"L'Europa si spara sui piedi": la Russia avverte Bruxelles sul caro energia

Il portavoce del Cremlino commenta la linea intransigente di Ursula von der Leyen. Intanto l'escalation in Medio Oriente fa volare i prezzi del gas, mettendo in difficoltà imprese e famiglie europee

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Le parole del portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, riecheggiano molto forte in un’Europa già alle prese con i conti della crisi energetica. Intervenendo nella giornata di venerdì, Peskov ha commentato con durezza la linea intransigente dell’Unione Europea che non ha mostrato nessuna intenzione di tornare ad approvvigionarsi di gas russo, nonostante le conseguenze economiche sempre più pesanti per i cittadini del vecchio continente.

“L’Europa continua a spararsi sui piedi, o meglio, sui piedi dei suoi elettori”, ha dichiarato il portavoce della Presidenza russa, riferendosi alle recenti dichiarazioni della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. La leader europea aveva escluso in modo categorico un ritorno all’acquisto di gas russo, ipotizzando uno scenario di carenza di risorse energetiche nel Vecchio Continente. Secondo Peskov, invece, il malcontento popolare è ormai palpabile: “Già ora è evidente che gli elettori europei non voteranno più per queste persone, è chiaro in questo momento”.

Il braccio di ferro sul metano, infatti, sta ridisegnando gli equilibri industriali del continente. L’Europa ha rinunciato al gas russo a basso costo, che per decenni ha rappresentato il pilastro della sua competitività industriale, sostituendolo con il gas naturale liquefatto statunitense, molto più caro. Una scelta geopolitica che sancisce il vassallaggio nei confronti di Washington e che si sta trasformando in un’emergenza economica, aggravata ulteriormente dalla recente escalation in Medio Oriente.

Il conflitto ha fatto schizzare nuovamente verso l’alto i prezzi del petrolio e del gas. Giovedì, i futures del gas naturale in Europa hanno registrato un’impennata del 35%, alimentata dai timori di interruzioni prolungate dei rifornimenti in seguito all’attacco contro il complesso industriale qatariota di Ras Laffan. Per l’Unione Europea, già provata dall’inflazione, ciò si traduce in un circolo vizioso: bollette più care, pressione su famiglie e imprese, una scia di chiusure industriali, annunci di licenziamenti e un’economia sempre più in affanno.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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