Tumori e liste d'attesa: perché in Italia la speranza di vita dipende dal tuo reddito

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Tumori e liste d'attesa: perché in Italia la speranza di vita dipende dal tuo reddito

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La speranza di vita, dopo la diagnosi di tumore, dipende dai tempi burocratici necessari per iniziare cure la cui efficacia dipende anche dalla tempestività e dal grado di avanzamento della malattia. Se la sanità pubblica non funziona anche la cura delle persone diventa problematica, o ardua, soprattutto per quanti non possono affidarsi al privato per mera indisponibilità economica.
 
Davanti alla malattia non siamo tutti uguali, le diseguaglianze e le liste d’attesa dimostrano quanto abbiamo appena scritto, prendersela poi con la macchina amministrativa diventa fin troppo facile se dimentichiamo le ragioni dei ritardi e le responsabilità politiche degli stessi
 
In Italia ci sono 4 milioni di cittadini ai quali è stato diagnosticato un tumore, sono cifre elevate a conferma della estrema frequenza con la quale ci si ammala, parliamo uomini e donne bisognosi di aiuto, cure, riabilitazione, supporto psicologico
 
 Il 18° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, ( https://storagehub.homnya.net/cmsimage/2026/05/18-rapporto-favo-2026-completo-web.pdf)  meriterebbe di essere letto e discusso insieme al  Piano Oncologico nazionale che denuncia inadeguatezze e ritardi di vario genere a partire dalle disuguaglianze regionali e di classe. Ammesso e non concesso che questa situazione sia accettabile, in intere aree del paese il diritto alla cura è fortemente minacciato.
 
L’Accordo della Conferenza Stato-Regioni del 18 dicembre 2025 parla di mancato coinvolgimento delle associazioni dei pazienti, il punto di partenza di una critica costruttiva dovrebbe partire invece dalla attuale organizzazione della Sanità pubblica, dalla mancata rimozione dei tetti di spesa in materia di personale.
 
Se vogliamo rispettare il diritto alla salute occorre prevedere anche un sistema di assistenza ai pazienti e ai familiari, analisi tempestive e cure efficaci, non è solo un problema per i caregiver, il diritto alla salute si unisce alle misure di welfare, alla certezza della cura , alla salvaguardia della sanità pubblica e a quei piani di investimento bloccati dalle regole di austerità mai rimosse.

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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