà quindi quello della reciprocità: "azione per azione". L'Iran rispetterà gli impegni solo se la controparte farà lo stesso.


