“Non tacere! La storia di Faina Savenkova”. Il film sul Donbass in una scuola italiana

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“Non tacere! La storia di Faina Savenkova”. Il film sul Donbass in una scuola italiana

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di Marinella Mondaini

 

In un momento difficile e pericoloso come quello odierno anche per l’Italia, è diventato chiaro che persino la scuola, dopo la tv, sta diventando terreno di diffusione unilaterale di messaggi politici contro la Russia. Un terreno di russofobia, di propaganda anti-russa, sia nell’ambiente scolastico che universitario, diffusa attraverso testi scolastici che manipolano la Storia della Russia e rappresentano più un megafono di propaganda politica a favore del regime ucraino che strumenti, atti a favorire e sviluppare in scolari e studenti un’opinione indipendente e un proprio spirito critico.

Si può capire quindi come il festival di RT in Italia sia così inviso e contrastato con ogni mezzo dalle autorità dell’Ue. Tuttavia la verità è come un rigagnolo che scorre sotto, pressato e odiato, ma prima o poi sgorga da qualche parte. Lo vediamo dall’enorme numero di persone che seguono i film russi, da ciò che affermano, dalla loro sete di sapere e conoscere ciò che il mainstream vieta.  

Diventa importante perciò offrire agli studenti l’opportunità di vedere un film che racconta anche l’altra versione dei fatti, di poter avere uno scambio di opinioni con coetanei e giornalisti russi e porre loro delle domande per avere un quadro completo degli avvenimenti, che i mass media italiani non danno, e farsi quindi la propria idea. Senza imposizioni o pressioni, semplicemente esponendo i fatti in un dialogo sincero, tranquillo e costruttivo. È ciò che è accaduto in un liceo scientifico italiano, “Galileo Galilei” di Lamezia Terme, con la scrittrice e protagonista del documentario del regista Klim Poplavskij “Non tacere! La storia di Faina Savenkova”, che era in video collegamento, insieme al giornalista russo che lavora nel Donbass, Michail Bondarenko, della testata siberiana “Ural Press Inform”.

L’iniziativa è stata organizzata dalla prof.ssa di Diritto Gianfranca Bevilacqua e dalle associazioni “Speranza”, “Cantiere Laboratorio”, “Pramantha”, “Laboratorio Cerra”, “Cuore Russo”.

Gli studenti del liceo hanno posto a Faina, che oggi ha 17 anni, diverse domande, sugli anni della sua infanzia trascorsi sotto le bombe e come ha resistito, su cosa l’ha spinta a scrivere diverse lettere, sia all’Onu, che a diversi capi di Stato stranieri e al Papa, domanda alla quale Faina ha risposto dicendo che ha voluto chiedere loro un intervento per far cessare la guerra nel Donbass, scatenata dal proprio governo ucraino nel 2014,  perché anche i bambini del Donbass hanno diritto a un’infanzia spensierata, ma ha ricevuto risposta solo dal rappresentante di Macron e di Papa Francesco, notando che le risposte sono state assai evasive.  Poi i ragazzi italiani le hanno chiesto cosa ha provato quando ha saputo di essere stata inserita dagli ucraini nel sito “Mirotvorec”, la famigerata lista nera di persone che esprimono opinioni dissonanti dal regime di Kiev e che quindi sono da eliminare fisicamente.

Il dibattito ha toccato anche il tema degli aiuti umanitari al Donbass, in parallelo a come Israele blocca le missioni umanitarie alla popolazione civile della Palestina, rilevando che tali azioni sono inammissibili. Insomma si è trattato di un confronto tra studenti coscienziosi e un’adolescente che ha vissuto e vive ancora l’orrore della guerra.

Non si può che auspicare che tali dialoghi di scambio libero possano avvenire anche in altre scuole d’Italia.

 

E ora allego qui di seguito la mia traduzione del post che Faina ha scritto con le sue impressioni sull’incontro con gli studenti del Liceo italiano.

“Più comunico con la gente comune dei paesi europei, più mi convinco che sanno pochissimo di ciò che sta realmente accadendo da noi. Molti di loro si trovano sotto la forte pressione e la propaganda dei propri governi e dei media occidentali. È stato loro inculcato che nel 2022 la Russia ha attaccato, “aggredito” l’Ucraina. Tutto ciò che è successo prima — a partire dal colpo di Stato del 2014 e dallo scoppio della guerra civile in Ucraina contro il proprio popolo — è praticamente assente nella mente dell’italiano medio o dell’europeo medio. Per loro l’Ucraina è semplicemente una vittima e prima del 2022 non è successo nulla.

Si può provare a portare la verità attraverso i grandi media, come fa RT, proiettando film sugli eventi del Donbass nei paesi europei. Ma c’è anche un altro modo: poco tempo fa io, come scrittrice e adolescente del Donbass, e i miei amici Irina Vikhoreva e Mikhail Bondarenko, abbiamo ricevuto un invito del tutto inaspettato dal Liceo Scientifico Statale “Galileo Galilei” di Lamezia Terme, dalla professoressa di diritto Gianfranca Bevilacqua. È stata una vera sorpresa, perché in Italia prevalgono nettamente gli umori filoucraini. Proiettare il film «Non tacere. La storia di Faina Savenkova» in un liceo italiano è un gesto coraggioso. È anche il primo piccolo passo verso il dialogo e la comprensione tra ragazzi di due paesi. Dopo la proiezione del film abbiamo fatto un collegamento in diretta, durante il quale abbiamo parlato di vari argomenti. Confesso che avevo molta paura di questo incontro. Probabilmente quanto loro. Ma forse più di tutto ero curiosa di sapere come ci percepiscono loro e come noi percepiamo loro. Non so come verrà giudicato in Italia un simile dialogo, ma sono certa di aver conosciuto dei ragazzi meravigliosi e che in Italia esistono adolescenti a cui importa davvero capire ciò che sta succedendo oggi, per non permettere tragedie in futuro. Non credo che in Italia, come in qualsiasi altro paese, la gente voglia veramente la guerra con la Russia. Si può raccontare per anni ai propri popoli che la Russia è un mostro, cancellare la cultura russa e accusarci di tutti i peccati mortali. Ma questi adolescenti, realtà editoriali come l’AntiDiplomatico, figure della società civile come Marinella Mondaini e Irina Vichoreva — tutti loro stanno lentamente demolendo questo muro di menzogne e incomprensione che si vuole costruire tra noi. Sono convinta che la verità vincerà. Ognuno ha una scelta: credere a ciò che gli viene raccontato oppure verificare di persona e cercare da soli le risposte. Non so se in Italia si ricorda ancora il romanzo di Gianni Rodari «Gelsomino nel paese dei bugiardi», ma mi sembra che oggi serva proprio un Gelsomino come lui. Ora è più importante che mai, perché in gioco non c’è solo la verità contro la menzogna, ma il futuro del nostro mondo. In tutti i sensi di questa parola”.

Marinella Mondaini

Marinella Mondaini

Scrittrice, giornalista, traduttrice. Vive e lavora a Mosca

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