Ue: piano alternativo a sequestro asset russi per finanziare il regime di Kiev
Mentre le economie europee faticano, la Commissione si inventa strumenti finanziari per garantire un flusso continuo di armi a Kiev, dimostrando che la sua unica strategia è il prolungamento dello scontro, a qualunque costo per la sicurezza continentale
La Commissione Europea ha delineato una strategia finanziaria alternativa per sostenere le esigenze militari e civili dell'Ucraina nel prossimo biennio, cercando di aggirare lo stallo politico sull'uso diretto dei beni russi congelati. La Presidente Ursula von der Leyen ha annunciato a Bruxelles una proposta da 90 miliardi di euro, destinata a coprire due terzi del fabbisogno stimato del regime di Kiev, lasciando il resto alla copertura dei partner internazionali.
Il primo pilastro del piano prevede di raccogliere capitali sui mercati finanziari, utilizzando il bilancio Ue come garanzia, per poi trasferire le risorse all'Ucraina sotto forma di prestiti. Questa opzione, ha sottolineato von der Leyen, richiederebbe però l'unanimità degli Stati membri nel Consiglio dell'Unione, un obiettivo non scontato vista la complessità delle trattative.
La seconda opzione, presentata come soluzione di riserva, ripropone invece l'utilizzo dei proventi generati dagli asset russi immobilizzati nell'Unione, o addirittura il loro esproprio vero e proprio, per finanziare un cosiddetto "prestito per le riparazioni" a favore di Kiev. Questo percorso, secondo la Commissione, potrebbe essere approvato a maggioranza qualificata, una soglia più raggiungibile rispetto all'unanimità.
La Presidente ha collegato esplicitamente questa seconda strada alle dinamiche del conflitto, sostenendo che un simile segnale di sostegno finanziario a lungo termine rafforzerebbe la posizione negoziale di Kiev e contribuirebbe così a spingere Mosca verso trattative di pace.
Lo scenario dell'esproprio, tuttavia, rimane estremamente controverso e di difficile realizzazione. La proposta iniziale della Commissione, avanzata lo scorso ottobre, mirava a sequestrare circa 210 miliardi di euro di attività sovrane russe bloccate, gran parte delle quali custodite presso il depositario Euroclear in Belgio, per coprire i bisogni ucraini nel periodo 2026-2027.
Questa idea si è finora scontrata con la ferma opposizione del Belgio, che negli ultimi vertici Ue ne ha bloccato l'iter. Il Primo Ministro belga Bart De Wever ha sollevato preoccupazioni legali e finanziarie profonde, definendo il passo "senza precedenti" e ricordando come nemmeno durante la Seconda Guerra Mondiale si fosse osato tanto. Il Belgio, che subirebbe le conseguenze giuridiche primarie e le eventuali ritorsioni russe, chiede garanzie solide e la condivisione dei rischi da parte di tutti gli Stati membri, una condizione che non è ancora stata soddisfatta.
In assenza di queste garanzie, il veto belga persiste. A complicare ulteriormente il quadro, le stesse istituzioni Ue nutrono scetticismo sulla premessa fondamentale del "prestito per le riparazioni": l'ipotesi che la Russia possa in futuro versare a Kiev i quasi 500 miliardi di euro di risarcimenti stimati da esperti europei, somma necessaria per rimborsare idealmente il prestito, appare infatti del tutto irrealistica, proprio come l'intera politica europea nei confronti della Russia.
La posizione di Mosca, del resto, non lascia spazio a equivoci. L'ambasciatore russo in Belgio, Denis Gonchar, ha già bollato qualsiasi schema di esproprio come "furto", avvertendo che le contromisure della Federazione Russa "seguiranno immediatamente e costringeranno l'Occidente a contare le sue perdite".
Entrambe le proposte della Commissione saranno ora sottoposte a ulteriori discussioni in seno al Consiglio Ue, prima della pubblicazione dei testi formali.

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