25 dicembre 2016 moriva la dottoressa Liza. Ricordiamo la sua opera a favore dei bambini del Donbass

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25 dicembre 2016 moriva la dottoressa Liza. Ricordiamo la sua opera a favore dei bambini del Donbass

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di Eliseo Bertolasi

 

Il 25 dicembre 2016, la dottoressa russa Elizaveta Glinka, meglio conosciuta come “Dottoressa Lisa” moriva in un incidente aereo vicino a Sochi. Accompagnava l’invio di medicinali e aiuti umanitari in Siria per l’ospedale di Latakia. Nella catastrofe aerea persero la vita tutte le 92 persone a bordo: 8 membri dell’equipaggio e 84 passeggeri tra cui i componenti del gruppo musicale “Aleksandrov” dell’Esercito Russo.

La dottoressa Lisa, medico specialista in rianimazione, era direttore della fondazione “Aiuto giusto”. Con l’avvio della guerra nell’Ucraina orientale iniziò a dedicarsi con amore e passione alla cura dei bambini vittime del conflitto che tuttora insanguina il Donbass.

“Dove un bambino soffre, ci deve essere aiuto, cura, supporto a prescindere dalla sua nazionalità e dalle sue origini”: questa era la sua “missione” al di là della politica e degli schieramenti opposti.

Con molto garbo mi rilasciò un’intervista che alla fine di gennaio del 2015 venne pubblicata sulla testata online Sputnik (il sito, ora non più fruibile, è stato oscurato in Europa dalla primavera di quest’anno). Ripropongo quell’intervista, drammaticamente attuale, in Suo ricordo, a sei anni dalla Sua morte.

 

- Perché nessuno in Occidente parla della guerra del Donbass, e nessuno parla di Lei?

A mio parere, non interessa a nessuno. Tutte le riunioni dei membri dell’Unione europea e degli Stati Uniti terminano con l’introduzione di sanzioni. Nessuno chiarisce le cause della guerra, persino nemmeno si riconosce l’esistenza di una guerra, nonostante l’enorme numero di vittime da entrambe le parti del conflitto. Sono stati uccisi 200 bambini (ed è solo ciò che viene ufficialmente annunciato), le città che vogliono la federalizzazione sono sotto assedio, c’è un enorme numero di vittime, e di disabili.

Faccio il mio lavoro, perché parlarne in Occidente? Mi aiuta la diaspora ortodossa di Venezia, che manda aiuti ai bambini feriti.

 

- Quanti bambini ha aiutato fino ad ora?

33 bambini orfani sono stati consegnati alla parte ucraina nel luglio del 2014. 50 bambini sono stati trasportati a Mosca per cure gratuite, tra di loro sei sono gravemente feriti. In totale 88 bambini.

 

- Lei si trova spesso nella Novorossia. Per favore, può raccontare ai nostri lettori com’è la situazione umanitaria, come vivono le persone in Novorossia e che cosa, secondo Lei, manca innanzitutto?

- Manca tutto, dal pane ai farmaci. Dal 21 gennaio con l’introduzione di un sistema di spostamento speciale, i civili non possono lasciare le città in cui c’è in corso l’ATO (Operazione Anti Terrorismo), così come, solo per ottenere un pass sono richiesti 10 giorni. Non è accettabile per i bambini malati e feriti.

 

- Secondo Lei, chi è il colpevole per le ferite alla popolazione civile, chi bombarda i villaggi della Novorossia?

- I colpevoli sono tutti coloro che bombardano.

 

- Cos’è più pesante nel Suo lavoro?

- La morte dei bambini.

 

- Qual è l’evento o gli eventi che maggiormente ricorda?

Mi ricordo tutto. E di tutti. Ogni bambino ha il suo destino e la sua tragedia.

 

- Ci dica della sua équipe, chi sono queste persone?

La mia squadra sono due medici, un farmacista, la scorta, e i volontari.

 

- Se Lei avesse la possibilità di lanciare un appello alle leadership della Russia, della Novorossia e dell’Ucraina che cosa chiederebbe o direbbe loro?

Chiederei un immediato cessate il fuoco, l’apertura di corridoi umanitari, e lo sminamento dei territori.

 

- Quali sono i Suoi piani, cosa sogna?

- Il mio sogno è che arrivi la pace, e i piani li mostrerà la guerra, per quanto non possa sembrare orribile per tutti voi.

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