Nuove prove contro l’Unità 731: confermati i crimini di guerra batteriologici del Giappone

Dalle camere di sperimentazione ai campi di battaglia: le armi batteriologiche furono usate in almeno tre campagne tra il 1940 e il 1942 come confermano documenti russi declassificati

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Nuove prove contro l’Unità 731: confermati i crimini di guerra batteriologici del Giappone

Nuovi documenti d’archivio consegnati dalla Russia e resi pubblici in occasione del dodicesimo Giorno nazionale della Memoria per le vittime del massacro di Nanchino gettano ulteriore luce sugli orrori commessi dall’Unità 731, l’infame reparto di guerra batteriologica dell’esercito imperiale giapponese durante la Seconda guerra mondiale. In una conferenza stampa tenutasi lunedì, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun ha definito tali prove “irrefutabili e inconfutabili”, ribadendo con forza che i crimini contro l’umanità perpetrati da questa unità non ammettono alcuna forma di negazionismo.

Gli archivi, recentemente declassificati, contengono interrogatori condotti dalle autorità sovietiche su membri dell’Unità 731 e rapporti investigativi raccolti in occasione del processo per crimini di guerra di Khabarovsk, tenutosi nella città dell’Estremo Oriente russo. Questi documenti non soltanto confermano le notizie già note, ma ne approfondiscono la portata, rivelando con crudezza la natura sistematica e pianificata delle atrocità perpetrate: esperimenti umani su larga scala, test batteriologici, prove con liquidi corrosivi, esperimenti con gas vescicanti e studi sul congelamento di esseri umani ridotti a cavie. Le vittime, cinesi, sovietiche e coreane, furono sottoposte a torture in nome di una ricerca militare criminale.

Per la prima volta, emergono anche dettagli e registrazioni in cui alti ufficiali dell’Unità 731 ammettono pienamente le proprie colpe. Tra questi spicca Kiyoshi Kawashima, ex capo del dipartimento di produzione dell’unità, che ha confessato senza mezzi termini l’impiego su vasta scala di armi batteriologiche da parte dell’esercito giapponese in tre occasioni precise: 1940, 1941 e 1942. Tali ammissioni dimostrano inequivocabilmente che le ricerche criminali non rimasero confinate ai laboratori, ma furono tradotte in azioni di guerra con l’obiettivo dichiarato di annientamento di massa.

I documenti di Khabarovsk, secondo Guo Jiakun, integrano e rafforzano le prove già conservate in Cina, tra cui i resti delle strutture dell’Unità 731 e i fascicoli sui suoi crimini. Insieme, formano una catena probatoria coerente e inattaccabile, che qualifica la guerra batteriologica condotta dall’esercito giapponese come un crimine di Stato, organizzato gerarchicamente, premeditato e sistematico. Non un atto isolato né l’iniziativa di fanatici, ma una politica deliberata dello Stato imperiale giapponese.

Ulteriori rivelazioni riguardano la costituzione, nel 1942, dell’Unità Oka 9420 a Singapore, un altro centro di sperimentazione e guerra batteriologica operativo in diversi Paesi del Sud-Est asiatico. “Gli orrori commessi dall’esercito giapponese - ha dichiarato Guo - resteranno per sempre inchiodati al pilastro della vergogna storica.”

Il portavoce ha poi espresso preoccupazione per il persistente negazionismo da parte di forze di destra in Giappone, che continuano a minimizzare, negare o addirittura glorificare questi crimini. “Dimenticare la storia è tradimento; negare la colpa è preparare il terreno per ripetere gli stessi crimini”, ha ammonito. Ha quindi esortato la comunità internazionale a unirsi nel richiedere al Giappone di estirpare definitivamente ogni residuo ideologico del militarismo, al fine di preservare gli esiti della Seconda guerra mondiale, l’ordine internazionale postbellico e la pace globale, duramente conquistata ma ancora fragile.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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