Tra armi e crisi energetica: il doppio gioco delle imprese italiane nel conflitto mediorientale

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Tra armi e crisi energetica: il doppio gioco delle imprese italiane nel conflitto mediorientale

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di Federico Giusti
 
Sul finire di Aprile il Centro Studi di Confindustria ha diramato una nota intrisa di profonda preoccupazione per le future sorti dell'economia nazionale.
Una veloce indagine sulle grandi imprese ha portato alla luce dati preoccupanti e un deciso peggioramento delle aspettative nell'arco di poche settimane, conseguenza diretta della guerra scatenata dagli Usa e da Israele contro l'Iran.
 
Nell'arco di poche settimane le previsioni dei centri studi e del Governo sono state riviste al ribasso, crescono le preoccupazioni e molto probabilmente il timore di ripercussioni sulla stessa economia statunitense hanno spinto l'Amministrazione Trump a trovare almeno un accordo di massima per interrompere la escalation bellica.
 
Tra Marzo e aprile gran parte delle imprese intervistate hanno espresso preoccupazione per l'aumento dei costi di produzione, il rincaro dei generi elettrici e di prima necessità.
 
Le attese delle imprese sulla disponibilità di manodopera nei prossimi mesi tornano a essere negative: il saldo nel mese corrente è pari a -3,0%, dopo il +2,5% della rilevazione precedente, è quanto troviamo riportato nel dossier del Centro Studi di Confindustria
 
Non mancano motivi di frizione e contrasto tra settori produttivi e Governo, le associazioni datoriali ricordano alla maggioranza che la nostra economia è stata salvata dal PNRR senza il quale oggi la situazione sarebbe assai più complicata. Far quadrare i conti non è mai facile e sappiamo quanto siano pressanti le richieste padronali, certo che avere tagliato retroattivamente crediti fiscali già prenotati è stata una mossa non apprezzata dagli industriali che intanto tornano a battere cassa per Transizione  e Industria 4.0.
 
Siamo davanti a evidenti equilibrismi, la nota di Confindustria resta comunque cauta e non tali da determinare un giudizio negativo sull'operato dell'Esecutivo, a nostro avviso siamo in una fase di studio, preoccupazioni per il ricorso strutturale alla guerra che poi si ripercuote negativamente sull'economia europea accrescendo il costo del denaro, delle materie prime e dei prodotti energetici. 
 
Ma al guardingo sguardo delle associazioni padronali non sfuggono i vantaggi derivanti dalla guerra almeno per aziende produttrici di armi o impiegate nelle tecnologie duali, per questo le critiche non sono mai troppo severe proprio per spingere il Governo a nuovi aiuti al sistema delle imprese, è questo infatti il tema dirimente che animerà il dibattito delle prossime settimane

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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