Cosa vuole la Francia dalla Bielorussia?
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di Francesco Dall'Aglio*
La correlazione, si sa, non implica causazione: in parole più povere, se due cose sono correlate non significa necessariamente che una sia la causa dell'altra. E così restiamo col dubbio: la visita a Kiev di Sviatlana Tsikhanouskaya, la "presidente eletta" della Bielorussia secondo i febbricitanti di Bruxelles (foto), è conseguenza della telefonata che Macron ha fatto domenica a Lukashenko?
Per rispondere dovremmo sapere cosa si sono detti i due, ma il contenuto della telefonata non è stato rivelato da nessuna delle parti interessate: il che, naturalmente, ha consentito ai media occidentali (tipo Le Monde), o almeno ai pochissimi che si sono interessati della cosa, di supporre che la telefonata sia stata fatta da Macron per "avvertire" Lukashenko a non farsi trascinare in guerra, visto che l'Ucraina dice da tempo che il prossimo sviluppo del conflitto sarà proprio la partecipazione della Bielorussia.
Quello che è certo è che tutte le autorità ucraine, da Zelensky a Sybiha, hanno detto a più riprese che è Tsikhanouskaya il loro referente per la Bielorussia, non Lukashenko, ironizzando sul fatto che Lukashenko aveva parlato di un incontro tra i presidenti bielorusso e ucraino ma invece è arrivata lei, quindi l'incontro c'è già stato. Il che però stride, e non poco, col fatto che appena il giorno prima Macron ha chiamato lui e non Tsikhanouskaya, per motivi che al di fuori di Bruxelles e di Kiev sono abbastanza evidenti: se vuoi qualcosa dalla Bielorussia, qualsiasi cosa tu voglia, chiami chi sta seduto a Minsk, pure se ti sta antipatico.
La domanda diventa dunque, cosa vuole la Francia dalla Bielorussia? E soprattutto: quello che vuole la Francia è la stessa cosa che vuole l'Ucraina? A occhio, no.
*Post Facebook del 27 maggio 2026


