Utopia – Manifesto della sinistra eretica La speranza come progetto politico
Ci sono libri che si limitano a denunciare lo stato delle cose e libri che provano a immaginare come cambiarlo. Utopia – Manifesto della sinistra eretica di Luca Busca appartiene con decisione alla seconda categoria. Il suo intento è ridare ai popoli la speranza di poter uscire, un domani, dalla dittatura del pensiero unico neoliberista. È la speranza che finiscano le guerre, i golpe, le rivoluzioni colorate, il neocolonialismo, le disuguaglianze e la povertà, tutti innescati per mantenere quell’egemonia economica e culturale di cui il neoliberismo ha bisogno per imperare. Primo volume di una tetralogia che proseguirà con Democrazia, Dis-economia e Rivoluzione, il libro ha un obiettivo dichiarato e ambizioso: aprire un tavolo di lavoro comune per costruire una proposta politica condivisa, davvero antagonista al neoliberismo e non una sua versione più gentile. La speranza è il sentimento che lo attraversa dalla prima all’ultima pagina, e l’autore la presenta come un progetto da costruire più che come un’attesa.
Il messaggio arriva prima ancora di aprire il libro, con una copertina che è già una tesi: l’occhio del Grande Fratello orwelliano osserva l’Utopia, ma è proprio l’Utopia a crepare e a mandare in frantumi quel controllo ossessivo. L'immagine riassume l’intero progetto: il sogno di un mondo migliore non è un’evasione ingenua, è la forza capace di incrinare il pensiero unico.
Tra le pagine più riuscite c’è il Prologo, dove Busca descrive il neoliberismo come il Mercatismo, quarta religione monoteista, costruita ricalcando l’impianto del cristianesimo e in particolare del cattolicesimo. Ci sono i cinque Misteri con il suo dio uno e trino: la Santissima Trinità di Padre Mercato, Figlio Profitto e Spirito dello Sviluppo; il Paradiso Terrestre; la Democrazia e la Scienza trasformata in dogma. Tra i sette Sacramenti spiccano il Pragmatismo che prende il posto del Battesimo, la Privatizzazione quello del Matrimonio, l’Esternalizzazione diventa l’Unzione degli Infermi e la Crisi la Penitenza. I predicatori officiano dalle “Televichiese”, dal “Santuarweb” e dai “Sacrisocial”. L’ironia è tagliente e funziona: il parallelo rende visibili, quasi fisiche, le contraddizioni di un sistema che promette a tutti un paradiso in terra che in realtà è accessibile a pochissimi.
Il cuore analitico del libro sta nello smascherare la neolingua del pensiero unico. Richiamandosi a Ivan Illich, Busca mostra come le parole della sinistra (uguaglianza, libertà, ideologia, solidarietà, cooperazione, comune) siano state svuotate e riempite di significati funzionali al mercato, attraverso una manipolazione semantica che è diventata lo strumento principale del dominio neoliberista. Il pensiero unico non si impone con la coercizione, ma rendendo impensabile l’alternativa. Molto efficaci le pagine sull’ideologia, riportata al suo senso etimologico di “logos delle idee”, e quelle sull’uguaglianza, ripensata non come un valore da mettere in bilancia con la libertà ma come una funzione, un’“equa-azione” che serve a scrivere regole giuste.
Da qui nasce un’Utopia tutt’altro che utopica. Recuperando l’ambiguità voluta da Thomas More tra ou-topos, il luogo che non esiste, ed eu-topos, il luogo buono, l’autore restituisce all’Utopia la sua funzione originaria: un faro, un modello a cui tendere senza mai raggiungerlo, perché ogni passo avanti rende possibile immaginarne uno migliore. È la risposta dinamica alla “fine della storia” di Fukuyama. La rassegna che segue, dall’utopia marxista e anarchica a quella pigmea, gandhiana, della decrescita, di Yunus e di Rifkin, dimostra che molti di questi sogni sono già stati in parte realizzati. L’Utopia diventa così la bussola di una proposta politica concreta.
Con il settimo capitolo, L’utopia degli universi matrioska, il lettore si trova davanti a un libro nel libro, e a un cambio di passo sorprendente. Il saggio lascia spazio alla narrazione: un diario e un lungo dialogo tra Luca, risvegliatosi nel 2084 dopo quarant’anni di biostasi, e Ingrid, la sua guida in una Roma trasformata. Attraverso passeggiate, pranzi al Pigneto e serate nel parco archeologico, si scopre una società fondata sulla cooperazione delle comunità locali, sulla democrazia diretta delle assemblee municipali, su una moneta ancorata all’ora di lavoro e su una visione del mondo in cui tutto esiste solo in relazione con il resto. Il cambio di linguaggio non è un vezzo: rende tangibile, quasi abitabile, ciò che le pagine teoriche descrivono.
L’ultimo capitolo fa da ponte verso i volumi successivi e traccia i primi passi di un lungo cammino condiviso. Il “periodo di transizione” coincide con la prassi stessa. Empatia e coscienza sono gli strumenti per ricostruire legami sociali. La lotta resta pacifica e internazionalista. L’obiettivo, riprendendo John Holloway, è cambiare il mondo senza prendere il potere, evitando che la nuova proposta diventi a sua volta ideologia dominante.
Utopia è un libro coraggioso e generoso, che non pretende di consegnare verità definitive ma invita chiunque sia stanco di vagare nel “Grande Nulla” a sedersi al tavolo e costruire insieme. In un’epoca che ha smesso di sognare, è già un atto politico.
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Con questa recensione LAD Edizione svela il primo dei quattro misteriosi autori che saranno presenti al Book Priede di Genova: Luca Busca che presenterà I Quaderni de l'AntiDiplomatico e il suo UTOPIA.
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